La Costellazione di Orione: miti ed astronomia

La Costellazione di Orione

Orione in astronomia
Costellazioni legate ad Orione nella mitologia
Orione nella mitologia greca e romana
Orione nelle altre mitologie

Orione in astronomia
Orione deriva il suo nome dal cacciatore omonimo (vedi capitolo della mitologia) che rappresenta una figura esistente, in vario modo, in quasi tutte le culture.
La costellazione si estende da +23° Nord fino a -11° Sud, mentre va da 4h 45m Est a 6h 25m Ovest per un totale di 594 gradi quadrati. Orione è una costellazione molto ricca di corpi stellari e identità di altro tipo. Tra le stelle in essa comprese se ne contano almeno 120 che sono più brillanti della sesta
Orione è visibile in autunno e inverno in entrambi gli emisferi ed è facilmente riconoscibile per le sue stelle luminose e disposte a forma di clessidra.
La costellazione di Orione, nel cielo d’Italia, sorge ad Est nel mese di novembre e tramonta ad Ovest nel mese di maggio.
Il momento di migliore visibilità, si ha quando la costellazione è visibile verso sud, tra la fine di gennaio e l’inizio di febbraio.
Nella costellazione di Orione ci sono ben sette stelle molto luminose che caratterizzano proprio la forma del guerriero.
La più brillante di esse é che dovrebbe essere la , ma quando fu fatta la classificazione, intorno al 1600, la stella più luminosa sembrò essere Quindi la è quest’ultima e è la

Le stelle vengono classificate, per ogni costellazione, in base alla loro Quindi è la più luminosa, la seconda eccetera.
Alla lettera greca segue il genitivo del nome latino della costellazione. Allora è “ Orionis” o, più brevemente, beta Ori.

La Costellazione di OrioneLa Costellazione di Orione. Fonte foto:http://www.ilmattinodifoggia.it/blog/23275/Miti-e-costellazioni--da-come.html

La 7 stelle principali sono ben visibili nella figura. Esse sono: , in alto a sinistra; , in alto a destra; , e , che sono le tre stelle al centro e formano la cintura di Orione; il piede sinistro, che è una stella tripla in un sistema di raggio 2000 ; (kappa ori) è conosciuta come la spada di Orione, ma per un errore di traduzione. In realtà sarebbe il ginocchio destro.
Sulla cintura di Orione nel corso degli anni sono state formulate diverse teorie secondo cui le tre piramidi della pianura di Giza rispecchierebbero lo schema della cintura di Orione. Altre, meno accreditate affermano che tale coincidenza è la prova di un contatto alieno con il pianeta terra alle origini dell’umanità.

La cintura di Orione e le piramidi di Giza.

La cintura di Orione e le piramidi di Giza. Fonte foto: https://osr.org/it/blog/astronomia/cintura-di-orione-e-piramidi-degitto/

La teoria è stata smentita dimostrando la sua infondatezza.
Altri oggetti della costellazione:
Tra i corpi non stellari della costellazione, la nebulosa di Orione è la più famosa dell'intero cielo. In realtà è formata da due nebulose molto vicine, M42 ed M43 del . All'interno della nebulosa brilla Theta Orionis, che fa parte di un insieme di quattro stelle note come Trapezio per la forma assunta.
La nebulosa si trova poco al di sotto della cintura di Orione ed è essa la vera spada di Orione.
Nell’immagine che rapprenta la costellazione, nella parte inferiore della clessidra, si vedono tre puntini allineati in verticale, come una spada che penda dalla cintura.
Più piccola, invece, è M78. Nei pressi della cintura, inoltre, è presente anche la famosa nebulosa B33 del , comunemente nota come nebulosa Testa di Cavallo.
Triangolo invernale:
E’ un allineamento che facilita l’orientamento: tracciando una linea che congiunga le tre stelle della cintura da nord-ovest a sud-est e proseguendo grosso modo nella stessa direzione, si arriva ad una stella di colore azzurro, estremamente luminosa: si tratta di ( Canis Majoris), la stella che con la sua pari a -1,46 è la più brillante di tutta la volta celeste.

I vertici di questo ideale triangolo sono: , la citata e ( Canis Minoris)

Triangolo invernale

Costellazione di Orione: Triangolo invernale. Fonte foto: https://www.ilmeteo.it/notizie/astronomia-ecco-sirio-la-stella-piu-luminosa-del-firmamento-cielo

La clava ed il mantello:


Orione: La clava ed il mantello. Orione: La clava ed il mantello. Fonte foto:http://www.ilmattinodifoggia.it/blog/23275/Miti-e-costellazioni--da-come.html

Tutte le figure che rappresentano la costellazione di Orione presentano un uomo che ha sul braccio sinistro un vello di copertura, o uno scudo, formato dall'arco delle stelle che da vanno verso ( Tauri), la stella molto luminosa che si vede in alto a destra rispetto alla costellazione di Orione. Il braccio destro è alzato e nella mano destra si vede la clava. Sono le stelle che si trovano sopra , verso la costellazione dei Gemelli.

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Costellazioni legate ad Orione nella mitologia
Il Cane Maggiore

E’ una costellazione che si trova a Sud-Ovest dei piedi di Orione e la sua stella principale è . Ad ovest di essa si trova Murzim, una stella di seconda che con la stessa rappresenta il muso del Cane. Il resto della costellazione, tutta contenuta nell'emisfero australe, si estende verso sud, in parallelo con la Via Lattea.
La costellazione è visibile per tutto l'inverno e anche parte della primavera, quando si mostrerà verso occidente.

Il Cane Minore

Il Cane Minore è una piccola costellazione, contenuta quasi per intero nell'emisfero boreale; la sua stella principale, , costituisce il vertice orientale dell'asterismo del Triangolo Invernale. A differenza del Cane Maggiore, questa costellazione è povera di campi stellari di fondo, e anzi la sua unica caratteristica notevole è data proprio dalla presenza di , l'ottava stella più brillante del cielo.
Cane Maggiore e Cane Minore rappresentano secondo la mitologia i due cani di Orione, il cacciatore.

La Costellazione della Lepre

Un cacciatore senza preda non ha senso, e quindi ecco la costellazione della Lepre (nome ufficiale Lepus).
Pare che a Orione piacessero molto le lepri e gli astronomi greci non hanno avuto difficoltà ad individuarla proprio ai piedi di Orione, con in procinto di saltarle addosso.
Secondo altre leggende la lepre sarebbe stata messa in cielo come monito agli abitanti dell’isola di Laro, i quali ne introdussero degli esemplari sull’isola e poi si trovarono con i raccolti rovinati a causa dell’alta prolificità e voracità di questi animali.
La si chiama Arneb, molto brillante in assoluto ma anche molto distante, con i suoi 945 .
è nota come Nihal o Nihol, ed è una doppia stella molto con oggetti molto ravvicinati. Anche la stella gamma Leporis è una doppia, ma più semplice da distinguere in virtù della separazione di 96 secondi d'arco.
Caratteristica è R Leporis (stella Cremisi o purpurea di Hind), una variabile il cui spettro presenta forti righe di carbonio.
Dal punto di vista non stellare, invece, la costellazione è caratterizzata da un oggetto del , M79, un ammasso globulare di 8 raggiungibile prolungando il segmento che unisce
Oltre a questo, qualche piccola galassia ed una nebulosa planetaria, IC 418, molto evanescente.

Nota: il è una estensione del

La costellazione del Toro

La Lepre, per quanto prelibata, non costituisce avversario degno di un forte guerriero come Orione. Ed ecco allora un temibile toro, con le corna protese verso il gigante, che gli sbuffa proprio sul mantello.
Il toro è una notevole costellazione zodiacale. La sua stella principale è ( Tauri) apparentemente immersa in un notevole gruppo di stelle piuttosto appariscenti, le Iadi. Si noti la curiosa disposizione delle stelle, con due allineamenti che formano una V e che dà l'idea della testa del Toro.
ne rappresenta l'occhio destro, poi si scende verso la bocca (Hyadum I) e si risale all’occhio sinistro (Ain).
Da e da Ain partono le due poderose corna.
Una peculiarità è offerta dalle , un gruppo di cui sei, sette stelline sono visibili ad occhio nudo a nord-ovest di . Il Toro è una costellazione ricca di stelle abbastanza luminose e per di più è posta in una magnifica zona di cielo, dato che è contornata da Perseo, l'Auriga, i Gemelli ed Orione.

La costellazione del Toro di fianco ad Orione

Costellazione del Toro. Fonte foto:http://www.eanweb.com/2011/il-toro-una-costellazione-autunnale-celata-in-millenarie-leggende/

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Orione nella mitologia greca e romana

I nostri antenati, a partire dai Sumeri, hanno sempre rivolto lo sguardo al cielo; non avendo a disposizione strumenti che facilitassero loro il compito, hanno dovuto “inventarsi” delle associazioni allegoriche (personificazioni di dei, animali o altro) per avere dei punti di riferimento nella volta celeste.
A partire dal 425 a.C., i Greci hanno identificato in questa costellazione la figura di Orione, l'uomo più grande e bello del mondo.
Orione era figlio di Euriale (figlia di Minosse, re di Creta) e di Poseidone, il dio del mare.
Dal padre ottenne il dono di poter camminare sulle acque.
Nel cielo è raffigurato mentre, armato con una clava e rivestito con una pelle di leone, affronta un toro, rappresentato nella confinante costellazione.
Del toro però non c’è menzione nella mitologia greca ma c’è in quella sumera.
Anche altri popoli videro la forma di un gigante; gli arabi lo chiamavano al-giauza (il gigante).
Inizialmente la costellazione era legata ad Ares (l’equivalente greco di Marte dei romani). Successivamente essa fu denominata Orione. Ci dice Pindaro che il nome deriva da Oarion, che significa guerriero.
Orione è citato da Omero come un bellissimo cacciatore che osò offendere Artemide, la dea della caccia, affermando di esserle di molto superiore e di essere in grado di uccidere con facilità ogni genere di animale della terra. La dea, indignata, generò uno scorpione che lo punse a morte.
In un'altra storia, che ci perviene da Arato, Orione avrebbe tentato di rapire Artemide, la quale causò una spaccatura del terreno dalla quale uscì lo scorpione. Ovidio invece ci dice che Orione venne ucciso nel tentativo di salvare Latona dallo scorpione.
Queste tre versioni hanno in comune la morte di Orione causata dalla puntura dello scorpione.
Nota: la costellazione dello Scorpione sorge quando Orione tramonta ed in questo modo si evita che l’animale possa ancora nuocergli.
La morte di Orione lasciò soli e disperati i suoi fedeli cani, Sirio e Procione, che ulularono per giorni e giorni fino a che Zeus non li trasformò in due costellazioni, rispettivamente il Cane maggiore e il Cane minore. Orione inseguiva le pleiadi, un gruppo di giovani donne che tentavano di sottrarsi ai suoi approcci. In particolare il nostro cercava una di esse, Merope, e per questo motivo sarebbe stato accecato da Oenopion, re di Chio. Su consiglio di Vulcano egli si arrampicò su un monte dell'isola di Lemno e si volse verso il Sole nascente, riacquistando la vista. Sia Orione che le sono due delle configurazioni più antiche, forse create assieme, anche perchè furono utili agli agricoltori ed ai naviganti. Nel firmamento le (Pleiades) sono note come M 45 () e costituiscono l'ammasso stellare più brillante e famoso di tutto il cielo, citato in ogni tempo, da Omero a D'Annunzio.
Una diversa versione della mitologia relativa ad Orione narra che Artemide se ne era innamorata. Poiché Artemide era stata votata alla castità, non le era permesso di legarsi a nessuno, dio o mortale che fosse.
Un giorno Apollo (fratello e tutore di Artemide) vide Orione tuffarsi in mare e, nuotando vigorosamente, allontanarsi al largo. Chiamò allora Artemide e la sfidò a colpire qual puntino nero (la testa di Orione) che si vedeva in mezzo al mare. Artemide scoccò e colpì il bersaglio, uccidendo Orione. La disperazione della dea, quando capì cosa era successo, commosse Zeus che trasformò Orione in costellazione.
Orione venne chiamato da Virgilio, Plinio e Orazio il "tempestoso" ovvero "l'annunciatore di pericoli in mare". Ovviamente non è Orione la causa delle tempeste, ma l’inverno. La comparsa della costellazione annunciava l’inverno e quindi le tempeste di mare.
Secondo la mitologia romana Irieo, fondatore di Iria in Beozia, non aveva una discendenza e un giorno, dopo aver accolto (sebbene dapprima non li avesse riconosciuti) con grande ospitalità Zeus, Ermete e Poseidone, chiese loro un rimedio al suo problema. Gli dissero di prendere la pelle d'un toro che aveva sacrificato e, dopo averla bagnata della sua orina, di bruciarla. Nove mesi dopo, nel luogo dove avvenne il rito, nacque un bambino che Irieo hiamò Urione (da urina), nome poi trasformato in Orione, che ben presto si rivelò essere un gigante.

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Orione nelle altre mitologie

Sumeri: I Sumeri furono i primi a delineare le costellazioni. Essi associavano l’asterismo al grande eroe Gilgamesh, e chiamavano la costellazione URU.AN.NA (luce del cielo) e quella del toro GUD. AN.NA (toro del cielo).
Sappiamo con certezza che Gilgamesh fu un giovane re di Uruk, appartenente alla prima dinastia (circa 2600 a.C.). La sua opera più famosa fu la costruzione delle mura di Uruk, come è menzionato nel poema “l'Epopea di Gilgamesh” e confermato da un successivo re della città, Anam, il quale, parlando della ricostruzione delle mura, le definisce “un'antica opera di Gilgamesh”.
Il poema ci racconta che Gilgamesh ed il suo amico Enkidu uccidono un terribile gigante, Humbaba, quindi tornati a Uruk si lavano e indossano abiti puliti e una fusciacca. La bellezza di Gilgamesh colpisce la dea Ishtar, l'impetuosa e aggressiva dea babilonese della fecondità e dell'amore, nonché protettrice delle meretrici e dei luoghi dove si beveva birra.
Ma Gilgamesh non è tentato dalla dea ed elenca, con disarmante franchezza, le sventure che hanno colpito i suoi precedenti amanti, trattati dalla dea con estrema crudeltà, uccisi o torturati oppure trasformati in rane o in lupi.
Ishtar, non abituata a sentir parlare con tanta sincerità, salì nell'alto dei cieli e chiese al padre Anu (il dio del cielo) il Toro del Cielo per distruggere Gilgamesh. Anu tentò di placarla, ma Ishtar si infuriò tanto da minacciare di rompere i cancelli dell'oltretomba e di lasciare liberi i morti.
Le sue terribili minacce ebbero effetto sul padre, ed essa rientrò a Uruk tenendo in mano le redini del Toro del Cielo. Questo Toro era, per i popoli mesopotamici, il Toro del Paradiso.
Davanti al fiume, il Toro sbuffò e nella terra si aprì un crepaccio in cui precipitarono centinaia di giovani guerrieri di Uruk. Sbuffò di nuovo e si aprì un altro crepaccio in cui caddero altri guerrieri. Quando sbuffò per la terza volta, un ulteriore crepaccio si aprì ed anche Enkidu vi cadde dentro. Prontamente balzò fuori, afferrò la coda del Toro per distrarlo, permettendo a Gilgamesh di affondare la sua spada nell'enorme collo del mitico animale. Quindi Enkidu squartò il toro e ne gettò i pezzi in cielo, contro Ishtar. Tale smembramento forse spiega come tutte le mappe stellari, anche le più antiche, rappresentano la costellazione del Toro solo con la parte anteriore dell'animale.
Fonte: http://mitologia.dossier.net/orione.html
Arabi:
Gli arabi chiamavano Orione Al-Giauza (Il gigante) e da loro provengono i nomi di diverse stelle di questo asterismo.
La costellazione del Toro, per gli arabi, era in origine il trono di Al-giauza, ma poi anche gli arabi accettarono il simbolo greco del toro.
Egizi
La costellazione di Orione fu oggetto di molte attenzioni anche da parte degli Egizi, per i quali questo gruppo di stelle rappresentava Osiride, la principale divinità maschile che aveva dato origine alla civiltà nella terra del Nilo, mentre Iside era ritratta dalla brillante . Anche il dio solare Horus è immortalato in Orione, posto sulla barca sacra (la costellazione della Lepre), circondato da stelle e seguito da in forma di vacca, anch'essa su una barca. Secondo recenti studi, le piramidi della IV dinastia della piana di Giza, hanno, rispetto al fiume Nilo, la medesima posizione delle stelle della costellazione rispetto alla Via Lattea. Inoltre un condotto d'aria della Grande Piramide sembra essere allineato con le stelle della cintura di Orione.

Questa teoria è stata sempre molto discussa e, come già accennato, sembra essere stata smentita.
Aborigeni australiani
Tra i popoli che vivono nel Western Desert, il sorgere delle all'alba in autunno significa che l'annuale stagione degli amori tra i dingo è cominciata. Cerimonie di fertilità sono rappresentate qualche settimana più tardi, per le quali alcuni giovani cuccioli sono selezionati per la festa. In accordo con la leggenda, le Kungkarungkara, le donne ancestrali, allevarono una muta di dingo per proteggersi da un uomo chiamato Njiru (Orione). Egli, malgrado i dingo, riuscì a rapire una delle ragazze (la Pleiade oscura) che morì, pur continuando a seguire le altre. Alla fine le sette donne assunsero la loro forma totemica di uccelli e volarono in cielo, ma, sfidando i loro dingo, Njiru le seguì anche attraverso il cielo.
Una leggenda sorprendentemente simile a quanto risulta dalla mitologia greca.
Per gli indigeni Hawaiani, le erano collegate con il dio Lono, il dio dell'agricoltura, della fertilità e della pace. Il periodo dell'anno a lui dedicato era il mahahiki, che durava circa quattro mesi ed era annunciato dal sorgere annuale delle al tramonto. In questo periodo Lono ritornava e portava con sé le piogge fertilizzanti dell'inverno, mentre tutte le normali attività umane erano sospese per potersi dedicare a sport, giochi, canti e danze hula. Alcune di queste ultime, simbolizzando una copulazione cosmica, avevano lo scopo di eccitare il dio affinché fertilizzasse la terra.
Il mito di Orione o dell’equivalente è presente praticamente in tutte le culture, da quella degli amerindi alla cinese.
Nell'antica Cina, Orione era uno dei 28 Xiu zodiacali. Conosciuta come Shen, che significa "tre", era probabilmente chiamata così a causa delle tre stelle nella Cintura di Orione
Per gli indiani Pawnee la costellazione di Orione rappresenta il grande capo Lunga Fascia, il quale dopo aver consultato il proprio popolo presso le due stelle più brillanti dei Gemelli (Castore e Polluce), lo condusse di vittoria in vittoria lungo la Via Lattea. Ora il suo corpo riposa nelle ed il suo cuore nel Presepe, M 44, il grande ammasso aperto formato da circa 75 stelle distanti da noi 520 , che si trova nella costellazione del Cancro.
Gli indiani Chinook (popolo del Nord-Ovest) vedevano nelle tre stelle della Cintura di Orione allineate una canoa e nella spada (gruppo di stelle a semicerchio che seguono , cioè la mano) un'altra canoa.
Per le popolazioni artiche la cintura di Orione rappresenta tre cacciatori (i figli di Galla) che inseguono una grande renna, raffigurata dall'insieme di molte costellazioni: Cassiopea, Perseo e Auriga
Gli eschimesi che vedevano in queste tre stelle tre Siktut, i cacciatori di foche, che, dispersi durante una caccia furono trasferiti insieme nel cielo.
Per gli indiani (dell’India) la costellazione di Orione è il Signore delle Creature, il dio Praiapati, nella sua metamorfosi come cervo Mriga che insegue, insanamente innamorato, la propria figlia, la bellissima Roe Rohini (la stella ) salvata dal cacciatore celeste Lubdhka (la stella ) che scaglia con il suo arco, una freccia che uccide Mriga. La freccia è ancora piantata nel corpo del cervo ed è rappresentata dalle tre stelle della cintura.

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