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POMPEI: un luogo di fede e storia

POMPEI : un luogo di fede e storia

Storia di Pompei
Bartolo Longo

Santuario
L’area archeologica
Principali edifici e monumenti degli scavi

Storia di Pompei
Non ci sono fonti assolutamente univoche circa la nascita di Pompei, che si ritiene fondata dalle genti Osche della Campania.
Gli Osci o anche Oschi erano una popolazione indoeuropea di ceppo sannitico della Campania pre-romana, appartenente al gruppo osco-umbro e parlanti la lingua osca.
Dal V secolo a.C. gli Osci si confusero in un’unica popolazione con i Sanniti, a loro strettamente affini.
Sono stati rinvenuti alcuni reperti che porterebbero la datazione al VI secolo a.C., ma si tratta di opere relative ad una città dotata già di un regolare impianto e quindi si pensa che i primitivi insediamenti possano risalire addirittura all’VIII secolo a.C.
Il tempio dorico dedicato al culto di Ercole è fatto risalire al VI secolo; allo stesso periodo risale la cinta muraria sannitica. Recentemente (2015) un’equipe di ricercatori francesi ha scoperto una tomba di epoca pre-romana e precedente all’incursione romana del 310 a.C.
La tomba è stata scoperta nella zona di porta Ercolano e fa parte della necropoli esterna alla cinta muraria, nell’area di Villa dei Misteri.
Si presume che sia risalente almeno alla prima metà IV secolo a.C.
Nella tomba è stato rinvenuto lo scheletro di una donna di età apparente di circa 40 o 50 anni.
A partire dal secolo VI a.C. il golfo di Napoli era dominato da popolazioni greche che si erano stanziate prima a Cuma e poi a Neapolis intorno all’VIII secolo a.C. se non anche prima.
Pompei quindi non poteva non finire a sua volta sotto l’egemonia greca minacciata com’era dagli Etruschi del retroterra campano.
Questo potrebbe spiegare il tempio col culto di Ercole e la cinta muraria di tipo ellenico.
Verso la fine del V secolo a.C. Pompei, come altre città greche della Campania, fu conquistata dai Sanniti.
Nel 310 a.C. ci fu il già citato tentativo di incursione romana.
Nell’89 a.C. Pompei fu posta sotto assedio da Lucio Cornelio Silla; l’assedio fu temporaneamente sospeso per altre esigenze belliche e Pompei visse ancora pochi anni di autodominio.
Nell’80 a.C. fu conquistata e divenne definitivamente colonia romana.
Dopo la conquista romana Pompei si integrò abbastanza velocemente e cominciò a prosperare con il suo sobborgo di Oplontis (oggi Torre Annunziata), i cui scavi però stentano ad arrivare al completamento, e le vicine città di Ercolano e Stabiae.
Nel 62 d.C. si hanno le prime avvisaglie del risveglio del Vesuvio: Pompei e le città limitrofe vengono gravemente danneggiate da un violento terremoto. Ancora oggi non siamo in grado di prevedere eruzioni e terremoti, a maggior ragione allora. Il fenomeno non venne messo in relazione col Vulcano. Tra l’altro all’epoca lo si considerava spento, perché da almeno 800 anni non aveva dato segni di attività.
La città fu subito ricostruita ma nel ’79 giunse l’anno della sua fine.
Di questa eruzione abbiamo le testimonianze di Plinio il Vecchio (Gaio Plinio Secondo, detto “il Vecchio”, Como, 23-24 d.C – Stabiae, odierna Castellammare di Stabia, 79 d.C.)
Plinio era prefetto della flotta a Miseno, un capo a Nord di Napoli, e quando ebbe notizia di quello che stava accadendo (ed in parte vide, perché i bagliori dell’eruzione si vedevano anche da Miseno) fece rotta verso Pompei per portare aiuto alle popolazioni colpite dall’evento.
La scena che vide era terrificante: una coltre di polvere nera oscurava tutta la visuale, lapilli infuocati volavano dalla bocca del vulcano ed arrivavano fino al mare, dove avevano già bruciato le navi ancorate nei porti. Fiumi di lava scendevano dai fianchi della montagna. Plinio era un naturalista e l’ansia di osservare il fenomeno sempre più da vicino lo portò a commettere l’imprudenza che gli fu fatale: la sua nave, colpita dalla pioggia di schegge infuocate, prese fuoco ed affondò, facendo perire miseramente tutto l’equipaggio.
Le sue ricerche e le sue osservazioni ci sono state tramandate dal nipote, Gaio Plinio Cecilio Secondo, detto il Giovane (Como 61/62 – Bitinia? 113 d.C.) il quale, nella sua lettera a Tacito, riporta tutto quanto lo zio e lui stesso avevano osservato.
La cenere vulcanica coprì tutto e col tempo di Pompei rimase solo un vago ricordo nel nome della zona (Valle di Pompei) e nella mente di qualche studioso. Ma la gente comune ne aveva completamente dimenticato l’esistenza.
La città è rimasta sepolta sotto 4-5 m. di lapilli e cenere su cui poi i secoli hanno aggiunto altri 2 metri di terreno vegetale.
Le poche cose che avevano un’altezza maggiore dei 5 m della coltre di cenere e che quindi sporgevano, furono recuperate o comunque asportate non appena possibile e così non restarono più segni di quanto si trovava sotto.
Verso la fine del 1500, nel corso di alcuni lavori lungo il fiume Sarno, vennero alla luce alcune iscrizioni ed alcuni edifici con le pareti affrescate.
Si pensò comuque ad un ritrovamento isolato e nessuno mise allora in relazione questi reperti con l’antica città di Pompei.
Dopo il terremoto che ebbe luogo nel 1631 si abbandonò definitivamente l’area dei ritrovamenti.
Più di 100 anno dopo, sotto il regno di Carlo III di Borbone, sull’entusiasmo della buona conduzione degli scavi di Ercolano, si fece la prima esplorazione sul sito di Pompei perché da alcuni reperti ritrovati si ebbe la consapevolezza di trovarsi in un’area archeologica ancora più ricca di quella di Ercolano.
Furono portate alla luce l’anfiteatro e la via delle Tombe e poi le vicende storiche del periodo portarono ad una interruzione dei lavori. Siamo verso la fine del 1700 e le sommosse popolari ispirate dalle idee giacobine, la rivoluzione francese ed il ciclone “Napoleone” portarono forte scompiglio nell’esistenza delle popolazioni di allora.
Alla ripresa dei lavori, in particolare verso la prima metà dell’800, si cominciarono mano a mano a portare alla luce la maggior parte degli edifici della città.
Nel 1860 si ebbe una conduzione più regolare degli scavi fino ad arrivare a quello che possiamo ammirare oggi.
Dopo la caduta dei Borbone la direzione degli scavi fu affidata a Giuseppe Fiorelli, che divise il sito archeologico in quartieri ed insulae, in modo da consentire un orientamento sistematico.
Il sito è stato suddiviso in nove regioni ognuna delle quali suddivisa in insulae formate da gruppi di case o da una sola grande casa. Ogni edificio quindi è contraddistinto dal numero della regione, dell’insula e dal suo numero d’ordine.
Lo stesso Fiorelli ebbe l’idea di versare gesso liquido nel terreno per riempire i vuoti lasciati dai corpi ormai consumati ottenendo dei calchi delle vittime alcuni dei quali sono di un realismo impressionante e rendono perfettamente lo strazio ed il dolore causati da una morte così atroce.
Grazie a questi calchi si è potuto rilevare che la maggior parte delle vittime all’interno della città, quelle che si erano riparate nelle case o comunque al coperto, sono morte per asfissia, a causa dei gas venefici, mentre le persone che erano fuori o in fuga lungo le strade sono morte bruciate dalla cenere bollente e dai lapilli.
Verso la fine del 1800 Bartolo Longo (di cui leggeremo nel capitolo successivo) iniziò la costruzione del grandioso Santuario dedicato alla Madonna del Rosario. La combinazione della coesistenza di due forti centri di attrazione (Scavi e Santuario) fece subito nascere un folto abitato che portò (29 Marzo 1928) alla creazione del comune di Pompei, il cui territorio fino allora era stato parte di Torre Annunziata.
Oggi Pompei conta un po’ più di 25.000 abitanti e nel 2004 le è stato riconosciuto i1 rango di città.

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Bartolo Longo

Un breve cenno sul fondatore del Santuario e di tante altre opere nella città di Pompei è assolutamente doveroso.
Bartolo Longo nacque a Latiano (Brindisi) il 10 febbraio 1841 da Bartolomeo e dalla nobildonna Antonia Luparelli.
All’età di 6 anni fu portato nel Real Collegio Ferdinandeo di Francavilla Fontana (Brindisi), retto dai padri scolopi.
Si iscrisse quindi all’Università di Napoli dove si laureò in Giurisprudenza.
Nel 1871 fece la sua professione religiosa nella Fraternita Laica di San Domenico (ordine Terziario di San Domenico) col nome di “Fra’ Rosario”.
Per professione religiosa si intende l’atto formale con cui una persona si consacra a Dio nella vita religiosa, abbracciando un istituto approvato dalla Chiesa, ed emettendo i voti di povertà, castità e obbedienza.
Nel 1872 conobbe la contessa De Fusco che gli diede l’incarico di rinnovare i contratti ai contadini nella valle di Pompei. All’epoca il comune di Pompei non esisteva e la zona rurale, detta Valle di Pompei, faceva parte del comune di Torre Annunziata.
Bartolo Longo in questo periodo cominciò ad avere il desiderio di formare una confraternita del Rosario non solo per recitare collettivamente il rosario, ma anche per assistere gli ammalati e per accompagnare i morti al cimitero.
Attraverso la confraternita furono anche raccolti i fondi per realizzare il grande sogno di Bartolo Longo, cioè la costruzione di un Santuario dedicato alla Madonna del Rosario, di cui parleremo nel prossimo paragrafo.
Nel 1892 fece costruire a Pompei l’Istituto per i figli dei carcerati e nel 1922 anche quello per le figlie dei carcerati.
Egli morì il 5 ottobre del 1926 e venne beatificato il 26 ottobre del 1980 in piazza San Pietro a Roma da Papa Giovanni Paolo II.

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Santuario

La posa della prima pietra del Santuario ebbe luogo nel giorno 8 maggio 1876.
Nel 1901, sotto il pontificato di Leone XIII, il Santuario di Pompei fu consacrato a Basilica Pontificia.
Si definisce basilica una chiesa dotata, per concessione papale o antica consuetudine, di particolari privilegi.
Originariamente, il Santuario aveva una sola navata a croce latina con abside, cupola e cappelle laterali . Tra il 1934 ed il 1939 un ampliamento portò la Basilica allo stato attuale, con tre navate sempre a croce latina, ed una superficie di 2.000 mq in grado di ospitare 6.000 persone.
La navata centrale culmina in una cupola di 57 metri di altezza.
Il campanile del Santuario è a cinque piani ed è dotato di una porta di bronzo per l’accesso.
Sull’altare maggiore è visibile il quadro della B.V. del Rosario con il Bambino e con ai lati San Domenico e Santa Caterina.

Pompei - facciata del Santuario
Pompei – facciata del Santuario fonte foto:  http://www.villamagiola.com/nei-dintorni

Pompei - Interno del Santuario
Pompei – Interno del Santuario. Fonte foto: https://www.tripadvisor.de/Attraction_Review-g187786-d545226-Reviews-Sanctuary_of_the_Madonna_of_the_Rosary-Pompeii_Province_of_Naples_Campania.html

La storia di questo dipinto è singolare: per poter dare alla gente un riferimento tangibile da poter venerare, Bartolo Longo decise di recarsi a Napoli per acquistare un dipinto.
In via Toledo incontrò il proprio confessore, che gli disse di rivolgersi a Suor Maria Concetta del convento di Porta Medina: il quadro che questa gli diede era in pessimo stato di conservazione, roso dalle tarme e con pezzi di colore mancanti; però l’uomo lo acquistò lo stesso e lo fece portare a Pompei su un carretto di solito usato per trasportare il letame.
Nel quadro c’era la Madonna in atteggiamento antistorico, cioè con la Vergine che porge la corona a Santa Rosa, e non a Santa Caterina da Siena, come nella tradizione domenicana. Bartolo fu sul punto di declinare l’offerta, ma ritirò comunque il dono per l’insistenza della Suora.
Così come era ridotto non era presentabile e quindi si procedette al suo restauro avendo cura di trasformare Santa Rosa in Santa Caterina da Siena.
Il 13 Febbraio 1876 il dipinto fu mostrato per la prima volta, e già quel giorno si verificò il primo miracolo, la guarigione a Napoli di una ragazzina, che l’illustre professor Antonio Cardarelli aveva giudicato inguaribile, dall’epilessia. La voce si sparse in fretta e migliaia di fedeli giunsero a Pompei e si moltiplicarono considerevolmente le offerte per la costruzione del Santuario.
A questo miracolo ne seguirono altri ed il Santuario in breve divenne luogo di pellegrinaggi e preghiera. Lo stesso papa Wojtyla era un fedelissimo della Madonna del Rosario di Pompei.
I miracoli continuano ancora in tempi recenti, come riportato da un articolo di Repubblica che trascriviamo integralmente:
http://napoli.repubblica.it/cronaca/2014/04/07/news/donna_rivela_guarita_nel_santuario_di_pompei-82990906/?refresh_ce
Miracolo nella Basilica di Pompei:
Secondo quanto racconta una donna di 74 anni, Michelina Comegna, madre di 5 figli maschi e nonna di 12 nipoti, affetta da 11 anni da emiparesi destra e operata 5 volte di cancro al seno, sembrerebbe essere guarita dalla paralisi. E’ accaduto mentre prendeva la Comunione. E monsignor Giuseppe Adamo, vicario del Santuario mariano, conferma di essere stato testimone del racconto della donna. In ogni caso aggiunge: “So che esibiranno certificati medici per l’attestazione di quanto è accaduto; noi effettueremo le dovute verifiche”.
Alla prudenza esorta anche una nota ufficiale del Santuario, retto dall’arcivescovo Tommaso Caputo: occorre “attendere che vengano fatti i debiti accertamenti scientifici prima di pronunciarsi”. “Fin dalla fondazione di questo santuario, numerosi eventi prodigiosi sono avvenuti per intercessione della Vergine di Pompei e del Beato Bartolo Longo. Alla medicina tocca dare certezze scientifiche in merito”, conclude la nota.
Michelina Comegna è di Castellammare di Stabia, sposata da 55 anni con Giovanni Passaro, pensionato del Comune stabiese. “Dal 4 aprile del 2003” racconta, dopo il primo intervento di parziale asportazione del cancro al seno, era sopraggiunto un ictus. Per lei era iniziato il calvario: 3 anni di completa immobilità al letto e altri successivi 4 interventi, fino all’asportazione totale del seno sinistro, con numerosi cicli di chemio e radioterapie. “Ho sempre pregato la Madonna di Pompei e Gesù, perchè tornassi a camminare – racconta la signora – Non mi lamentavo del cancro, ma era umiliante dovermi fare assistere anche per andare in bagno”.
Per anni, ogni domenica, accompagnata dal marito Giovanni, ha frequentato la Basilica della Beata Vergine del Santo Rosario di Pompei. Quindici giorni fa, il 23 aprile, è accaduto l’incredibile. Alla messa delle ore 10, celebrata da monsignor Adamo, la signora Comegna si è messa in fila per prendere la Comunione. “Ho ricevuto l’eucaristia e all’istante ho cominciato a sentire un forte bruciore, dai piedi alle gambe che mi veniva su per il corpo, mentre avvertivo un intenso profumo di fiori – spiega la donna – Era tutto talmente forte, che ho cominciato a spaventarmi. Ho dimenticato che mi trovato in chiesa, perchè il bruciore mi ha fatto pensare che stessi andando a fuoco e mi sono guardata intorno convinta di vedere gli abiti avvolti dalle fiamme”.
Monsignor Adamo conferma: “Ho visto la donna avvicinarsi, sostenuta da qualcuno, con passo traballante e poi, presa la Comunione, ha cominciato a sbottonarsi spiegando, in modo discreto ma chiaro, che sentiva un calore dappertutto e poi un profumo. Le ho consigliato di sedersi e pregare”.
“Avevo caldo ed ero in un bagno di sudore, grondavo acqua dai capelli – continua la signora – Mio marito credeva che io stessi avendo un malore. Gli ho detto che stavo provando una grande gioia e che avevo bisogno di camminare”. E il marito racconta: “Si è alzata e a passo svelto ha percorso la navata. Le chiedevo di fermarsi, ma lei andava spedita e non aveva più nessun segno della paralisi dell’ictus”.
Giovanni Passaro è commosso: “Prima in chiesa non resistevo più di dieci minuti. Ora ho visto un grande miracolo e posso raccontarlo, è cambiato tutto”. Piangono anche i figli della signora, che hanno assistito per 11 anni la madre paralizzata.
E lei, con mitezza, mostra la sua stampella, sorreggendola con la mano guarita. I coniugi Passaro hanno già fatto stampare in argento una piccola gamba e un braccio che consegneranno alla Basilica di Pompei “per grazia ricevuta” con la loro testimonianza stampata su una pergamena.
Ci sono numerose testimonianze di “grazie ricevute” rappresentate da offerte votive dei fedeli, che hanno arricchito il patrimonio del Santuario. Tutti gli ex-voto sono esposti in un corridoio adiacente la basilica con accesso dall’interno della stessa.
Si calcola che il Santuario riceva oltre 4.000.000 di visitatori l’anno ed è uno dei luoghi di culto più frequentati.
E’ particolarmente affollato l’8 Maggio e la prima domenica di ottobre, quando ha luogo la lettura della “Supplica alla Madonna di Pompei”, scritta dallo stesso Bartolo Longo e trasmessa in televisione e radio praticamente in tutto il mondo.

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L’area archeologica

Entrando negli scavi, ma la si vede anche dalla strada, la prima costruzione che balza agli occhi è l’anfiteatro. Esso sorge maestoso alla destra della strada principale di ingresso.
Di fronte ad esso sorge la palestra grande, quella in cui si allenavano i gladiatori. Proseguendo per il vicolo dell’anfiteatro con a destra i resti del Foro Boario, si arriva all’angolo di via dell’Abbondanza, chiamata così perché su un bassorilievo posto su una fontana pubblica è raffigurata la Concordia Augusta, erroneamente interpretata come Abbondanza.
E’ appena voltato l’angolo su via Abbondanza che coloro i quali non sono preparati alla vista ricevono un vero shock: non monumenti isolati posti qua e là o resti di fondamenta, come in tanti altri siti archeologici, ma una vera città che si affaccia su di una strada lunghissima fiancheggiata da case vere e proprie con archi, monumenti e botteghe nella maggior parte delle quali è visibile ancora il banco di vendita.
La sensazione è così forte che ti aspetti, da un momento all’altro, che un antico pompeiano salti fuori e ti dica “ave”.
Sono stati effettuati notevoli lavori di restauro come il rifacimento dei tetti nello stile originale, dei balconi e ballatoi che sporgevano dalle facciate, i battenti delle porte ricavati con calco dal cavo lasciato nella cenere. Anche molti ambienti interni sono stati riportati al loro antico splendore. Molto è stato fatto, ma ancora di più resta da fare: è un patrimonio immenso che va curato e sistemato e questo inevitabilmente richiede lunghi tempi. Ci sono stati purtroppo negli ultimi tempi dei crolli per infiltrazioni d’acqua e per una certa incuria dovuta a varie cause, ma ultimamente c’é una ripresa delle attività ed agli scavi è dedicata una maggiore e più consapevole attenzione.
La strada ha due alti marciapiedi, perché la città era priva di rete fognaria, ed é intervallata ogni tanto dalle “strisce pedonali ad uso antica Roma”, vale a dire dei “ceppi” di pietra sui quali il pedone doveva saltare per passare dall’uno all’altro lato della strada. La foto sotto chiarirà il tutto meglio di ogni parola.
I “ceppi” sono distanziati tra loro per consentire alle ruote delle bighe o dei carri di infilarsi tra l’uno e l’altro e guai a sbagliare la mira!
La pavimentazione della strada è ancora quella originale. Questa via era il decumano principale della città (decumano inferiore) e va dalla Porta Sarno fino al Foro.

Pompei - Via de''Abbondanza
Pompei – Via de”Abbondanza

Fonte foto: https://www.tripadvisor.it/LocationPhotoDirectLink-g187786-d195477-i87543065-Scavi_di_Pompei-Pompeii_Province_of_Naples_Campania.html

La struttura della città di Pompei è quella tipica della città romana. formata da cardi e decumani che si incrociano ad angolo retto.
I cardi o cardini sono le strade disposte da Nord a Sud, mentre i decumani sono quelle disposte da Est ad Ovest. All’incrocio del cardo e del decumano principale sorgeva il Foro, il vero cuore della città. Per la verità il Foro di Pompei non si trova esattamente su questo incrocio ma si discosta leggermente da esso.
Fa eccezione a questa organizzazione strutturale la zona Sud-occidentale che invece presenta delle strade curve e si ritiene che questa piccola area costituisse il nucleo pre-romano di Pompei.
Il decumano superiore invece parte dalla Porta di Nola e giunge fino alle Terme ed è costituito da via di Nola, via della Fortuna e via delle Terme.
La via di Mercurio e la via che va da Porta Vesuvio a Porta di Stabia (formata da via del Vesuvio e via Stabiana) formano i due principali cardi della rete stradale pompeiana.
Un cardo minore é costituito dalla via di Nocera che taglia la città nella parte più stretta fino alla porta di Nola e che si ritiene parta dalla non ancora dissepolta Porta di Capua.
La città era circondata da una cinta muraria i cui resti misurano un po’ più di 3 km.
Nelle mura si aprivano le varie porte, ognuna denominata in base alla destinazione della strada che da esse usciva dalla città.
Lungo le mura di Pompei si aprivano 7 porte: Porta Ercolano, a Nord-Ovest; Porta Vesuvio, a Nord; le già citate Porta di Nola e Porta di Sarno ad Est; Porta Nocera a Sud-Est; Porta di Stabia a Sud-Ovest; Porta Marina ad Ovest.
Si ritiene, anche per rispettare una certa simmetria, che nel settore di Nord-Est doveva esistere un’ottava porta, la Porta di Capua, ma di questo non ci sono certezze.
Nella zona Nord-Occidentale della città di Pompei, dove si temevano maggiormente degli attacchi, sorgevano numerose torri, poi rinforzate in previsione della guerra contro Silla.
Nella Torre di Mercurio, che sorge alla fine dell’omonima via, sono ancora visibili i segni lasciati dai proiettili lanciati dalle catapulte romane.
Le case, le botteghe, le officine offrono uno spaccato unico ed il visitatore è proiettato in un quadro di vita che consente di ricostruire ad ogni passo l’ambiente dell’antica città.
Si ritiene che fino ad oggi siano stati dissepolti circa i 3/5 dell’antica Pompei. Il lavoro da fare per portare alla luce tutto il resto sarà molto lungo e difficoltoso sia perché ormai sopra i resti si trova in parte il nuovo abitato di Pompei sia perché la stratificazione è più difficile da rimuovere e soprattutto perché si preferisce destinare gli stanzimenti, sempre scarsi rispetto a quanto il sito meriterebbe, alla manutenzione e conservazione di quanto già visibile piuttosto che alla messa in luce della restante parte ancora sepolta.
La casa pompeiana, grande o piccola che sia, ripropone precisi canoni architettonici facilmente riscontrabili negli scavi di Pompei.
Essa era generalmente di pianta rettangolare e si sviluppava su due livelli. Era composta dall’atrio e dal peristilio, un cortile interno, nonchè da una sala di rappresentanza compresa tra i due.
Al centro dell’atrio c’era la vasca della raccolta dell’acqua piovana. Un’apertura del tetto posta esattamente sopra la vasca permetteva alla pioggia di raccogliervisi (rispettivamente impluvium la vasca e compluvium l’apertura).
Il peristilio era generalmente circondato da un porticato con accesso alle camere da letto, da pranzo ed eventualmente ad altre sale.
La vita della casa ruotava attorno al nucleo centrale dove era posto il “larario”, l’altare dedicato agli dei protettori della casa. Accanto al larario c’era l’arca, una specie di cassaforte dove venivano custoditi i beni della famiglia.
L’abitazione era in genere collegata alle relative botteghe ed officine che si affacciavano sulla strada.
Il proseguimento di via dell’Abbondanza, posto al lato opposto della piazza del Foro, chiamato via Marina, conduce alla porta Marina attraverso la quale si raggiungeva il porto stimato a circa 1 km dalle mura. Oggi Pompei dista 2 km dal mare. Da Strabone apprendiamo che il porto di Pompei aveva un vasto bacino ed era lo scalo marittimo non solo della vicina Nocera, ma anche di località più lontane come Nola ed Acerra che pure si trovavano più vicine a Napoli.
Purtroppo non è ancora chiara la precisa ubicazione dell’antico porto a causa delle stratificazioni sopravvenute.
Dalla Porta di Ercolano, lungo 300 metri della strada verso Neapolis (detta via delle Tombe) sono state scoperte ville e tombe monumentali pubbliche e private, che offrono una varietà di strutture sia di tipo ellenistico che romano che non ha riscontro in nessun altro sito archeologico.
Un’altra necropoli si trova fuori alla Porta di Nola ed una terza fuori dalla Porta Vesuvio.

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Principali edifici e monumenti degli scavi

L’elenco che segue vuole essere solo una panoramica su quello che è possibile vedere recandosi agli scavi di Pompei. La città era già grande e fiorente prima ancora che diventasse colonia romana e quindi dal punto di vista architettonico ci sono costruzioni risalenti al periodo dei Sanniti ed altre nate sotto Roma. Pompei divenne romana nell’80 a.C. ed il Vesuvio la distrusse nel 79 d.C.. In un periodo di circa 160 anni sono cambiati stili, gusti e tecniche costruttive. Lo stesso discorso si può fare per la pittura e le sculture ritrovate. Ci sono in vendita guide ed altri opuscoli che per ogni manufatto indicano tutte queste notizie ed anche in modo dettagliato. Quindi qui omettiamo di trascriverle per rendere più scorrevole la lettura a coloro che, probabilmente la maggior parte, vogliono informarsi sulle bellezze pompeiane senza per questo dover subire una preparazione da esame di storia dell’arte.

ANFITEATRO
Entrando dalla piazza principale l’Anfiteatro è il primo monumento che si incontra sul lato destro.
Forse è l’edificio più antico nel suo genere e risale all’80 a.C., come è testimoniato dalla targa che è posta all’entrata del monumento stesso.
Poteva ospitare fino a 20.000 spettatori su gradinate composte da tre ordini: prima, seconda e terza fila, dal basso verso l’alto.
Un ingegnoso sistema di travi ed anelli rendeva possibile la copertura dell’arena con un telo affinché gli spettatori fossero riparati dal sole.
L’edificio era destinato ai combattimenti tra gladiatori. Sull’asse maggiore dell’arena si aprivano due porte: da una entravano i partecipanti ai giochi mentra attraverso l’altra erano portati via i corpi dei morti e dei feriti.
Nel 1971 i Pink Floyd si esibirono nell’anfiteatro per un concerto (a porte chiuse) trasmesso dalle televisioni in tutto il mondo. Il film documentario Live at Pompei riproduce l’evento e tra i brani sono inserite anche scene girate alla Solfatara di Pozzuoli ed interviste ai componenti della band.

Pompei - Vista dell'anfiteatro
Pompei – Vista dell’anfiteatro

Fonte foto: http://www.pompeiisites.org/Sezione.jsp?titolo=L%27anfiteatro&idSezione=159

PALESTRA GRANDE DEI GLADIATORI
Sorge di fronte all’anfiteatro, sul lato sinistro. E’ un’area rettangolare di metri 140 x 107 circa circondata da un alto muro con una doppia fila di colonne all’interno. Al centro del cortile interno si trova una piscina.
In questo luogo si svolgevano gli allenamenti dei gladiatori.
All’interno della Palestra Grande sono stati rinvenuti gli scheletri di diciassette persone, mentre altre diciotto erano ammassate all’interno della latrina e quattordici, molte dei quali con oggetti personali tra cui monili in oro, argento e bronzo vicino al perimetro esterno.
Nei granai del Foro è conservato il calco di un uomo che cercava di coprirsi la bocca dai gas tossici.

LUNGO VIA ABBONDANZA
Appena imboccata la via dell’Abbondanza, sul lato Sud troviamo la Casa di Octavius Quartius. La domus è grande e lussuosa con un giardino particolarmente suggestivo con un canale a forma di T in origine ricoperto da un pergolato attualmente ricostruito.
Nel salone destinato ai ricevimenti le decorazioni riprendono le gesta dei greci nella guerra di Troia e la spedizione di Ercole contro Laomedonte.
Nella casa una delle stanze era adibita a laboratorio con forno annesso per la sublimazione dei colori usati per i lavori di tinteggiatura che erano in atto nella casa.
L’ala destra invece è decorata con dipinti di Venere pescatrice e di Narciso.

Pompei - Casa di Octavius Quartius
Pompei – Casa di Octavius Quartius

Foto: http://www.pompeionline.net/edifici/regione-ii/pompei-casa-di-d-octavius-quartio-ii-2-2

Sempre sul lato Sud, a fianco della casa di Quartius, troviamo la casa di Venere in conchiglia. Essa è chiamata così per l’affresco che si trova proprio di fronte all’ingresso sul fondo del peristilio: una finta finestra dà l’illusione di aprirsi sul mare ed ecco una rappresentazione di Venere che con Marte è la divinità protettrice di Pompei. La dea giace distesa su una conchiglia mentre viene trasportata dalle onde.
Proseguendo lungo la via si incontrano nell’ordine, ma questa volta sul lato Nord, la casa del Moralista, il vicolo di Ifigenia, la casa di Trebio Valente e la casa di Giulio Polibio.
La casa del Moralista si chiama così perché sono state trovate delle iscrizioni moralizzatrici, tipo “Allontana gli occhi languidi e il volto lascivo dall’altrui moglie: la tua bocca conservi il pudore” ed altre. Un terzo circa della superficie della domus era un luogo consacrato a Diana ed è stata ritrovata anche una statua della dea.
Contigua alla casa del Moralista c’era la Schola Armaturarum, crollata di recente e le cui macerie ora ostruiscono il vicolo di Ifigenia.
Sulla facciata della casa di Aulo Trebio Valente sono state trovate iscrizioni murali che annunciavano gli spettacoli dell’Anfiteatro. Una sorta di locandine di una volta!
La casa ha molte pitture e nel giardino è visibile un triclinio protetto da una pergola.
Nella casa di Polibio si possono vedere decorazioni, pitture, il larario, calchi di gesso di armadi e porte nonché una statua in bronzo raffigurante Apollo.
Giulio Polibio risulta essere un fornaio pompeiano che si era candidato alle magistrature cittadine nel I secolo d.C.
Sull’altro marciapiede ha sede il thermopolio di Vetutius Placidus, un locale dove si servivano bevande e cibi caldi. Il locale è abbastanza semplice: un bancone di vendita nel quale sono incassate le giare per contenere la merce. Annessa alla bottega c’é la domus con un triclinio decorato.
Un po’ più avanti, lato Sud, troviamo un’insula con la fullonica di Stephanus, il larario di Achille, la casa dei Ceii e la casa dei Quadretti Teatrali.
La fullonica di Stephanus è quella che allora fungeva da lavanderia e stireria su grande scala. E’ la sola ben conservata tra quelle che vi erano a Pompei. L’ingresso è molto ampio per consentire l’afflusso ed il deflusso dei clienti. Nella lavanderia è stato trovato il corpo di un uomo con molto denaro. Probabilmente il proprietario con l’incasso, ma non c’é assoluta certezza.
La casa del larario di Achille prende questo nome dalle figure dipinte, che mostrano gli ultimi episodi della guerra di Troia.
La casa dei Ceii forse appartenuta a L. Ceius Secundus da cui il nome, è una domus semplice che si sviluppa su due piani con ambienti riccamente decorati.
Nella casa dei Quadretti Teatrali, come suggerisce lo stesso nome, sono raffigurate scene di lavori teatrali, sia comici che tragici. Nella casa è stata rinvenuta una statua di Apollo con cerbiatto e numerose suppellettili.
Attraverso il vicolo del Citarista, adiacente a questa insula, troviamo la casa del Menandro, che si trova alle spalle del complesso appena descritto.
La casa deve il suo nome ad un ritratto del poeta e commediografo greco antico Menandro.
E’ un’abitazione molto grande, appartenuta a Quintus Poppaeus, imparentato con Poppea Augusta, seconda moglie di Nerone. E’ una casa ricca di pitture molte delle quali, anche qui, raccontano degli ultimi giorni di Troia. Vi si trovano molti medaglioni affrescati e quadretti con maschere tragiche. Sul pavimento si trova un mosaico con scene riferibili al Nilo.
In questa domus fu trovato lo scheletro del cane da guardia.
Tornando su via dell’Abbondanza, nell’isola adiacente a quella della fullonica, troviamo la casa del Citarista.
Occupa la maggior parte dell’isolato e deva il suo nome alla scultura di Apollo Citarista (ora al Museo di Napoli), che è stata rinvenuta nel suo atrio. Connessi alla casa ci sono un panificio, una pasticceria ed una taverna, forse attività degli occupanti.
Sul lato Nord di via dell’Abbondanza, all’incrocio con la via Stabiana, si trovano le Terme Stabiane.
Si tratta di un complesso termale sorto su un’area che in precedenza era probabilmente fuori dalla città ed adibita ad area cimiteriale.
La struttura si presenta con al centro la palestra porticata a base trapezoidale.
Seguono poi il tepidarium e calidarium, quello maschile decorato con un labrum con getto d’acqua tiepida: in questi ambienti la pavimentazione era sostenuta da piccole pile di mattoni, in modo tale che la zona restasse vuota per permettere all’aria calda di circolare e di raggiungere alle stesso modo le intercapedini poste lungo i muri. Le terme erano dotate anche di spogliatoi maschili e femminili.
L’area femminile non aveva accesso alla palestra, riservata esclusivamente agli uomini.
Di fianco alle Terme Stabiane si apre il Vicolo del Lupanare, che dà accesso alla Casa omonima, riaperta al pubblico nel 2006. Lupa in latino significa prostituta e quindi il lupanare altro non è che un postribolo.
Era un locale a due piani e le decorazioni richiamano le posizioni da assumere nella circostanza.
Dato l’enorme afflusso di visitatori in ambienti così piccoli, nell’edificio è stato installato un sistema con sensori a raggi infrarossi per il rilevamento delle persone. Per non mettere a rischio la sua conservazione.
Si stima che a Pompei ve ne fossero ben 25, ma questo è l’unico riconoscibile.
Proseguendo su via dell’Abbondanza, ma a lato Sud, si apre l’accesso all’Orto Botanico, dove sono raccolte le specie che venivano coltivate nell’antica città.
La via dell’Abbondanza termina sulla piazza del Foro.

DECUMANO SUPERIORE DA EST AD OVEST
(Via di Nola, via della Fortuna, via delle Terme)

Iniziamo il percorso partendo dalla Porta di Nola e dalla necropoli adiacente.
La necropoli di Porta di Nola si trova appena fuori le mura. Sono state rinvenute tre tombe, una quadrangolare e due ad esedra. Una tomba non è stata attribuita; le altre due sono del periodo ultimo di Pompei.
Sul lato Sud della via di Nola troviamo la casa di Obellio Firmo, una delle più grandi e complesse abitazioni di Pompei. La casa presenta due atri: uno monumentale e l’altro residenziale per l’accesso agli ambienti domestici. E’ una costruzione pre-romana di famiglia evidentemente molto ricca. Non è del tutto sicuro che sia appartenuta agli Obelli, da cui ha preso il nome.
Sul lato opposto sorge la casa dei Gladiatori. Nata come casa privata, fu poi adibita a luogo di esercitazione dei gladiatori, deduzione fatta in base ai graffiti che gli stessi hanno lasciato nella casa. E’ costituita da un grande peristilio (cortile interno con porticato) ornato da otto colonne. Nella parte posteriore della casa c’è il triclinium (camera per il pranzo) con pavimento a mosaico e pitture raffinate.
L’armeria dell’edificio è stata interessata da un crollo nel 2010.

Pompei - Casa del gladiatore
Pompei – Casa del gladiatore

foto:http://viaggi.nanopress.it/news/crollo-a-pompei-in-briciole-larmeria-dei-gladiatori/P62979/

Lungo il vicolo del gladiatore, sempre sul lato nord della via di Nola, si accede alla casa di Marco Lucrezio Frontone.
E’ una delle più raffinate case di Pompei, a suo tempo abitata da una delle famiglie più influenti della città. La casa è ricca di decorazioni di notevole pregio.
Il nome del proprietario lo si è ricavato dalle iscrizioni elettorali rinvenute durante gli scavi.
In questa casa furono rinvenuti gli scheletri di cinque adulti e tre bambini schiacciati dal crollo del tetto. La casa fu danneggiata dal terremoto del 62 d.C. e nella stessa casa è conservata un’anfora contenente calce probabilmente usata per i lavori di ristrutturazione che ne seguirono.
L’ultimo edificio che si incontra sulla via di Nola, sul lato Sud, sono le Terme Centrali.
Si tratta di un complesso termale destinato ad occupare tutto l’isolato, iniziato pare dopo il terremoto del 62 d.C. e non portato a compimento. La particolarità è che non erano previsti ambienti separati per uomini e donne. All’entrata principale vi sono due piccoli locali probabilmente adibiti a biglietteria e deposito valori.
Dopo l’incrocio col cardo principale (via Vesuvio, via di Stabia) inizia la via della Fortuna.
Tre sono gli edifici di maggior rilievo: sul lato Nord la casa del Fauno e sul lato opposto la casa della Caccia Antica ed il tempio della Fortuna Augusta.
La casa della Caccia Antica deve il suo nome alla scena di caccia raffigurata sul muro di fondo del giardino. E’ una tipica casa ad atrio organizzata in modo che l’ospite potesse subito cogliere lo stato sociale del padrone di casa.
Giusto prima della Casa della Caccia Antica c’è l’imbocco del Vicolo Storto attraverso il quale si accede al Panificio.
La sua struttura è quella tipica con il forno a legna e le macine in pietra lavica. Poi torniamo indietro e proseguiamo su via della Fortuna fino alla Casa del Fauno.
La casa ha questo nome perché al centro dell’impluvio c’è una statuetta raffigurante questo soggetto mitologico. La casa è molto grande, con due atri e due ampi giardini con peristilio.

Pompei - Casa del Fauno
Pompei – Casa del Fauno. Foto: http://www.pompeiitaly.org/it/visitare-pompei/cosa-vedere-a-pompei-in-un-giorno/

Il tempio della Fortuna Augusta celebra l’imperatore Augusto e i suoi successori. Sembra che sia stato costruito a spese di un parente di Cicerone che, in questo modo, dichiarava di dissociarsi dal famoso e scomodo parente. (Cicerone non vedeva di buon occhio la trasformazione della repubblica in impero).
L’ultimo tratto di questo decumano è formato dalla via delle Terme. Sul lato nord di questa strada troviamo l’arco di Caligola a cavallo della via di Mercurio e poi il Thermopolium.
Era un locale aperto sulla strada, con banco in muratura con giare incassate per contenere la merce. C’era annesso un locale dove si poteva mangiare seduti. In definitiva, una specie di rosticceria con annessa mensa. Del tutto simile all’altro di via dell’Abbondanza.
Adiacente al Thermopolium, con una breve deviazione nel vicolo della Fullonica, si accede alla Casa del Poeta Tragico, nel cui ingresso è visibile il famoso mosaico col cane alla catena e la scritta “cave canem”.
Di fronte si trovano le Terme del Foro.
Sono costruite secondo lo schema delle già citate Terme Centrali con ambienti separati per uomini e donne. Esse erano costituite da uno spogliatoio, una sala per il bagno freddo, una per il bagno tiepido ed infine una per il bagno caldo. Il tepidarium era riscaldato da un enorme braciere.
Alla fine della strada, sempre lato Nord, sorge una casa che prende l’intero isolato (casa del Pansa). Del complesso fanno parte botteghe, in particolare un forno dove si vendeva il pane, e casette da dare in affitto. La dimora vera e propria è divisa in atrio, peristilio e giardino ed ha dei pavimenti a mosaico.

CARDO PRINCIPALE (via del Vesuvio e via di Stabia)
Si parte dalla Porta del Vesuvio. Lungo tutte le vie di accesso, ad eccezione di Porta Marina, all’esterno delle mura troviamo delle necropoli. In questa risaltano tre tombe, due femminili (Arelia Tertulla e Septumia cui, come ricorda l’epigrafe, l’amministrazione cittadina diede suolo e denaro per la sepoltura) ed una maschile (C. Vestorrius Priscus, edile).
Nella piazzetta antistante la porta c’é il Castellum Aquae, un edificio a pianta circolare con volta a cupola e forma esterna trapezoidale. Fungeva da distributore d’acqua.
Percorrendo la via del Vesuvio, sul lato Ovest incontriamo la casa dell’Ara Massima.
Il nome le deriva da un quadretto raffigurante Ercole affrescato presso un altare identificato con quello dell’Ara Massima di Roma. La casa è priva di giardino. Il triclinio, fatto raro in questi ambienti a Pompei, ha pareti con decorazioni monocrome.
Sempre sul lato Ovest e nello stesso isolato sorge la casa degli Amorini Dorati. Durante gli scavi furono trovate effigi di amorini su laminette d’oro (ora conservate al museo di Napoli).
Da qui il nome. Il giardino era decorato da rilievi e scultura in marmo, alcune usate come fontane. Nel peristilio ci sono statue di mitologia egiziana (Anubi, dio dei morti; Arpocrate, figlio di Iside ed Osiride).
Sul lato Est della strada c’é l’isolato con la casa di Caecilius Iucundus che era un banchiere. Sono state trovate delle tavole cerate con la registrazione delle somme da lui riscosse e riversate e la sua percentuale.
Dopo l’incrocio con via di Nola e via della Fortuna la strada cambia nome e diventa via di Stabia.
Vi troviamo le Terme Centrali e le Terme Stabiane rispettivamente sul lato Est e sul lato Ovest, entrambe già menzionate. Passiamo di fianco alla casa del Citarista, già descritta e finalmente arriviamo all’ultimo isolato prima della Porta di Stabia.
Qui c’é solo l’imbarazzo della scelta: Foro Triangolare, Tempio Dorico, Teatro Grande, Quadriportico, Teatro piccolo, Tempio di Asclepio, Tempio di Iside e palestra Sannitica.
Il Foro Triangolare è una grande terrazza affacciata sulla valle del Sarno e costituisce una delle aree più antiche di Pompei. Sulla stessa terrazza sorge il Tempio Dorico dedicato ad Atena nel quale si praticava il culto di Eracle, che la mitologia indica come fondatore della città. All’ingresso della piazza, lato Nord, c’é il propileo (porticato) di colonne ioniche mentre un porticato dorico delimita la piazza dagli altri tre lati. Il lato meridionale è aperto per consentire la vista sul mare. Fu devastato dal terremoto del 62 d.C. e si trovano ancora le tracce dei successivi rifacimenti.
Il Teatro Grande segue gli schemi dei teatri greci e la sua cavea è insediata in una naturale insenatura della collina. La sua primitiva costruzione può essere fatta risalire agli inizi del II secolo a.C..
Nel corso del tempo poi ha subito ampliamenti e trasformazioni.
Meglio conservato è il Teatro Piccolo, detto anche Odeon, che era destinato ad un pubblico più ristretto e più intellettuale ed ospitava rappresentazioni musicali, mimiche e forse anche declamazioni poetiche.
Tra i due teatri sorge il Quadriportico, una sala (tipo odierno foyer) nella quale gli spettatori potevano stare prima delle rappresentazioni o durante gli intervalli.

Pompei - Spaccato del teatro
Pompei – Spaccato del teatro. Foto: http://www.fotoeweb.it/sorrentina/TeatroGrande.htm

Il culto di Iside a Pompei era già professato in epoca pre-romana. Il tempio dedicato alla dea fu ricostruito nel 63 d.C. perché seriamente danneggiato dal terremoto del 62. E’ chiuso da alte mura e si compone del tempietto con pronao e stretta cella rettangolare, dove erano esposti i simulacri e i sacri strumenti del culto. L’altare principale si trova di fianco alla gradinata; nell’angolo sud-est, un tempietto, decorato di rilievi a stucco, raccoglieva l’acqua lustrale; alle spalle del tempio, un grande ambiente ricavato da una parte dell’area della vicina palestra, era la sala di riunione degli associati isiaci; infine, a oriente, si trovano addossate alle costruzioni del teatro poche stanze di abitazione per i sacerdoti.
Alle spalle del tempio sorge la Palestra Sannitica, con pianta rettangolare e porticato da tre lati. Un’iscrizione in lingua osca la data nel II secolo a.C..

CARDO della via di Mercurio
Va dalla Torre di Mercurio, già citata, fino alla via del Foro.
Sul lato ovest sorge la casa di Apollo e sul lato opposto la casa dei Dioscuri e la casa di Meleagro.
La Casa di Apollo deriva il nome dal fatto che in questa casa Apollo è più volte raffigurato.
E’ visibile un mosaico colorato che mostra Ulisse che riconosce Achille nascosto tra le figlie di Licomede.
La casa dei Dioscuri presenta, sulle pareti dell’ingresso principale, la rappresentazione di Castore e Polluce, i Dioscuri appunto, figli di Giove e di Leda. La casa è ubicata nel quartiere residenziale dell’aristocrazia sannitica.
La casa è una delle più grandi di Pompei ed è ricca di eccezionali pitture, alcune delle quali conservate nel Museo di Napoli.
Attualmente è in corso un progetto di restauro della casa.
La pittura con Meleagro e Atalanta, nell’ingresso a sinistra, dà il nome alla casa di Meleagro.
Nella ricca articolazione della casa è da notare l’ambiente di soggiorno e ricevimento (oecus) di tipo corinzio, cioè decorato da colonne, raro a Pompei.
Gli ambienti intorno all’atrio, con impluvium centrale, hanno conservato i pavimenti originali (età repubblicana) in cocciopesto.

COMPLESSO DEL FORO
Il Foro costituiva il centro commerciale, culturale, amministrativo e religioso della città di Pompei. Da primitivo mercato si trasformò poi in quello di cui vediamo adesso i resti.
E’ una piazza rettangolare (forse prima irregolare) di metri 38 per 142 con l’asse maggiore orientato da nord a sud.
Era circondato da un colonnato a due piani su tre lati. La piazza era chiusa da porte ed era vietato il transito ai veicoli. Sulla piazza del Foro non potevano affacciarsi edifici privati.

Pompei - La piazza del Foro
Pompei – La piazza del Foro. Foto: http://spazioinwind.libero.it/popoli_antichi/altro/pompei-foro.html
Pompei - Simulazione dell'aspetto del Foro
Pompei – Simulazione dell’aspetto del Foro. Foto: http://www.artez.it/index_file/ILLUSTRAZIONE.htm

Il lato nord della piazza è chiuso dal grandioso tempio di Giove con alto podio e scala di accesso. Dopo che Pompei ebbe subito la conquista da parte di Silla il culto fu esteso anche a Giunone e Minerva, la triade capitolina ed il tempio si trasformò in Capitolium.
Sul lato Nord-Ovest della piazza ci sono i Granai del Foro. Doveva essere una specie di mercato di frutta e verdura, ma pare mai entrato in funzione. Ora è utilizzato come deposito di materiale archeologico e vi sono esposti anche alcuni dei calchi degli antichi pompeiani.
Vicino al mercatino c’è la mensa ponderaria, una specie di pesa pubblica ufficiale, adibita al controllo delle misure di peso e capacità.
Chiude il lato ovest della piazza la Basilica di Apollo, di origini molto antiche. Il culto di Apollo era attestato a Pompei già dal VI secolo a.C..
A sud del Tempio di Apollo, sull’altro lato della via Marina, che ha inizio dal Foro, c’é la Basilica, una specie di Foro al coperto dove si tenevano le attività, che normalmente erano sbrigate fuori, in caso di pioggia o tempo avverso.
Su di un lato della Basilica c’era il Tribunale.
Su via Marina si affacciano i resti del Tempio di Venere e la strada termina sulla Porta Marina, poco distante.
Oltre la porta Marina e fuori dal recinto delle mura ci sono le Terme Suburbane, un complesso termale di epoca romana.
Gli ambienti sono molto decorati e l’impianto è dotato di piscina fredda, piscina coperta e piscina calda. Per potervi accedere è necessaria espressa prenotazione da effettuarsi presso: www.pompeiisites.org.
Gli edifici dell’Amministrazione pubblica, in numero di tre, chiudono la piazza del Foro a Sud. Sono ambienti rettangolari, con nicchie centrali, di funzione controversa: l’aula orientale è forse la sede degli amministratori; la centrale il tabularium (archivio delle leggi); l’altra l’aula dei decurioni (il Consiglio dei Decurioni aveva poteri deliberativi e di controllo in tutti gli ambiti della vita pubblica). Aperto su via dell’Abbondanza è poi il Comitium, un’aula scoperta per la convocazione del populus per l’esercizio dei diritti politico-amministrativi. Sul lato Sud presenta una tribuna, affiancata da nicchie con statue: accoglieva gli amministratori, che presiedevano le assemblee e controllavano le operazioni di voto.
Nella zona Sud del Foro, una piccola deviazione sulla via delle Scuole fa accedere alla Casa dei Mosaici geometrici. La casa deriva dall’unione di due case preesistenti ed è una delle più grandi di Pompei. E’ dotata di 60 ambienti con una serie di terrazze che, sfruttando la naturale pendenza del terreno, offrono un ampio panorama. I pavimenti sono a mosaico con tessere bianche e nere con motivi a scacchiera.
E’ stata ristrutturata e riaperta al pubblico nel dicembre 2016.

Pompei - Particolare della Casa dei mosaici
Pompei – Particolare della Casa dei mosaici. Foto: http://www.blitzquotidiano.it/foto-notizie/a-pompei-riaprono-domus-chiuse-da-decenni-tra-queste-la-casa-dei-mosaici-geometrici-foto-2588015/

Sul lato Est della piazza, da Nord a Sud, abbiamo: il Macellum, Il Santuario dei Lari Pubblici, il Tempio di Vespasiano e l’Edificio di Eumachia.
Il Macellum, posto dirimpetto al mercatino della frutta e verdura, era il mercato della carne e del pesce.
Eretto probabilmente dopo il terremoto del ’62 d.C., il Santuario dei Lari Pubblici aveva lo scopo di placare l’ira divina verso la città. Non è del tutto certo che lo scopo sia stato espressamente questo.
Il tempio di Vespasiano è costituito da un portale di ingresso che immette in un cortile con tempietto. Sull’altare in marmo c’è un bassorilievo con scene del culto.
L’Edificio di Eumachia era forse il mercato della lana o la sede della corporazione dei fullones. A destra dell’ingresso era murata una giara, in cui si orinava salendo su una scaletta: l’uso dell’orina, candeggiante e sgrassante per tessuti, fu tassato dall’imperatore Vespasiano.
I fullones costituivano la classe dei lavandai.
Eumachia era una sacerdotessa patrona dei lavandai e fece erigere questo edificio in età tiberiana (14-37 d.C.)

ZONA NORD-EST
Partendo da Porta Vesuvio questa volta si imbocca la via dei Vettii. Sul lato Est incontriamo nell’ordine la Casa del Principe di Napoli e la Casa dei Vettii. La prima deriva dalla unione di due case più piccole originariamente indipendenti. Presenta pareti rosse con decorazioni di uccelli. Negli ambienti interni ci sono pareti con pannelli a fondo bianco con raffigurazioni di Bacco e Venere a grandezza naturale e pavimenti con intarsio di marmi colorati.
La casa venne scavata alla presenza del Principe di Napoli, futuro Vittorio Emanuele III. Con nome alternativo è conosciuta anche come di Casa del Sileno (il Sileno è una figura mitologica di un essere assimilabile ad un satiro).
Nota: per visitarla è necessario prenotare presso www.pompeiisites.org
La Casa dei Vettii è una delle più belle, più lussuose e meglio conservate di Pompei.
Nel cubicolo sulla parete laterale è rappresentato il mito di Leandro e Ero, in un’altra Arianna che viene abbandonata da Teseo a Nasso. Proseguendo troviamo un quadro che raffigura Cipresso (dal quale mito, poi, prenderà nome l’albero di cipresso). In fondo ritroviamo Arianna, che questa volta assiste alla lotta tra Amore e Pan.
Nel peristilio si possono ammirare le rappresentazioni di alcuni miti tebani, come la vendetta di Anfione e Zeto per la morte della madre Antiope; l’uccisione di Panteo, re di Tebe, per aver impedito il culto di Dioniso nella città; Ercole bambino che strozza i serpenti inviati da Era.
Nell’angolo opposto del peristilio, invece, la mitologia greca: l’incontro tra Dedalo e Parsifae, la moglie di Minosse, e l’inizio della storia del Minotauro; la condanna di Issione , da parte di Zeus, che viene legato alla ruota costruita da Efesto; la fuga di Teseo alla vista di Dioniso che scopre Arianna nel sonno mentre era assopita in una pelle di tigre;
Il motivo più ricorrente, infine, è quello degli amorini che sono intenti in varie attività con Psyche.
La domus è appartenuta a due liberti che si sono arricchiti con il commercio del vino, Aulo Vettio Restituto e Aulo Vettio Conviva, e vi si fa sfoggio della ricchezza posseduta.
La casa è conosciuta soprattutto per il dipinto, posto all’ingresso, di Priapo che pesa il suo enorme fallo, un portafortuna per i romani ma anche un modo per mostrare con orgoglio il successo economico dei due imprenditori.
La casa era rimasta chiusa 12 anni per restauri ed è stata riaperta da pochi mesi.
Per maggiori informazioni su questa domus: http://www.pompeiitaly.org/it/scavi-di-pompei/casa-dei-vettii/.
All’incrocio col vicolo di Mercurio giriamo verso Est, cioè a destra, e costeggiamo la casa dei Dioscuri, vedi sopra, e quasi di fronte ad essa, al lato opposto, c’è la Casa della Fontana Piccola.
La casa apparteneva a persone di elevato livello sociale e già dall’ingresso è visibile una preziosa fontana rivestita da mosaici. La fontana è stata restaurata da poco.
Le pareti laterali del peristilio sono tutte affrescate con vedute di paesaggi.
Alla fine del vicolo, ad angolo con la via Consolare, sorge la casa di Sallustio, chiamata così per il ritrovamento di una incisione elettorale con questo nome. E’ una casa di impianto sannitico.
Giusto di fronte alla casa di Sallustio, lato Sud, sorge la Casa del Forno.
La costruzione primitiva risale al II secolo a.C., ma fu ristrutturata dopo il terremoto del 62, quando il pianterreno divenne laboratorio e l’abitazione si trasferì al piano superiore. Nella stalla fu rinvenuto lo scheletro di un mulo.
Tornando verso Nord, cioè verso la Porta di Ercolano, possiamo visitare la Casa del Chirurgo che deve il suo nome al fatto che vi sono stati ritrovati strumenti chirurgici. E’ una della case più antiche di Pompei, datata intorno al III secolo a.C..
Superata la porta di Ercolano si accede alla via delle Tombe, con numerosi sepolcri di varia foggia e stile. Alla fine di essa sorge la Villa di Diomede.
Questa villa suburbana è attribuita a M. Arrius Diomedes, la cui tomba è di fronte al monumentale ingresso, che introduce subito al peristilio.
A fianco è la zona termale, ed ambienti residenziali e di servizio; dal triclinio si godeva una splendida vista sul giardino sottostante e sul mare. Per una scala s’accede al quartiere inferiore della lussuosa villa (oggi non visitabile). Nella Villa sono stati trovati circa una ventina di corpi.
Un po’ più avanti, isolata, sorge la Villa dei Misteri, che doveva essere una casa per la ricerca della tranquillità, vicina alla città ma abbastanza fuori da essa (villa d’otium). La villa dei Misteri è un misto tra questa tipologia e la casa rustica. Dopo il terremoto del 62 d.C. la villa stava trasformandosi in complesso agricolo e produttivo. La villa è nota per la così detta “Sala dei Misteri” e soprattutto per il ciclo pittorico in essa contenuto, con scene anche forti e piccanti.

ZONA DI PORTA NOCERA
Occupa la parte Sud degli scavi, a sinistra dell’ingresso di piazza Anfiteatro. Come di consueto appena fuori la porta sorge una necropoli di notevole importanza, con numerose tombe, tra cui imponente quella di Eumachia e dei suoi familiari.
Lungo il vicolo dei Fuggitivi, verso Est si trova l’Orto dei Fuggitivi o dei Fuggiaschi, che dir si voglia, dove furono trovati i corpi di 13 vittime dell’ eruzione del 79 d.C. sopraffatte mentre cercavano di porsi in salvo dirigendosi verso Porta Nocera. Di essi furono eseguiti i calchi con la tecnica della colatura di gesso. I calchi furono poi ricollocati nella posizione in cui furono rinvenuti: si rivela così oggi in quei corpi di adulti, giovani e bambini, probabilmente gruppi familiari, e nei loro ultimi gesti di vita, la tragedia che si compiva sotto la pioggia di cenere e lapilli.

Pompei - Calchi di fuggitivi
Pompei – Calchi di fuggitivi. Foto :http://pompeiisites.org/Sezione.jsp?titolo=L%27+Orto+dei+Fuggiaschi+a+Pompei&idSezione=296

Più a Nord, tra il vicolo dei Fuggitivi ed il vicolo della Nave Europa si trova la casa omonima.
Nel giardino della casa crescevano forse piante esotiche di cui sono stati trovati i semi in vasi posti lungo il muro perimetrale. Nella stalla in fondo al giardino erano allevati animali.
La casa deriva il nome dal graffito sulla parete Nord del peristilio, raffigurante una nave da carico con la scritta EUROPA (allusivo all’eroina greca rapita in mare da Giove camuffato da toro).
Le direttrici tracciate non vogliono essere suggerimenti di itinerari, ma costituiscono solo un criterio di raggruppamento. Naturalmente sulle vie principali ci sono più cose da vedere, ma non è detto che le cose interessanti si trovino soltanto lì.

Allegato all’articolo c’è un file pdf con la pianta degli scavi. Questo file è reso disponibile dalla Soprintendenza agli scavi di Pompei in formato pdf con possibilità http://www.cristinascrivoperte.it/pompei.pdfdi scaricare senza formalità.
La pianta degli scavi la si trova anche a questo indirizzo:
http://www.pompeiisites.org/allegati/Pompei_120515053335.pdf
Fonte principale dell’articolo: Soprintendenza degli scavi di Pompei.
(http://www.pompeiisites.org/)
Fonte secondaria: Le numerose visite fatte agli scavi. Le sole visite però, senza l’aiuto della fonte ufficiale, rischiano di essere imprecise, perché il sito di Pompei è in continua eviluzione. Si susseguono continuamente eventi a volte negativi, come crolli, chiusure, atti vandalici e danni dovuti ad una certa incuria. Non sempre è colpa degli addetti. I fondi stanziati non bastano a salvaguardare l’immenso patrimonio ed il personale è insufficiente.

Il grande Progetto Pompei (regolato dal decreto legge 34/2011 articolo 2) intende porre in essere interventi straordinari volti alla prevenzione, manutenzione, conservazione e restauro.
Gli eventi positivi di questi ultimi tempi: tante aperture dopo anni di restauro, qualche altro ritrovamento eccetera, fanno ben sperare che finalmente si arrivi ad una degna gestione di questo patrimonio che, nel suo genere, è unico al mondo.

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