Varie in libertà

Melting pot : un articolo strampalato


 

Tiotimolina
Nicola Tesla
Contessa di Castiglione
Epifania e Befana

Dalla canzone “Melting pot” del complesso Blue Mink (attivo dal 1969 al 1974)
What we need, what we need is a great big melting pot
Big enough, big enough, big enough
To take the world and all it’s got
And keep it stirring for a hundred years or more
And turn out coffee colored people by the score

Tiotimolina

Come si fa a scrivere qualcosa quando è stato scritto di tutto e di più? Qualsiasi soggetto venga in mente sicuramente è stato già pubblicato da qualcun altro.Melting pot: Isaac Asinov Per esempio, ci sembrava un’idea brillante presentare un saggio sulle proprietà della tiotimolina risubliminata, ma guarda caso Isaac Asimov (foto a lato) ha già pensato a scrivere su questa sostanza. Era il 1947 ed il buon Isaac si stava preparando per la tesi di laurea in chimica. Preso dalla foga degli studi, gli venne in mente di descrivere, sotto forma di saggio che ne decantasse le caratteristiche, le straordinarie proprietà di questa molecola chimica. Il saggio fu scritto in forma cattedratica e pomposa, corredando il tutto con delle tabelle di dati. Fu pubblicato nel 1948 sulla rivista “Astounding Science-Fiction”.
Non sapete che cosa è la tiotimolina risubliminata?
La tiotimolina è una sostanza portentosa, che possiede doti telepatiche perché è in grado di sapere in anticipo se volete metterla in acqua per fare una soluzione. Quando un chimico pensa di scioglierla, la tiotimolina non solo sa già che deve fare una soluzione, ma sa anche che titolo di concentrazione essa deve avere e quindi si scioglie automaticamente nella quantità d’acqua necessaria. Ovviamente fa questo solo se il pensiero del chimico è veramente indirizzato al composto. Se qualcuno fa finta di voler eseguire la soluzione, ma intimamente non intende farla e quindi sta solo “sfottendo” la tiotimolina, allora la sostanza solidifica e non consente ulteriori manipolazioni.
La tiotimolina è in grado di fare questi prodigi perché ha doppia esistenza: nel presente e nel futuro.
Per misurare i suoi tempi di reazione, date le circostanze, è necessario un particolare strumento che si chiama endocronometro, che segna il tempo negativo, cioé al contrario.
Avete cercato la tiotimolina nei libri di chimica e non l’avete trovata? Sarebbe stato stupefacente il contrario: questa sostanza non esiste. Il nome è falso, le descrizioni sono false e le tabelle sono inventate di sana pianta. Però una penna sublime e un’intelligenza senza confini hanno creato quello che è considerato un capolavoro nei racconti di fantascienza.
Poiché c’era il rischio che l’articolo potesse uscire contemporaneamente alla discussione sulla tesi di laurea che era prossimo a sostenere, Asimov chiese di pubblicarlo con uno pseudonimo perché, è inutile dirlo, era una grande presa per i fondelli del mondo accademico in generale e in particolare di quello degli istituti di chimica. Ma il suo editore (nonché fervente estimatore) John W. Campbell, astutamente o malignamente, se ne “dimenticò” e fece pubblicare il saggio con il vero nome e cognome. Quando Asimov, tremebondo, si presentò alla tesi, il suo professore lo fece accomodare e poi gli disse: “Adesso mi parli della tiotimolina risubliminata”.
Per fortuna era una persona di spirito e aveva apprezzato il racconto, il cui titolo originale era:” The Endochronic Properties of Resublimated Thiotimoline”. Per chi fosse interessato:

A proposito di professori di chimica dotati di spirito, uno dei redattori mi racconta che ai tempi della scuola aveva un professore di questa materia che era un appassionato di cavalli, non come scommettitore ma come cavallerizzo. Allora gli studenti del corso avevano creato una storiella per prenderlo in giro. Domanda: “Cosa fa il professore X a cavallo?” Risposta: “ con calcio e precipitato di stronzio”. Nella foto sotto: un esempio di precipitato. Fonte foto
http://cavallomagazine.quotidiano.net/cavallomagazine/2010/10/19/401898-gaudiano.shtml

Melting pot: Precipitato di stronzioUn bel giorno il professor X viene a conoscenza del fatto ed inizia la lezione con queste parole: “Sappiate che lo stronzio anche se precipita mantiene inalterate le sue caratteristiche. Anzi oggi parliamo proprio dello e non mi riferisco alla mia biografia”.
Con queste parole, e con il fatto che gli studenti non riuscirono a trovare un nuovo tormentone che fosse calzante e spiritoso come il precedente, il nostro professore si guadagnò l’immunità dagli sfottò.

Bene, dobbiamo prendere atto che il buon Asimov, comportandosi come la sua tiotimolina, ci ha “rubato” l’idea prima ancora che potesse venirci in mente e quindi è necessario pensare ad altro.
Per pensare in modo opportuno occorre un “pensatoio”. La definizione di pensatoio non è univoca: Archimede Pitagorico, il famoso personaggio della Walt Disney, ha come pensatoio un cappello con le tese a forma di tetto e con sopra un nido con tre corvi gracchianti. Nella saga del mago Harry Potter invece il pensatoio è un oggetto che che fa vedere i propri ricordi. Più modestamente noi concordiamo con il “Dizionario Italiano” il quale definisce il pensatoio come un luogo appartato in cui ci si ritira a pensare e questo luogo, per eccellenza, è il bagno.
Più precisamente, il vero pensatoio è un accessorio del bagno, vale a dire il water. Non tutti i water sono buoni pensatoi: per poter essere tali devono sistemare l’occupante su un lato di un angolo retto, con una delle pareti (lati) dietro e l’altra posta alla sua sinistra o destra, non ha importanza. Questo posizionamento garantisce la migliore concentrazione; altre ubicazioni sono più dispersive e non danno sufficiente raccoglimento. Naturalmente per poter sviluppare delle idee nel pensatoio bisogna avere delle idee da poter sviluppare. Non è un giochino di parole: il pensatoio non fa nascere le idee, ma le fa emergere e concorre a dare loro forma. La tranquillità del posto, il diffuso benessere che ne deriva dall’uso ed il fatto che il cervello sia poco impegnato nell’attività che si svolge più in basso, rendono la mente libera e costruttiva. Se poi le idee non ci sono, comunque si può beneficiare di una pausa di relax contro lo stress della vita moderna. Un “Buen Retiro”, insomma, che è opportuno frequentare regolarmente.

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Nicola Tesla


Melting pot: Nicola IeslaChi deve aver potuto beneficiare di un pensatoio veramente valido è stato Nicola Tesla (vedi foto a lato. Fonte: http://biografieonline.it/foto-nikola-tesla), uno dei più grandi geni che l’Umanità abbia mai prodotto.
Tesla nasce a Smiljan (Croazia) il 10 luglio 1856 da genitori serbi.

Si dimostra subito dotato di grande immaginazione e fin dall’adolescenza inizia ad occuparsi di invenzioni. Non ha bisogno di carta: lo schema si disegna nella sua mente in tutti i suoi particolari e, sempre mentalmente, è in grado di rilevare eventuali difetti e correggerli al volo.
Nel 1875 ricevette una borsa di studio dal Politecnico di Graz, in Stiria (Austria). Qui cominciò a studiare la corrente elettrica e ne rimase affascinato. A quel tempo si era agli albori della elettrificazione e la sola forma di corrente che si conoscesse era la corrente continua, cioè quel tipo di flusso elettrico a polarità fisse che scorre sempre nella stessa direzione. Tesla capì subito che non poteva essere sufficiente e cominciò ad ipotizzare una corrente che cambiasse polarità ad intervalli regolari di tempo. Riteneva che con una corrente di questo tipo sarebbe stato possibile il trasporto anche a lunga distanza, cosa che non si poteva fare con la corrente continua soggetta a forti cali di energia lungo i cavi e quindi poco trasportabile.
Tesla ragionò diversi anni su questa idea, senza riuscire a creare qualcosa che lo soddisfacesse pienamente. Finalmente all’improvviso, come sempre accade, la “lampadina si accese” e nella testa gli balenò uno schema di alternatore che produceva campi elettrici alternati per induzione magnetica.
Nel 1884 si trasferì a New York per andare a lavorare con Edison sicuro di poterlo convincere dell’efficacia del nuovo sistema.
Ma Edison, per miopia o per calcolo, fu chiuso alla nuova invenzione dicendo che la gente voleva la corrente continua e lui intendeva dar loro solo quella.
La delusione di Tesla fu grandissima, non tanto per il rifiuto quanto per l’ostinazione mostrata da colui che era ritenuto il più grande inventore nel mondo di allora e che egli stesso ammirava.
Tuttavia la grande intelligenza di Tesla sprizzava veramente da ogni dove ed Edison se ne accorse e gli propose di migliorare la sua dinamo promettendogli un premio di 50.000 dollari in caso di riuscita. Tesla fece la nuova dinamo ma Edison, con una scusa, si rifiutò di pagargli il premio pattuito. Tesla se ne andò disgustato e fondò una propria società elettrica.
Tesla vs Edison in melting pot Cominciò così la guerra Edison / Tesla, ovvero corrente continua contro corrente alternata. Edison aveva costruito già un grande impianto di illuminazione per il centro di New York utilizzando la corrente continua. Ma, come detto, questo tipo di corrente perde presto potenza viaggiando lungo i cavi e la centrale di Edison poteva accendere solo un numero limitato di lampioni in un raggio massimo di 100 metri intorno alla centrale.
Per ovviare a questo inconveniente Edison pensava di disseminare centrali elettriche in tutta la città di New York.
Col sistema di Tesla invece sarebbe bastata una sola grande centrale posta fuori città e questa non era cosa da poco. Egli quindi organizzò molte dimostrazioni per far vedere gli effetti ed i vantaggi della corrente alternata.
Edison era un inventore affarista, le sue invenzioni erano fatte nell’ottica di quanto potessero rendere; Tesla era un inventore puro, il guadagno non era preso in considerazione e l’invenzione era valutata per il beneficio che poteva dare. Come vedete siamo agli antipodi.
Edison non si comportò per nulla da galantuomo: mandò studenti a boicottare le dimostrazioni di Tesla e non perdeva occasione per denigrarlo. Alla fine comunque fu evidente che i sistemi di Tesla erano superiori ed egli vinse la guerra. Avrebbe dovuto essere milionario, ma anche i suoi nuovi soci trovarono il sistema per derubarlo anche perché Tesla, ingenuo in affari e fiducioso, confidava troppo nell’onestà del prossimo. Invece viveva in un mondo di pescicane.
“Di chi mi potrei fidare più di colui che tutte le mattine mi passa una lama sulla gola?”. Luigi XIV in risposta ai suoi dignitari, allarmati perché si parlava di affari di stato durante l’ufficio della rasatura.
Tornando a Tesla, egli alla fine morì povero il 7 gennaio del 1943 in una stanza d’albergo di New York all’età di 87 anni.
Qualcuno ha detto che se si dovessero ritirare le invenzioni di Tesla non rimarrebbe quasi più nulla della nostra tecnologia. Egli depositò oltre 200 brevetti e tuttavia il mondo ingrato, sentendosi in colpa, cercò di liberarsi anche del suo ricordo ignorandolo per lungo tempo. Un uomo veramente sfortunato durante ed anche dopo la sua esistenza. Ultimamente si sta finalmente tentando una rivalutazione, meritatissima, della sua figura.
Il nome di Tesla è legato ad una unità di misura, il tesla appunto (T come simbolo) che indica la densità di flusso magnetico.
Logo Band Tesla in melting pot
Un complesso rock nato nel 1982 prese questo nome come omaggio all’inventore serbo ed anche per significare che la musica della band dava la scossa. Nella foto: Logo della Band Tesla.
Fonte foto: http://teslatheband.com/

Infine la Tesla inc (già Tesla Motors) si chiama così in onore del grande inventore. Essa produce (guardacaso) macchine elettriche e batterie sia domestiche che industriali.

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Contessa di Castiglione

 

Restando in tema di scosse elettriche e di magnetismo, potremmo parlare di Messalina, Semiramide o Poppea, ma queste gentili signore ne hanno fatte tante da sconfinare nel porno e noi abbiamo promesso a Google che questo sito non ospiterà materiale del genere. melting pot: la contessa di Castiglione
Parliamo allora di un’altra “femme fatale”, e cioé Virginia Oldoini, nata a Firenze il 23 Marzo del 1837 ed andata in sposa a 17 anni al conte Francesco Verasis di Castiglione, nota appunto come la “Contessa di Castiglione”.
Il conte Verasis, cugino stretto di Camillo Benso conte di Cavour, voleva a tutti i costi sposare “la donna più bella d’Italia” pur sapendo di non essere ricambiato e accettando così preventivamente il trofeo che, sempre più folto, la moglie gli avrebbe messo in testa.
Nell’immagine, la contessa di Castiglione ritratta da George Frederic Watts nel 1857.
Fonte foto: http://www.letteraturaalfemminile.it/la_contessa_di_castiglione.htm

Ed infatti ella non perse tempo ad accontentarlo. A questo punto erano passati due anni dal matrimonio (siamo nel 1856) e Camillo Benso ebbe la geniale idea. Noi riteniamo che la cosa sia stata concepita nel pensatoio, ma i libri di storia non sposeranno mai questa tesi. Comunque sia, il buon Camillo conte di Cavour dovette pensare: “ Corna per corna, perché non mettiamo a frutto la vivacità, diciamo così, della moglie di mio cugino per una giusta causa?” E fu così che la contessa fu spedita a Parigi alla conquista di per ammorbidirlo seducendolo, in modo da indurlo ad accettare l’alleanza con il Piemonte ed entrare in guerra contro l’Austria per liberare Lombardia e Veneto.
Alla contessa non mancavano bellezza, grazia, modi e metodi e fu così che Napoleone capitolò, facendone la sua amante e ricoprendola d’oro.

Poste italiane 1959 per Melting potPoste Italiane (1959): serie commemorativa della guerra di indipendenza: la croce rossa e la battaglia di Magenta. Dopo le sanguinose battaglie di ed il ritiro della Francia dalle operazioni belliche finì la Seconda Guerra d’Indipendenza ma la contessa restò comunque a Parigi. Però nel frattempo Napoleone aveva messo gli occhi sulla contessa polacca Maria Walewska, moglie del Ministro degli Esteri francese e contemporaneamente la moglie di Napoleone III, Eugenia, con un trucco riuscì a far espellere dalla Francia la Contessa di Castiglione.
Vi ritornerà qualche anno dopo con l’intenzione di riallacciare i vecchi rapporti, ma ormai le situazioni erano cambiate ed il suo piano fallì. Restò comunque in Francia e rivolse altrove le sue mire, “mettendosi in proprio” per trarre vantaggio personale dall’uso degli stessi metodi che le avevano permesso di diventare “eroina” d’Italia.

Si dice che abbia avuto 43 amanti molti dei quali contemporaneamente architettando un abile gioco di prestigio e usando opportuni nascondigli.
Però, come disse nella Canzona di Bacco, “Quant’è bella giovinezza, che si fugge tuttavia! Chi vuol esser lieto, sia: di doman non c’è certezza”.

Col passare del tempo, come è naturale, la bellezza di Virginia cominciava a “maturare” e le sue armi di seduzione a spuntarsi.
Fu presa dalla “depressione”, come diremmo oggi, nel vedere il suo volto ed il suo corpo sfiorire inevitabilmente.
Morì a Parigi il 28 novembre 1899 e riposa nel cimitero parigino di Père Lachaise, tra le tombe dei grandi personaggi della Francia.

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Epifania e Befana

Parlando di vecchiaia non si può non pensare alla befana. Lo sapevate che una volta i regali si ricevevano la notte tra il 5 ed il 6 gennaio? Una vera tortura per i poveri bambini: pensate che per tutti i quindici giorni circa di feste natalizie, durante i quali avrebbero potuto giocare tranquillamente, non facevano altro che aspettare la magica notte dell’ epifania per poter avere il regalo tanto atteso. Con esso, però, potevano giocare solo il 6, perché dal giorno successivo ricominciava la scuola ed allora i giocattoli andavano riposti con sommo rammarico. Oggi per fortuna i regali si danno alla vigilia di Natale e quindi tempo di “familiarizzare” con essi ce ne è tanto. Meglio oggi o meglio allora? Da un punto di vista materiale, non vi è dubbio: meglio oggi. Però allora non c’era nulla di “dovuto” o “scontato”, ma era tutto “guadagnato” in qualche modo; per i bambini in particolare era il premio al buon comportamento e le cose tanto desiderate erano rispettate di più.
Come è nata la festa dell’epifania? Il termine epifania deriva dal greco e significa “manifestazione” o “illuminazione”.
Per l’Occidente l’epifania coincide con l’arrivo dei Magi alla grotta. In quella occasione Gesù Bambino rivela ai Re Magi la sua natura di figlio di Dio.
Poiché la visita dei Re Magi a Gesù avvenne 12 giorni dopo la nascita, l’epifania viene a cadere il 6 gennaio.
Ci sono sette cristiane d’Oriente che invece fanno coincidere l’epifania con il battesimo di Gesù, perché dicono che la divinità lo abbia avvolto solo allora.
La Chiesa Ufficiale d’Oriente somma in questa festa quattro elementi: la nascita, l’adorazione dei Magi, il battesimo e il miracolo di Cana.
Dobbiamo a questo punto fare una distinzione tra la festa dell’epifania e la figura della befana: la prima infatti è prettamente cristiana mentre la seconda ha origini veramente remote.
Infatti prima della cristianità esisteva già in vario modo la figura della “befana” o diverse figure analoghe.
Presso i Celti si celebravano riti per propiziare il passaggio dal vecchio al nuovo anno e la Natura assumeva le sembianze di una vecchia, brutta ma generosa, che portava doni a tutti.
Altre versioni dicono che si facevano falò con pupazzi che rappresentavano nella figura di una vecchia l’anno appena finito e che poi veniva simbolicamente bruciato.
Nel periodo dell’antica Roma c’era il culto della dea Strenia e questa divinità veniva festeggiata all’inizio dell’anno. Si scambiavano doni ed auguri e si pensa che la parola “strenna” derivi proprio dal nome di Strenia.
Il Cristianesimo non vedeva di buon occhio queste manifestazioni pagane e in un primo momento ha cercato di abbatterle. Quando si è reso conto che esse erano fortemente radicate nelle abitudini delle popolazioni e che la loro eliminazione poteva creare scontenti ed abbandono della fede, dovette per forza di cose mantenerle e “cristianizzarle”, cercando man mano di sfrondarle dagli aspetti pagani più evidenti. C’è riuscito solo in parte: ancora oggi in molte feste “religiose” l’impronta pagana resta evidente e percepibile.
Altre tradizioni popolari medievali sparse un po’ nei vari paesi d’Europa ci riportano ad una figura di vecchia.
Ecco spiegato perché abbiamo una befana vecchia, con l’aspetto di una strega che, come tale, cavalca anche la scopa; per contro ha il comportamento, la bontà e la generosità di una fata. D’altro canto le fate, nelle varie illustrazioni ed anche in molti film, vengono presentate poco vestite, coperte di veli trasparenti, se non addirittura completamente nude.
Avere come befana una donna ben dotata, con le forme da miss qualcosa e che per giunta se ne vada in giro discinta, come la sexy-befana della rappresentazione qui sotto, (fonte: https://www.agendaonline.it/festa-della-befana-campania/), quando non peggio, meltin pot: sexy befanapotrebbe arrecare turbamento al sonno dei bambini, specialmente quelli più grandicelli e magari anche dei papà.
Allora teniamoci la vecchia e non ne parliamo più.
Dulcis in fundo: per quei pochissimi che non sanno cosa significhi melting pot e non hanno potuto cercarsi la traduzione, diciamo che questa espressione significa calderone. Il calderone è un pentolone dove si cuociono assieme cose disparate, esattamente come i paragrafi di questo articolo.
melting pot


L’espressione melting pot è spesso utilizzata per descrivere la società degli Stati Uniti d’America.
In questa nazione, oltre agli stati di origine inglese, ce ne sono altri che sono stati colonie francesi e spagnole.
In campo religioso i protestanti sono la maggioranza, ma troviamo anche cattolici, anglicani, calvinisti, battisti, mormoni (nello Utah) e altri minori. Anche qui il termine melting pot rende perfettamente l’idea.
Successivamente l’immigrazione europea del XIX e XX secolo ha apportato altre razze diverse. Massiccia è stata anche l’immigrazione caraibica, di lingua spagnola.
Non ultima, specialmente sulla West Coast, c’è stata l’immigrazione cinese. Famosa è la China Town di S. Francisco.
L’immagine del melting pot, del crogiolo, associata agli statunitensi fu impiegata per la prima volta dal drammaturgo Israel Zangwill nell’opera Melting Pot, pubblicata nel 1908.
Melting pot è anche uno dei nomignoli della città di New York (di origini olandesi), per indicare che è una città cosmopolita dove si possono trovare tutte le razze.

E dopo questo doveroso chiarimento non rimane che salutarvi.
Bye, bye.
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Un commento

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    Blythe

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