Terremoto ad Ischia (agosto 2017): riflessioni

Terremoto ad Ischia: riflessioni

Intro
Comportamento degli animali
Comportamento degli umani

Intro
Un boato all’improvviso seguito da una specie di colpo di frusta e contemporaneamente salta la luce elettrica. Poi tutto comincia ad andare su e giù per qualche interminabile secondo: un terremoto!
E’ la spiacevole esperienza vissuta in quel di Ischia verso la fine di agosto 2017, un intermezzo che ha spezzato la beata monotonia di una calda e tranquilla stagione balneare.
Non intendo fare la cronaca dei fatti: i giornali e la TV ne hanno dato ampio resoconto con notizie vere e qualcuna anche gonfiata. La cosa più curiosa è la brutta figura fatta dagli studiosi che in un primo momento avevano localizzato l’epicentro nel mare al largo di Forio, comune che peraltro non ha subito danni, poi al largo di Casamicciola, entrambi a 10 Km dalla costa e con profondità prima di 10 e poi di 5 Km. Questo però non spiegava il crollo delle case nella zona alta di Casamicciola e di Lacco Ameno, conosciuta come località Fango. E quindi illazioni e commenti che hanno spaventato la gente. Alla fine è venuto fuori che il terremoto ha avuto il suo epicentro esattamente sotto Fango a 1,5 Km di profondità, praticamente sotto i loro piedi. E questo spiega decisamente i crolli.
Che i terremoti non si possano prevedere è un fatto accertato, ma che non si riesca “a posteriori” a stabilire dove un evento ha avuto l’epicentro è abbastanza preoccupante.
Si dimostra ancora una volta che non ne sappiamo un gran che, nonostante i nostri sforzi.
Sarebbe opportuno cercare altri mezzi (che al momento la scienza ufficiale disdegna) per provare a capirne di più, anche indirettamente.
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Comportamento degli animali.

Il giorno successivo, inevitabilmente, si sono intrecciati i commenti e le impressioni sull’esperienza appena vissuta.
Quello che più mi ha colpito sono stati i commenti del proprietari di cani: tutti indistintamente riferivano di aver notato, nei minuti che hanno preceduto la scossa, una strana inquietudine nei loro animali che, a detta della maggioranza, avevano comportamenti insoliti dando chiari segni di nervosismo.
Questo fatto mi ha richiamato alla mente un episodio avvenuto quando frequentavo la scuola superiore: c’era un’eclissi totale di sole visibile in Italia e la scuola portò tutte le classi ad un osservatorio astronomico che sorgeva in cima ad una collina nell’entroterra. Con sorpresa vedemmo che nello spazio antistante l’edificio erano raccolti numerosissimi animali domestici: equini, ovini, bovini, piccoli animali da cortile e perfino un gruppo di maiali. Poco prima che la Luna cominciasse a coprire il Sole, nel gruppo di animali si scatenò l’inferno. Tutti avevano percepito che stava per succedere qualcosa di insolito. Certamente nessuno aveva insegnato loro la meccanica celeste ed in quel momento, almeno per gli occhi degli umani, non c’erano ancora cali di luminosità. Come avevano fatto a capire che si sarebbe verificato un evento insolito? Nel periodo successivo i vari animali impazzirono del tutto e si calmarono solo al ritorno della normalità.
Sinceramente non sono un esperto in materia, il mio interesse vaga più verso galassie, nebulose, buchi neri, astri e pianeti; molto meno verso sacche magmatiche, placche tettoniche, solfatare, bradisismi e quant’altro connesso.
Però quei commenti sentiti dopo il terremoto mi hanno incuriosito e mi sono chiesto: “se gli astronomi a suo tempo hanno sentito il bisogno di studiare il comportamento animale verso il fenomeno dell’eclissi, avranno avuto la stessa sensibilità i sismologi?”. Da qui è nata una breve ricerca su un argomento abbastanza sconosciuto verso il quale mi pongo come il cosiddetto “uomo della strada”.
Ho scoperto quindi che questo fenomeno era stato riscontrato già nell’antichità. Nel 373 d.C. gli storici hanno tramandato che gli animali, inclusi topi, serpenti e donnole, hanno abbandonato la città Greca di Helike alcuni giorni prima che un terremoto accompagnato da tsunami colpisse la città, distruggendola e sommergendola. Innumerevoli proprietari di animali domestici affermano di avere visto i propri cani comportarsi in modo insolito prima che la terra tremasse, abbaiando senza alcuna ragione, o mostrando segni di nervosismo o irrequietezza.
Cosa percepiscano gli animali rimane un mistero.
Alcuni parlano di vibrazioni della terra, altri di particolari correnti elettriche, altri ancora dicono che essi sentono i gas rilasciati nell’aria dal sottosuolo.
Anche se ci sono numerosi casi documentati di comportamento insolito di animali poco prima di terremoti, la United States Geological Survey, un’agenzia che fornisce informazioni scientifiche sulla Terra, afferma che una connessione riproducibile tra un comportamento specifico e un evento sismico non ha mai avuto luogo. “Quello con cui abbiamo a che fare è una lunghissima lista di aneddoti,” sostiene Andew Michael, geofisico dell’USGS. “Gli animali rispondono a così tanti stimoli – fame, difesa del territorio – che è difficile sottoporli a uno studio controllato per ottenere segnali di allarme avanzato.”
https://www.usgs.gov/staff-profiles/andrew-michael
Ricercatori di tutto il mondo continuano comunque a studiare il caso. Nel settembre 2003, un medico in Giappone è finito in prima pagina per uno studio che ha mostrato come il comportamento insolito dei cani, come l’abbaiare insistente o i morsi, potrebbe essere utilizzato per predire i terremoti.

Il professore di veterinaria della Azabu University in Giappone, Mitsuaki Ota, sostiene che “cani e gatti sono in grado di dirci quando un terremoto colpirà con un preavviso tale da permettere la fuga.”
https://www.jstage.jst.go.jp/article/abm/43/4/43_KJ00004809161/_article
Nel 1975 ci fu un terremoto di magnitudo 7.3 Richter nella regione di Liaoning, nella parte Nord-Est della Cina, tra Pechino e il confine con la Corea del Nord. La zona maggiormente interessata fu quella della provincia di Haicheng, una città di oltre 1.000.000 di abitanti. A seguito dell’osservazione del comportamento dei cani, le autorità ordinarono l’evacuazione della città. Si stima che senza questo provvedimento oltre 150.000 persone sarebbero state ferite o uccise, mentre le vittime effettive sono state invece “solo” qualche migliaio.
“L’incidente di Haichen ha fatto credere che i terremoti possano essere previsti,” afferma Michael, “ed è stato anche ciò che ha stimolato gli studi sul comportamento animale dell’USGS.”
Il già citato Mitsuaki Ota afferma che gli animali domestici hanno rilevato il Grande Terremoto dell’Hanshin che ha distrutto Kobe e ucciso oltre 6.000 persone nel 1995. Afferma inoltre che i cani hanno avuto un comportamento così strano che i loro proprietari hanno dovuto portarli fuori evitando così di trovarsi in luogo chiuso quando si è verificata la scossa. Secondo questo scienziato delle onde elettromagnetiche vengono emesse prima che un terremoto abbia luogo e gli animali hanno la capacità di rilevarle.
Si è notato che quando ci fu lo tsunami nell’Oceano Indiano (nel 2004) non è stato trovato alcun animale morto. Parliamo ovviamente di animali liberi, perché quelli domestici, chiusi nei loro recinti, sono periti assieme ai loro padroni. L’unica risposta che si può dare è che gli animali possono avvertire i terremoti prima degli esseri umani e riescono ad avere il tempo di scappare per mettersi in salvo.
Un ulteriore episodio è avvenuto in Italia ad Amatrice, durante il recente terremoto: un pastore tedesco di nome Rudy ha fatto mettere in salvo la propria padroncina (Anna, di 24 anni) giusto prima che la casa crollasse. Il cane ha incominciato un frenetico abbaiare che non è stato capito dalla ragazza; allora l’animale l’ha afferrata per la maglietta e l’ha trascinata fuori salvandola.
La ricercatrice inglese di zoologia Rachel Grant della Open University di Milton Keynes da anni studia il comportamento riproduttivo dei rospi ed era impegnata in una delle sue ricerche a 74 chilometri dall’epicentro del sisma aquilano tra il 27 marzo e il 24 aprile 2009 ed è stata involontaria testimone di un curioso caso, che la stessa ha riportato sul Journal of Zoology: “Stavamo osservando il comportamento riproduttivo dei rospi – ha spiegato Grant intervistata dall’agenzia Ansa – per vedere se risponde alle fasi lunari, come abbiamo fatto negli ultimi quattro anni del nostro lavoro. È stata una coincidenza che il terremoto dell’Aquila sia avvenuto nel periodo dei nostri studi. La stagione degli accoppiamenti dei rospi è normalmente tra fine marzo e aprile. Ogni sera abbiamo contato il numero dei rospi maschi e dei rospi accoppiati. Ed ecco che improvvisamente, cinque giorni prima del disastro aquilano, il 96% dei maschi è scappato senza concludere le “pratiche” dell’accoppiamento. Nessuna traccia neppure delle coppie di rospi. Gli studiosi hanno escluso senza alcun dubbio che tra le cause di questa fuga ci fossero stati improvvisi cambiamenti delle condizioni meteorologiche o altri eventi di disturbo. Quindi l’unica spiegazione è quella dell’imminente terremoto”.
Secondo uno studio della Cambridge’s University (Boston, MA) gli animali percepiscono in anticipo gli ioni positivi rilasciati nell’aria dalle rocce “stressate” dall’imminente scossa tellurica.
Cani e gatti in particolar modo diventano così vere e proprie spie per il sisma. Gli esseri umani percepiscono i suoni con frequenza compresa tra 20 e 20.000 Hz; i cani tra 50-46.000 Hz; i gatti tra 30-50.000 Hz; i topi tra 1.000 e 100.000.
Quindi noi percepiamo meglio i suoni con frequenza bassa, gli animali quelli con frequenza alta.
Però, a parte le statistiche “a posteriori”, fatte un po’ in tutte le parti del mondo, la ricerca dell’Università di Cambridge sembra essere l’unica veramente “appassionata” in merito a questo fenomeno.
Certo, se fossimo capaci di dialogare in qualche modo con cani e gatti forse riusciremmo a capirne di più. Purtroppo non è possibile e questo forse smorza molti entusiasmi. Usare i cani ed i gatti come “oche del Campidoglio” non è possibile: come si fa a sapere per quale motivo gli animali sono nervosi? Non è detto che sia necessariamente in arrivo un terremoto. I cani, in particolare, si influenzano reciprocamente: se un cane abbaia si scatena la “cagnara”. Quindi non dovrebbero avere la possibilità di vedersi e di sentirsi. Se in queste condizioni tutti diventano strani, allora vuol dire che è in arrivo qualcosa, ma cosa?
Malignamente ho pensato che questo tipo di ricerca, che è difficile e magari non presuppone un ritorno economico adeguato, provochi scarso interesse per questo motivo. Mi auguro di essere in errore.
Piuttosto sarebbe opportuno capire come fanno gli animali a presentire l’arrivo di un terremoto: si è detto delle vibrazioni ad alta frequenza delle rocce, si è parlato di correnti elettromagnetiche, si è parlato di emissione di particelle di gas.
Quando si scatena un evento sismico, ci sono due tipo di onda che si susseguono: la primaria, chiamata P e la secondaria chiamata S. La distruttiva è la S.
Le due onde viaggiano a diverse velocità: la P è più veloce, mentre la S viaggia a circa 7/10 della velocità della P. Siamo nell’ordine (la velocità varia in base alla conformazione degli strati attraversati) dei 5/7 Km/sec.
Un’azienda italiana nel 2015 ha messo in commercio un apparecchio dal costo veramente contenuto, intorno ai 100 euro, in grado di preavvertire l’arrivo di un terremoto. Questo apparecchio sfrutta proprio la diversa velocità delle due onde.
Bellissimo, ma non molto utile.
Nelle brevi distanze il preavviso sarebbe di una manciata di secondi e non ci sarebbe tempo sufficiente per mettersi in salvo. Tale strumento potrebbe avere una sua valenza a grandi distanze ed in presenza di fortissime scosse. Terremoti di questo tipo per fortuna non sono molto frequenti.
Bisognerebbe intercettare onde o vibrazioni che preannunciano un terremoto con l’anticipo di almeno qualche minuto perché solo così si avrebbe un sistema veramente efficace.
Non mi risulta che ci siano altre iniziative in questo senso, però sono in corso studi per la previsione e l’evoluzione degli eventi sismici basati sull’elaborazione statistica.
Un gruppo di ricercatori italiani ha messo a punto un sistema operativo (OEF Italia) che, elaborando i dati statistici di come le probabilità di eventi sismici si evolvono nel tempo, riesce a dare un flusso aggiornato e affidabile di previsioni durante una serie di eventi sismici ed ha dato degli ottimi risultati quando applicato alla sequenza sismica che ha colpito i territori di Amatrice e Norcia dall’estate 2016 agli inizi di quest’anno.
Il programma è ancora in fase sperimentale, ma si è dimostrato affidabile. I risultati della ricerca sono pubblicati su Science Advances e su Geophisycal Review Letters.
Anche un gruppo di ricercatori britannici ed americani sta eseguendo diversi esperimenti per utilizzare l’apprendimento automatico da parte dei computer con il fine di prevedere i terremoti. Per il momento le sperimentazioni sono state eseguite solo in un ambiente di laboratorio ma le condizioni simulate erano uguali a quelle che si possono vedere nella realtà.
La ricerca è stata pubblicata su Geophisycal Review Letters.
La squadra, composta da membri dell’Università di Cambridge, del Los Alamos National Laboratory e della Boston University, è riuscita a creare un algoritmo di apprendimento automatico che, tra l’altro, può essere applicato anche ad altri fenomeni naturali, tra cui valanghe e frane, per esempio.
Secondo Colin Humphreys, autore della ricerca che lavora al Dipartimento di Scienza e Metallurgia dei materiali di Cambridge, “Questa è la prima volta che l’apprendimento automatico è stato utilizzato per analizzare i dati acustici per prevedere quando un terremoto avverrà molto tempo prima, in modo che si possa avere una quantità notevole di tempo per un avvertimento: è incredibile che cosa può fare l’apprendimento delle macchine”.
Si spera per il prossimo futuro in una significativa evoluzione di questi sistemi.
Il terremoto non è gentile e nemmeno educato, perché ti può cogliere nelle situazioni più impensate, per esempio mentre sei sul (o nudo nel) bagno. Pensando ad Ischia mi sono chiesto come ci si dovrebbe comportare se un terremoto ci cogliesse durante una seduta di fangoterapia: se non si trova un accappatoio a portata di mano, si deve correre nudi e coperti di fango gocciolante come una statua di creta male abbozzata. E’ una situazione che non augurerei a nessuno.
Avere qualche minuto di tempo perché un allarme ti scuote può rappresentare la differenza tra la vita e la morte.
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Comportamento degli umani

Quando si verificano eventi di questo tipo l’umanità dà prova di essere nobile ed ignobile allo stesso tempo: nobile con il comportamento di alcuni che si prodigano e si mettono a rischio per la salvezza di altri, ed ignobile perché altri suoi “individui” non perdono tempo a dimostrare, con le loro misere azioni, che i numerosi millenni di civilizzazione che ci separano dalla preistoria sono passati invano.
Ci sono stati tantissimi volontari che hanno lavorato tutta la notte ed oltre partecipando al recupero dei tre fratellini di Ischia, fortunatamente portati in salvo, mentre altri hanno assistito le persone che non potevano rientrare in casa o in albergo a causa dei crolli e delle lesioni agli edifici. Altri invece hanno passato la notte a preparare i bagagli per fuggire alle prime luci dell’alba. Non si discute del loro diritto a farlo: andare in vacanza significa anche cercare rilassamento e serenità. Se questo viene a mancare non ci sono più i presupposti per continuarla.
Quello che è stato brutto sono state le risse all’imbarco. Una cosa veramente indegna specialmente se si considera il fatto che l’isola non stava certo sprofondando, che era stato accertato trattarsi di un fenomeno locale, non legato alla natura vulcanica della zona e che quindi non ci sarebbero stati ulteriori particolari pericoli. Per giunta volevano partire senza pagare il biglietto. E’ intervenuto allora il Prefetto di Napoli chiarendo che, non essendoci un ordine di evacuazione da parte della Prefettura, le partenza erano frutto di una decisione volontaria e che quindi il biglietto andava pagato. Però molte di quelle persone avevano anche “dimenticato” di saldare il conto dell’albergo o pagare l’affitto della casa dove avevano alloggiato almeno per il periodo in cui ne avevano usufruito. Tutto questo a danno dell’economia dell’isola: una fine brusca della stagione turistica che già veniva considerata “debole”.
Sentendo di questi fatti mi sono ritornati in mente alcuni servizi visti in televisione un paio di anni fa, sulla zona vesuviana, nei quali si decantava l’organizzazione posta in essere dalla Protezione Civile per fronteggiare una eventuale eruzione del Vesuvio. Che illusione!. Se per un piccolo terremoto ci sono stati tanti disordini all’imbarco, cosa succederebbe ai piani programmati se il Vesuvio decidesse improvvisamente di svegliarsi? Non oso pensarci!.
Ci sono state, è vero, alcune esercitazioni. Ma una cosa è muoversi sotto una pioggia di cenere e lapilli ed altra è andare a fare una bella scampagnata, perché alla fine in questa si è tradotta ogni esercitazione, specialmente se svolta in una bella giornata di sole, cosa non insolita in quella zona.
Infine non sono mancate sui social network frasi che inneggiavano al terremoto come questa: ”Volevamo il Vesuvio ma per ora ci accontentiamo anche del terremoto”. Da far accapponare la pelle.
Molte delle persone che scrivono queste scempiaggini lo fanno solo per seguire un’esecrabile moda, ma sono certo che altri lo dicano con convinzione.
Nella testa di questi balordi c’è l’eruzione di Pompei (tipo pliniano, vedi sotto). Se si verificasse un’eruzione di questo tipo, a parte i morti che si conterebbero a centinaia di migliaia, si creerebbe un esercito di sbandati senza casa, senza lavoro e senza punti di riferimento. Un’onda d’urto che potrebbe abbattere l’equilibrio economico e sociale dell’intera nazione, in particolare se capitasse in momento come questo, di debolezza e disorientamento dell’Italia.
Inoltre c’è l’incognita delle polveri più sottili che vagherebbero su gran parte della penisola a seguito delle correnti d’aria, impossibili da prevedere in anticipo, e che potrebbero portare alterazioni al clima e danni alla salute. Le polveri radiattive di Chernobyl hanno vagato a lungo per tutta l’Europa. Quante Chernobyl può valere un’eruzione del Vesuvio?
Al momento attuale non è possibile prevedere, in caso di ripresa dell’attività vulcanica, quale tipo di eruzione possa avvenire.
Le possibili eruzioni del Vesuvio sono classificate nel modo seguente:
Tipo pliniano: equivarrebbe grosso modo a quella che distrusse Pompei   ed Ercolano nel 79 d.C. La probabilità di questo evento è dell’1%. Bassa       ma non nulla.
* Tipo sub-pliniano (probabilità circa 30%): in questo caso in una prima fase ci sarebbe l’emissione esplosiva di ceneri e gas vulcanici che possono innalzarsi per 10-20 chilometri sopra la bocca del vulcano. Una volta raggiunta questa altezza, la colonna eruttiva è normalmente piegata dal vento e il materiale solido ricade al suolo, nell’area sottovento, dando luogo a una continua pioggia di cenere e lapilli. In poche ore, «la continua emissione di questo materiale può portare ad accumuli considerevoli di ceneri vulcaniche nel raggio di 10-15 chilometri dal vulcano. L’estensione dell’area esposta alla ricaduta di ceneri vulcaniche dipende dall’altezza della colonna eruttiva, dalla direzione e dalla velocità del vento presente al momento dell’eruzione». La Protezione Civile ha basato i suoi piani su un’eruzione di questo tipo. In questi progetti non si é tenuto conto della solfatara e dei Campi Flegrei. Sono collegati al Vesuvio oppure no? Che ruolo svolgeranno? Non é possibile dare risposte al momento. Finora comunque nelle varie eruzioni del Vesuvio non si è avuta la significativa partecipazione della zona flegrea.
* Tipo stromboliano violento (probabilità circa 70%): sarebbe il minore dei mali perché è quella con minore emissione di energia. Un’eruzione di questo tipo si è verificata nel 1944 uccidendo 26 persone. Furono interessati i comuni di Terzigno, Pompei, Scafati, Angri, Nocera, Poggiomarino e Cava. Gli abitanti di S. Sebastiano, di Massa e di Cercola, circa 12.000 persone, furono costretti all’evacuazione. La città di Napoli si trovò controvento e non fu interessata dalla cenere. L’eruzione fu preceduta da lunghe scosse sismiche a causa del collasso delle scorie presenti dentro al cratere.


Eruzione Vesuvio 1944 preceduta da terremotoUn’immagine dell’eruzione del Vesuvio del 1944 (Keystone/Getty Images)

Il 16 dicembre del 1631, dopo mesi di piccoli terremoti e rigonfiamenti del terreno, il vulcano cominciò a eruttare e terminò dopo 17 giorni, lasciando sul terreno 4.000 morti e senza casa 44.000 persone. Il vulcano era stato inattivo per 130 anni.
Oggi la popolazione é enormemente maggiore di quella di allora. Solo alle falde del Vesuvio vivono circa 550.000 persone, che sono a rischio diretto. Nella provincia di Napoli ci sono 3.100.000 abitanti, due terzi dei quali a rischio diretto o indiretto delle conseguenza di un’eruzione.
Circa 3800 anni fa ci fu un’eruzione esplosiva che riuscì a seppellire anche la zona dove oggi sorge Napoli. Fu un’eruzione catastrofica che ha scarse possibilità di ripetersi, ma ne sappiamo veramente poco.
In ogni caso una ricostruzione delle zone distrutte o danneggiate richiederebbe alcuni decenni, sempre che convenga seguire questa strada e ricreare città da far distruggere dal Vesuvio in un futuro più o meno lontano. E’ più probabile che la zona vesuviana verrà progressivamente evacuata.
Quindi si dovrebbe ricostruire altrove ed inventarsi una nuova organizzazione che, senza massicci aiuti, magari non riuscirebbe mai a decollare.
Pare quindi evidente che sia meglio che il Vesuvio se ne stia tranquillo e continui a sonnecchiare come sta facendo da 2.000 anni a questa parte, escludendo gli episodi citati. Facciamo gli scongiuri.
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