Etruschi: Sarcofago degli sposi.
Varie in libertà

Etruschi: Fascino e mistero

Etruschi: Fascino e mistero



Prologo
Cenni di storia
Religione
Arte
Le donne etrusche
Organizzazione politica

Prologo
Chi erano gli Etruschi?
Definizione dell’Enciclopedia Treccani:
Etruschi: antica popolazione d’Italia, insediata soprattutto nelle odierne regioni di Toscana, Lazio e Umbria settentrionali ma con alcune propaggini anche in Campania, Emilia-Romagna e Lombardia.
Definizione dell’Enciclopedia dei ragazzi (2005)
Un popolo misterioso… ma non troppo.
Gli Etruschi erano la più importante popolazione dell’Italia preromana. Occupavano originariamente la regione compresa tra l’Arno e il Tevere, che dal loro nome latino (Tusci) prese il nome di Toscana. Di lì poi si estesero verso nord, Emilia e Lombardia, e verso sud, Campania.
Definizione di Lingua etrusca nel Dizionario Italiano
L’etrusco è una lingua che fu parlata e scritta dagli Etruschi. Era diffusa in diverse zone d’Italia: principalmente in Etruria, ma anche in alcune aree della Pianura padana, nelle attuali Lombardia ed Emilia-Romagna, da dove furono espulsi dai Galli, e in alcune zone della Campania, dove furono assorbiti dai Sanniti.
Definizione di etrusco data dal Vocabolario Italiano:
Etrusco, aggettivo maschile singolare.
(Singolare maschile: etrusco, plurale maschile: etruschi, singolare femminile: etrusca, plurale femminile: etrusche)
Che riguarda gli Etruschi, antica popolazione non indoeuropea del centro Italia, che molto prima dell’avvento dei Romani s’insediò in prevalenza nell’odierna Toscana; di probabile origine asiatica, si fusero poi con altre genti italiche.
Gli etruschi chiamavano se stessi Rasenna, che alcuni traducono come russi, ad indicare una provenienza slava, ed altri come “popolo di uomini rasati o con barba curata” anche basandosi sulle raffigurazioni rinvenute.
Origini del popolo etrusco
Ci sono tre ipotesi circa l’origine di questo popolo:
1) Secondo Erodoto (storico greco, che Cicerone considerava “padre della storia”, Alicarnasso circa 484 a.C., Thurii circa 430 a.C.) gli etruschi sarebbero arrivati dalla Lidia (oggi compresa nell’Anatolia, parte occidentale dell’odierna Turchia) poco dopo la fine della guerra di Troia (intorno al XII secolo a.C.). La partenza sarebbe avvenuta a causa di una grossa e lunga carestia che rendeva impossibile la sopravvivenza in quei luoghi. I Lidi si divisero in due gruppi e quello comandato da Tirreno, navigando fino all’Adriatico, lasciò le proprie navi e approdò presso gli Umbri, per poi trasferirsi in Toscana. A questa ipotesi aderì anche Virgilio che, nella sua Eneide, chiama gli etruschi “gente di Lidia”. Alcune iscrizioni trovate nell’isola di Lemno (che si trova ad una cinquantina di chilometri al largo dell’imbocco dello stretto dei Dardanelli) mostrano caratteri e struttura linguistica molto simile a quella etrusca. Questa circostanza sembrava essere la prova dell’esattezza del pensiero di Erodoto. Oggi però questa supposizione è stata abbandonata. Si ritiene infatti che questi influssi, che sono relativamente più recenti rispetto alla nascita della civiltà etrusca, siano derivati da rapporti commerciali e non da discendenza diretta.
2) Secondo Ellanico di Lesbo (o Ellanico di Mitilene, storico greco, Mitilene circa 490 a.C., Atene circa 405 a.C.) gli etruschi non partirono dalla Lidia ma dalla Tessaglia (regione della Grecia settentrionale) e si chiamavano Pelasgi. Il nome di etruschi fu preso dopo l’arrivo in Italia. Il loro condottiero non si chiamava Tirreno ma Nanas. L’approdo sull’Adriatico ed il trasferimento verso la Toscana è quasi analogo al precedente.
3) Una terza ipotesi ritiene che gli etruschi siano arrivati in Italia attraverso le Alpi e poi, dal Trentino, siano scesi in Toscana. La supposizione deriva da un passo contenuto nelle Storie (V, 33,11) di Tito Livio (storico romano, Padova 59 a.C., Padova 19 d.C.).
4) La quarta teoria accredita agli etruschi una presenza in Italia fino da età antichissima (discendenza dai villanoviani e quindi dai palafitticoli e dai terramaricoli dell’età del Bronzo, ovvero, considerando i villanoviani italici immigrati, dalle locali genti neo-eneolitiche, cioè del tardo periodo neolitico quando, accanto agli strumenti di pietra, cominciavano ad apparire strumenti in metallo, di rame puro). Questa ipotesi era stata sostenuta fin dai tempi di Augusto dallo storico Dionigi d’Alicarnasso, o Dionisio (Alicarnasso, 60 a.C. circa, Alicarnasso 7 a.C.).
Come detto, la quarta ipotesi oggi va per la maggiore, ma quel che è certo è che all’inizio del 9° sec. a.C. fiorì la civiltà del Ferro in molti centri dell’Etruria storica e che da allora è possibile seguire, attraverso i resti archeologici, il loro sviluppo.
Civiltà Villanoviana
Nella metà del 1800 furono scoperti nella località di Villanova, presso Bologna, i resti di alcune tombe a pozzetto risalenti alla prima età del ferro (tra il IX e l’VIII secolo a.C.). Assieme alle ossa furono ritrovati anche oggetti di ceramica, vasi ed accessori.
Successivamente furono trovate altre tombe di tipo più evoluto ed infine nella città di Bologna fu rinvenuto un intero abitato villanoviano. Si trattava di centinaia di capanne, di forma circolare, formate da frasche e argilla.
Le capanne erano posizionate in luoghi naturalmente difesi, ma adatti all’agricoltura.
In Etruria e nella maggior parte della penisola italica, il popolamento dell’età del Bronzo finale è caratterizzato da una serie di piccoli villaggi interni disseminati in maniera capillare prevalentemente in altura come garanzia di maggiore difesa.
I villaggi sono di dimensioni ridotte, probabilmente abitati da un solo gruppo familiare, però tanti piccoli villaggi vicini tra loro formavano quello che si può definire un tessuto proto-urbano.
Nulla a che vedere con una città vera e propria, perché ogni villaggio era assolutamente indipendente, ma la vicinanza favoriva gli scambi e, ove necessario, una comune difesa.
In base ai reperti trovati si distinguono due periodi: Villanoviano puro e Villanoviano evoluto.
I ritrovamenti più numerosi sono avvenuti nella zona di Bologna, di Rimini e dell’Etruria, ma resti sono stati ritrovati anche più a sud, fino alla penisola sorrentina.
Gli etruschi stessi facevano risalire le origini della loro “nazione” intorno al X/IX secolo a.C.
Si diceva che la stessa si estendesse lungo il Tirreno da Bologna fino ad Agropoli.
Il sottosuolo delle maggiori città etrusche (Veio, Cerveteri, Tarquinia, Vulci, Volsinii, Vetulonia, Chiusi, Volterra, ecc.) ha mostrato che il momento più antico dell’insediamento risale per lo più all’inizio dell’Età del Ferro. Non mancano però tracce di presenze anteriori riferibili alla fine dell’Età del Bronzo.
Tutto questo non fa che confortare la quarta ipotesi, che ormai è accettata da tutti gli studiosi.
Si è trattato evidentemente di una naturale evoluzione che progressivamente ha portato alla presa di coscienza ed alla consapevolezza di essere un “popolo”.

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Cenni di storia

Intorno all’VIII secolo a.C. la civiltà etrusca rappresentava l’unica civiltà italica in grado di attuare una politica espansionistica. La spinta verso questa espansione era più economica che politico-militare.
Essi non ebbero difficoltà a sottomettere le deboli e meno evolute popolazioni limitrofe.
Fin dai primissimi tempi gli Etruschi si erano estesi nell’Arcipelago Toscano, isola d’Elba e altre isole minori.
Successivamente cominciarono ad espandersi nel territorio che poi avrebbe formato l’Etruria vera e propria.
Intanto cominciavano a sorgere le prime città: Cerveteri (con i tre porti di Alsium – oggi Ladispoli -, di Pyrgi – oggi Santa Severa – e di Punicum – oggi Santa Marinella) fu forse la prima città ad avere una certa importanza.
Successivamente sorse la città di Tarquinia, città madre dell’Etruria, poi l’espansione continuò sia verso la costa che verso l’interno.
Numerose altre città sorsero in questo periodo: Vulci, le cui rovine si trovano oggi nel territorio di Montalto di Castro, poi Cortona, Chiusi, Perugia ed Arezzo.
Una menzione particolare merita la città di Veio perché è stata la naturale nemica di Roma, non molto distante da essa. Numerosi sono stati gli scontri tra le due città e nel VI secolo a.C. Veio riuscì ad imporre il proprio dominio politico sull’Urbe. Gli ultimi tre re di Roma, Anco Marzio, Tarquinio Prisco, Tarquinio il Superbo erano di origine etrusca. Il predominio ebbe fine nel 509, con la cacciata del re e la proclamazione della repubblica.
Tarquinio il Superbo, estromesso dal trono, chiese aiuto a Porsenna, lucumano di Chiusi, che mise sotto assedio la città di Roma. Durante questo assedio la storia (o la leggenda?) vuole che si verificasse l’episodio di Muzio Cordo che, mandato ad uccidere Porsenna, pugnalò invece, per errore, il suo segretario. Dopo la cattura, bruciò la mano destra che aveva sbagliato e da allora fu chiamato Muzio Scevola (scevola = mancino), dicendo a Porsenna che vi erano altri 300 giovani romani come lui che avrebbero tentato di ammazzarlo. Porsenna, impressionato da quanto aveva sentito, proclamò l’armistizio con Roma. Comunque Roma dovette pagare tributi al re etrusco per un lungo periodo di tempo per mantenere la propria indipendenza.
Il periodo tra VI ed il V secolo fu quello di maggiore espansione per gli etruschi. Dal secolo successivo cominciò il lento declino che portò la nazione etrusca verso il completo assoggettamento da parte dei romani.

Etruschi, diffusione nel periodo di massimo splendore
Foto 1: Etruschi, diffusione nel periodo di massimo splendore

Nelle terre conquistate i popoli sconfitti talvolta venivano assimilati culturalmente, altre volte invece i vinti subivano un dominio politico, come nel caso di Roma.
Intorno al 540 a.C. gli Etruschi conquistarono le coste della Corsica, che fino a qual momento avevano offerto rifugio alle navi focesi (provenienti dalla città ionica di Focea – vedi articolo su Hyele, Elea,Velia).
La conquista avvenne dopo la battaglia di Alalia, combattuta nelle acque tra la Corsica e la Sardegna (540 a.C.).
La guerra fu dichiarata a causa delle scorribande piratesche dei focesi che rendevano insicuri i traffici del Tirreno. Etruschi e Cartaginesi si allearono contro i greci e affrontarono le navi focesi. Molti testi riportano come vincitori della battaglia gli alleati tirrenici; in realtà essa fu vinta militarmente dai focesi.
A causa del numero preponderante delle navi nemiche la flotta di Focea, pur possedendo navi più agili, più veloci e tecnicamente più avanzate, subì gravissime perdite.
I Focesi non avevano fondato vere città in Corsica ma usavano le sue coste come ricovero temporaneo per le navi.
Non avevano a disposizione quindi cantieri capaci di ripristinare la flotta e decisero di abbandonare quei luoghi, paventando ulteriori attacchi che non avrebbero potuto sostenere.
Dopo questo episodio e varie peregrinazioni finirono per acquistare il borgo di Hyele, nel Cilento.
Pertanto la vittoria dei Cartaginesi e degli Etruschi risiede nel fatto che comunque il loro scopo era stato raggiunto e si erano liberati dell’incomoda presenza dei greci nel Tirreno Centrale.
Con la conquista delle sponde tirreniche della Corsica gli Etruschi erano diventati padroni assoluti del bacino di mare compreso tra Corsica e Toscana.
In quel periodo sul Tirreno affacciavano tre civiltà: Etruschi, Cartaginesi e Greci della Magna Grecia. Cartaginesi ed Etruschi erano sempre stati alleati naturali; con i greci inizialmente si erano instaurati buoni rapporti, ma col passare del tempo essi cominciarono a deteriorarsi fino a sfociare in guerre aperte.
Via terra invece gli Etruschi si erano spinti a Nord degli Appennini, fondando la città di Marzabotto.
Sottomisero poi Felsina (attuale Bologna), e fondarono Mantova, Adria e Spina.
Le ultime due erano porti sull’Adriatico creati per facilitare il commercio marittimo con gli ateniesi, scavalcando così il Mar Tirreno.
L’espansione verso Sud li portò fino in Campania (Capua, Pompei, Salerno).
Dal V secolo a.C. inizia il declino della nazione etrusca.
Intorno al 400 a.C. le popolazioni Celte cominciarono a dilagare nell’Italia del Nord cacciando via via gli Etruschi dai loro territori e impadronendosi della pianura padana.
A Sud lo scontro principale fu con la città di Cuma, città greca che aveva sotto il suo controllo tutto il litorale del golfo di Napoli. Un primo scontro si ebbe ad Aricia (oggi Ariccia) nel 504 a.C. quando cumani e latini alleati, guidati dal cumano Aristodemo, sconfissero le armate etrusche. A seguito di questa vittoria i latini si liberarono dal giogo etrusco.
I traffici marittimi tra l’Etruria e la Campania ne risultarono fortemente danneggiati e la necessità di ripristinarli fece convergere l’attenzione degli Etruschi sull’attrezzatissimo porto di Cuma.
La potente città greca era considerata il maggior ostacolo ai traffici degli Etruschi e la conquista del suo porto era ritenuta determinante per la ripresa degli stessi.
Qualche anno dopo Capua capeggiò una coalizione per la conquista di Cuma. Gli Etruschi avevano elaborato un piano d’attacco, ma non dovettero essere molto discreti perché i cumani ne vennero a conoscenza e presero le loro contromisure chiamando in soccorso i greci della Sicilia Orientale.
Gli Etruschi subirono una dura sconfitta al largo di Cuma, nel 474 a.C., da parte delle flotte cumane e siracusane alleate.
Le navi etrusche, sebbene più potenti e dotate di rostri, temibili in mare aperto ma lente nelle acque basse, si trovarono imbottigliate tra il mare e la costa dall’arrivo non previsto della flotta di Siracusa e subirono una distruzione quasi totale.
Nello stesso tempo le popolazioni sannite premevano dall’interno e ad una ad una, nel corso dei successivi 50 anni circa, conquistarono le città etrusche della Campania, già militarmente indebolite.
Alla fine del V secolo a.C. erano rimaste indipendenti solo le città dell’Etruria, circondate da nemici, ed i traffici marittimi avevano subito una irreparabile caduta.
Nel frattempo si stava profilando la minaccia della nascente potenza di Roma, che finirà poi per assoggettarle.
I primi scontri armati si ebbero con la guerra tra Roma e le città di Veio e Fidene (483-474 a.C.).
Fidene cadde nel 425 a.C. e Veio nel 396 a.C.
Altre città furono costrette alla pace mentre Sutri si alleò con i romani. Volsinii cadde nel 294 a.C., e fu tra le ultime città conquistate. Prima della metà del III secolo a.C. tutta l’Etruria fu assoggettata dai romani.
Si chiudeva così il ciclo degli Etruschi.
Fonte foto 1:
https://www.studiarapido.it/etruschi-origini-espansione-declino/#.XB8pm1xKiUk


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Religione

Nei primi tempi della civiltà etrusca l’idea fondamentale era che la natura dipendesse strettamente dalla divinità ed ogni fenomeno naturale dipendesse dalla volontà di un dio.
Pertanto gli dei erano concepiti come esseri soprannaturali e indefiniti e l’uomo non ne aveva alcuna conoscenza.
Ogni divinità poteva essere conosciuta solo in base alle manifestazioni naturali.
Poiché la curiosità di conoscere prima e non dopo la volontà della divinità del caso è un desiderio del tutto umano ed universale, presso gli etruschi erano molto seguiti gli indovini.
La casta sacerdotale faceva parte dell’aristocrazia ed erano imparentati con i lucumoni che erano i soli ai quali era stata data la rivelazione dei testi sacri.
Le due divinazioni fondamentali erano la lettura delle viscere e l’interpretazione dei fulmini.
Ogni divinità poteva disporre di un fulmine per volta, mentre il dio più importante, Tinia, successivamente identificato con Giove romano e Zeus greco, ne aveva a disposizione tre.

Etruschi: il dio Tinia
Foto 2: Il dio Tinia

L’ordine di lancio dei fulmini era il seguente: il primo valeva come avvertimento, il secondo come intimidazione ed il terzo come punizione.
Naturalmente abbiamo semplificato: la lettura dei fulmini era molto complessa e c’erano moltissime altre regole oltre a quelle illustrate. Solo un sacerdote esperto poteva districarsi nella giungla dei significati del fulmine (ovviamente! – n.d.r.).
Dopo la caduta del fulmine vi era tutto un rituale da rispettare: si doveva costruire un piccolo pozzo dove il fulmine era caduto e mettervi quanto dal fulmine era stato colpito, cadaveri umani ed animali compresi, e poiché era terra sacra andava coperto con un tumulo e recintato, per evitare che potesse essere calpestato.
La lettura del fegato degli animali sacrificati, ovini in particolare, si basava sulla interpretazione delle sue irregolarità. Esso era diviso in parti ed ogni parte aveva il suo dio interessato, del quale si leggeva la volontà.
A partire dal VII secolo a.C. i contatti con i greci portarono profonde e reciproche influenze.
Molte delle figure divine greche furono importate mantenendo nome e funzioni.
Quindi “l’Olimpo” etrusco aveva due livelli di divinità: al primo gradino, gli dei misteriosi tipicamente etruschi ed al secondo una dozzina delle maggiori divinità greche.
Il cielo, per gli etruschi, era diviso in 16 zone, ognuna delle quali rappresentava la dimora di una divinità.
Legata alla religione è la concezione di una vita spirituale oltre la morte.
Gli etruschi avevano un profondo culto dei defunti, testimoniato dai ritrovamenti delle tante tombe e necropoli.
Nel periodo villanoviano si riteneva che ci fosse una forma parziale di sopravvivenza terrena del defunto e per questo motivo si costruivano tombe come case “in formato ridotto” e dotati di beni ed arredi ritenuti utili.
Le case del periodo avevano forma circolare e questa forma era riprodotta anche nelle tombe.
Le stesse erano corredate di dipinti con scene di vita quotidiana o di banchetti, danze eccetera.
Le tombe avevano anche il significato di onorare gli antenati e rappresentavano, con la loro maggiore o minore ricchezza, il prestigio della famiglia.
Quando moriva un personaggio di una famiglia importante, tutta la popolazione partecipava al lutto.

Etruschi: Tomba Villanoviana scoperta a Volterra nel 2015
Foto 3: Tomba Villanoviana scoperta a Volterra nel 2015

Etruschi: Tomba della Montagnola (Sesto Fiorentino), esempio di tomba a tumulo
Foto 4 e 5: Tomba della Montagnola (Sesto Fiorentino), esempio di tomba a tumulo

Intorno alla fine dell’VIII secolo a.C. l’evoluzione portò ad una nuovo tipo di costruzione ed anche le tombe cambiarono. Dalla tomba di forma circolare si passò a quella scavata sottoterra, sui fianchi delle colline, ed era chiamata ipogeo.
Nelle zone pianeggianti gli scavi venivano coperti di terra e pietre ed erano chiamate tumuli.
Per tutto il V secolo a.C. invece prevalse l’abitudine di costruire necropoli con vialetti e piazzette, sul tipo della struttura urbana.
Nelle necropoli maggiori si affermarono le tombe ad edicola, mentre in quelle rupestri le tombe a cubo.

Etruschi: Tomba ad edicola della necropoli di Cerveteri.
Foto 6: Tomba ad edicola della necropoli di Cerveteri. 

Dopo il V secolo a.C. si fece più marcata l’influenza greca con l’aldilà situato nell’Ade e con la presenza di demoni infernali.
Le tombe perdono i colori che le avevano distinte fino a quel momento e diventano cupe e tristi, con figure demoniache e mostri pronti a ghermire le prede. A questo senso di angoscia contribuì anche la consapevolezza dell’inevitabile fine della loro civiltà. Dalla fine di questo secolo infatti gli etruschi cominciano ad essere sconfitti dai Celti al Nord e dai Greci e Sanniti al Sud perdendo progressivamente molte parti del loro territorio. Nello stesso cuore dell’Etruria la presenza di Roma diventava sempre più minacciosa.
Nel 2004 le necropoli etrusche di Cerveteri e di Tarquinia sono diventate patrimonio dell’umanità.

Fonte foto 2: http://www.onetcard.net/divinita-mitologiche-etrusche-tinia-nethuns-uni-e-velch/
Fonte foto 3: http://www.pisatoday.it/cronaca/volterra-trovata-tomba-antica-villanoviana-localita-ortino.html
Fonte foto 4: http://www.comune.sesto-fiorentino.fi.it/citta/gli-etruschi-a-sesto
Fonte foto 5
http://www.firenzeturismo.it/it/news-eventi/3115-la-tomba-etrusca-della-montagnola.html
Fonte foto 6: https://www.globopix.net/fotografie/lazio/cerveteri/tomba-a-edicola7.html

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Arte

L’arte, presso gli etruschi, non era considerata solo per il suo gusto estetico, ma anche per una finalità pratica, per le cose di ogni giorno.
La maggior parte degli oggetti d’arte si sono ricavati dalle tombe, in particolare la maggior parte delle espressioni della pittura.
Come già detto quando abbiamo parlato delle tombe, le illustrazioni riguardavano scene di vita quotidiana, episodi che si riferivano alla vita terrena del defunto, scene di svago, come caccia, giochi, danze.
Quando la percezione dell’aldilà fu contaminata dagli influssi greci, ecco che nelle tombe si trovano figure mitologiche, scene di demoni, raffigurazioni dell’oltretomba.
Negli altri campi artistici, terracotta, ferro e bronzo sono i materiali dell’arte etrusca.
Etruschi: Sarcofago degli sposi.

Foto 7: Sarcofago degli sposi.

Etruschi: La chimera di Arezzo
Foto 8: La chimera di Arezzo conservata al Museo Archeologico di Firenze.

Gli artisti etruschi seppero unire gli insegnamenti offerti dai Greci ai gusti locali e furono abili nel lavorare la terracotta e metalli come il ferro e il bronzo. Un bellissimo esempio di arte etrusca è il Sarcofago degli sposi, un’urna funeraria oggi conservata al Museo Etrusco di Villa Giulia, a Roma. 

Etruschi: Necropoli di Monterozzi (Tarquinia – VT): Tomba degli Scudi
Foto 9: Necropoli di Monterozzi (Tarquinia – VT): Tomba degli Scudi

Nelle tombe etrusche sono stati trovati numerosissimi vasi greci anche molto ben conservati.
Questa scoperta ha suscitato non poche perplessità presso gli studiosi. Oggi si ritiene universalmente che questi oggetti siano stati importati dalla Grecia dalle famiglie più facoltose e poi poste nelle tombe a completamento del corredo funerario.

Fonte foto 7: http://www.artslife.com/2018/03/05/villa-giulia-sarcofago-degli-sposi-capolavori-che-parlano/
Fonte foto 8: http://www.visitare-firenze.it/museo-archeologico/
Fonte foto 9 :https://www.fondoambiente.it/news/torna-splendere-la-tomba-degli-scudi-di-tarquinia-vt/


Le donne etrusche

Una menzione particolare merita la condizione della donna etrusca. Mentre in tutti gli altri popoli loro contemporanei la condizione della donna era subalterna, legata al marito e alla famiglia, la donna etrusca ed in particolare la donna dell’Etruria strettamente detta, Toscana, Lazio ed Umbria, godeva di una emancipazione di cui forse ancora oggi non tutte le donne moderne riescono a godere.
Intanto le donne erano dotate di nome proprio mentre in altri luoghi, come ad esempio Roma, venivano identificate con la gens, la famiglia.
Nell’Etruria le donne sapevano leggere e scrivere in tempi e a differenza forse della maggior parte degli uomini.
Potevano avere attività commerciali proprie.
Aristotele non aveva una buona considerazione della donna etrusca e l’accusava di avere comportamenti tropo libertini perché partecipavano a banchetti con gli uomini e si coricavano sotto il loro mantello.
Altri insinuavano che si procuravano la dote vendendosi.
Quanto c’è di vero in queste affermazioni e quanto è dovuto al fatto che greci e romani non riuscivano a capire il diverso modo di atteggiarsi in conseguenza dei diversi costumi?
Fino ad una ottantina di anni fa in Italia, lo si ricava dai film o dai libri, notiamo un pensiero non molto lontano da questo da parte della maggioranza degli italiani, specialmente del sud, rispetto alle donne dei paesi nordici o anglosassoni.
Tra i popoli musulmani, in particolare tra quelli dove vige uno stretto rigore religioso, molti non pensano intimamente la stessa cosa delle donne italiane, ed occidentali in genere, di oggi?
Sembra accertato anche che molte donne viaggiassero tranquillamente da sole, senza che vi fosse la necessità di un accompagnatore della famiglia.
La libertà di cui godeva non impediva alla donna etrusca di essere la regina della casa. Il ritrovamento di numerosissimi utensili da cucina ne è una dimostrazione.
Naturalmente tutto questo vale per le donne delle famiglie di condizione più elevata. Delle donne del popolo non si hanno molte tracce e quindi è difficile conoscerne le abitudini. Ma se la mentalità era quella, anche le donne del popolo, nel loro piccolo, dovevano godere di analoga libertà.
L’aspetto era una delle principali cure che la donna etrusca dedicava a se stessa. Dalle statue e dalle pitture si evince che vi fossero una grande varietà di acconciature di capelli. Il vestire era curatissimo e naturalmente il tutto necessitava di un arricchimenti con gioielli appropriati.
Nonostante il pessimo concetto che i greci avevano delle donne etrusche, essi erano i primi ammiratori della loro bellezza, della loro eleganza e della loro leggiadria.
S’i’ fosse Cecco, com’i’ sono e fui,
torrei le donne giovani e leggiadre
e vecchie e laide lasserei altrui.
Cecco Angiolieri (Siena, 1260-1312), “S’i’ fosse foco”, Sonetti.

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Organizzazione politica

Politicamente non è mai esistita una “Nazione Etrusca”, almeno non come la intendiamo oggi..
Come avveniva nella Grecia antica, esistevano delle città stato indipendenti tra loro che si potevano unire in caso di necessità e che, alle volte, si potevano anche combattere tra loro.
Qualche volta le città si univano in confederazioni ma prevalentemente per funzioni religiose.
All’interno di questa lega ogni città manteneva la propria autonomia pur essendo unita alle altre per raggiungere uno scopo comune, militare o religioso che fosse.
Chi governava le singole città?
In un primo periodo, detto monarchico, durato fino a V secolo a.C. ogni città aveva il suo lucumone. Tale parola è la latinizzazione della forma etrusca e veniva tradotta semplicemente come re. Esso veniva eletto tra i nobili ed era insignito del potere assoluto. Oltre che capo politico e militare, il re era anche sommo sacerdote, una figura intermedia fra il divino e l’umano.
Ogni volta che doveva prendere una decisione il re si rivolgeva alla divinità preposta e la sua decisione faceva sempre riferimento alla volontà divina.
Il potere del lucumone etrusco risultava da vari elementi: l’ampiezza del suo “imperium” era attestata dai fasci littorii.
Altri elementi erano poi il trono d’avorio, la bipenne (che era una doppia ascia) e lo scettro sormontato da un’aquila.
Il lucumone era affiancato da un Consiglio formato dai capi delle famiglie aristocratiche.
Dopo il V secolo a.C. il potere del consiglio diventò sempre maggiore fino a trasformarsi in oligarchia, cioè dominio di poche famiglie ricche ed influenti.
In ognuna delle tre zone nelle quali si estendeva il territorio degli Etruschi, Etruria, pianura Padana, Campania, si formarono le dodecapoli, cioè la lega tra le 12 città più importanti. Il carattere di questo legame era soprattutto religioso ed i rappresentanti di ognuna delle città della lega si ritrovavano annualmente nel santuario della dea Voltumnae per celebrare riti religiosi ed assistere a giochi. Non era una vera alleanza, perché non era previsto l’impegno del mutuo soccorso in caso di attacchi esterni.
La dodecapoli dell’Etruria
Sulla identità delle dodici città non ci sono notizie certe. Si può solo tentare di ricostruire basandosi sull’importanza che potevano avere le numerose città ricavandola dai testi e commenti anche di latini e greci.
Le possibili candidate che elenchiamo sotto sono più di dodici; alcune di esse sono entrate probabilmente in sostituzione di altre cadute sotto i colpi di Roma.
Veio
le cui rovine si trovano nei pressi di Isola Farnese, non molto distanti da Roma (circa 15 km), quasi sicuramente ne faceva parte. E’ stato istituito il Parco Regionale di Veio per la custodia, la cura e la salvaguardia dei resti. Veio cadde sotto il dominio di Roma nel 396 a.C.
Tarchna (Tarquinia)
Quasi sicuramente faceva parte della dodecapoli. La grande necropoli omonima è stata dichiarata, assieme a quella di Cerveteri, patrimonio dell’umanità, come già sopra accennato.

Etruschi: I cavalli alati della necropoli di Tarquinia
Foto 10: I cavalli alati della necropoli di Tarquinia dopo il restauro effettuato da Ingrid Rein.

Tarquinia fu sottomessa dai romani dopo la battaglia del Sentino, nel 295 a.C.
Oggi è un comune in provincia di Viterbo. Questa provincia è indicata anche col nome di “Tuscia”, lo stesso che i latini anticamente davano all’Etruria.

Vetluna (Vetulonia)
E’ una sicura candidata della dodecapoli, perché era una potenza politica ed economica di primo ordine. Di Vetulonia si erano perse le tracce, finché nel corso di scavi condotti a Colonna di Buriano non vennero alla luce monete ed altri reperti che, dopo vari anni di studio, furono accreditate dell’appartenenza all’antica città.
Il 22 luglio 1887 il re d’Italia Umberto primo, con regio decreto, attribuì a Colonna di Curiano l’antico nome di Vetulonia.
Oggi Vetulonia è una frazione di Castiglione della Pescaia (Grosseto).
Esaminando i resti della città sembrerebbe che fosse ancora indipendente agli inizi del III secolo a.C.
Non è possibile ricavare ulteriori informazioni circa la conquista romana, se cruenta o se derivante da volontario assoggettamento.
Clevsin (Chiusi)
E’ certamente stata una delle dodici città della dodecapoli Etrusca.
Nel VI a.C. il lucumone di Chiusi era il re Lars Porsenna che arrivò persino ad attaccare ed assediare (506 a.C.) Roma, come scritto nel paragrafo della storia.
Di quel glorioso periodo restano solo alcuni tratti delle mura ed i resti di un acquedotto denominato “Labirinto di Porsenna”.
Purtroppo, particolarmente nel periodo medievale, era invalsa l’abitudine di utilizzare le pietre dei resti di antiche costruzioni per edificare le nuove, depauperando quindi molto del patrimonio archeologico, non solo a Chiusi, ma in tante altre parti d’Italia.
Nel corso del IV secolo a.C. Chiusi divenne alleata di Roma e progressivamente si “romanizzò”.
Oggi Chiusi è un comune autonomo della provincia di Siena.
Caisra (Caere Vetus, Cerveteri)
E’ stata una delle più importanti e potenti città etrusche. A testimonianza del passato splendore resta la necropoli della Banditaccia (patrimonio UNESCO) che si estende per circa 400 ettari.

Etruschi: Via dei Monti Ceriti, necropoli del Comune.
Foto 11: Via dei Monti Ceriti, necropoli del Comune.

Coinvolta nelle guerre etrusco-romane, nel 273 a.C. subì la confisca di buona parte del territorio e quindi l’inevitabile sottomissione.
Oggi Cerveteri è un comune in provincia di Roma associato all’area metropolitana della capitale.

Aritim (Arezzo)
Anche nella zona di Arezzo, prima dell’arrivo delle popolazioni Umbre e poi Etrusche, c’era un villaggio villanoviano.
Il primitivo villaggio divenne città con gli Umbri. Successivamente cadde sotto il l’influenza degli Etruschi e, anche grazie alla sua posizione geografica ed alla fertilità della zona circostante, crebbe sempre più di importanza tanto da entrare a far parte della dodecapoli.
Dopo la decadenza delle città costiere etrusche a seguito della sconfitta subita ad opera dei cumani e dei siracusani, dopo che i sanniti avevano sottomesso le città etrusche della Campania, dopo l’invasione delle città etrusche padane ad opera dei Galli, dopo la caduta di Veio sconfitta da Roma, Arezzo rimane tra le città etrusche più importanti fino alla fine del IV secolo a.C.
Con Chiusi e Perugia inizia una guerra contro Roma. Sconfitte nel 311 e ancora nel 310 a.C., Arezzo, Perugia e Chiusi dovettero chiedere la pace e garantire l’alleanza a Roma.
Arezzo diventa così la Arretium Vetus romana.
Il popolo aretino però si ribellò.
Nel 295 ci fu la citata battaglia del Sentino e Roma impose pesanti condizioni di resa agli sconfitti.
Da questo momento Arezzo diverrà alleata di Roma e non vi saranno più ripensamenti.
Oggi Arezzo è un capoluogo di provincia della Toscana.
Popluna (Populonia)
Intorno al IX secolo a.C. esistevano nella zona degli insediamenti abitativi che poi sarebbero diventati la città di Populonia.
Populonia, a differenza delle altre città etrusche, affacciava direttamente sul mare ed era un porto molto attivo per il commercio del ferro proveniente dalla vicina isola d’Elba.
Il parco archeologico di Baratti e Populonia rappresenta una significativa testimonianza su come venivano svolte le attività della lavorazione del ferro.
Oggi Populonia è un sobborgo di Piombino, in provincia di Livorno.
Velathri (Volterra)
Posta su di un colle alla confluenza di due valli, la Val di Cecina e la Val d’Era, la zona su cui sorgerà Volterra evidenzia senza dubbio la sua difendibilità e la possibilità di controllo sulle vallate sottostanti.
Quindi fin dal Neolitico in questa zona vi sono stati insediamenti umani.
Con l’avvento degli Etruschi si inizia un processo di integrazione tra i vari abitati preesistenti e questi, unitamente ai nuovi insediamenti, danno vita alla città di Velathri.
Nel 309 a.C., dopo la sconfitta subita nella battaglia del lago Vadimone, gli Etruschi furono costretti alla pace da Roma e poco dopo entrarono, con la maggior parte delle loro città, nella confederazione italica.
Oggi Volterra è un comune della provincia di Pisa ed è celebre per l’estrazione e la lavorazione dell’alabastro.
Velzna (Volsinii, Orvieto)
Le numerose rovine trovate nella zona a lungo hanno celato il mistero dell’antica città, che ora la maggioranza degli studiosi attribuisce alla città etrusca di Velzna, poi Volsinii dei romani ed oggi Orvieto.
Nei pressi di Orvieto sorgeva il santuario presso il quale si riunivano annualmente i rappresentanti della dodecapoli, per celebrare riti religiosi, giochi e manifestazioni.
Dall’VIII al VI secolo a.C. la città ebbe un fiorente sviluppo economico.
Dal VI al IV secolo a.C. conobbe il massimo splendore, anche sotto il profilo militare.
Era retta da un’oligarchia che però tra la fine del IV secolo e l’inizio del III fu contestata e vi furono numerosi disordini guidati dalle classi sociali escluse dal governo della città.
Gli oligarchi allora chiamarono in aiuto Roma che però, nel 264 a.C. distrussero Velzna.
Gli scampati dall’eccidio furono mandati sulle rive del vicino lago che oggi chiamiamo di Bolsena e qui fu fondata la Volsinii Novi, poi diventata appunto Bolsena (oggi comune della provincia di Viterbo).
Orvieto invece è un comune della provincia di Terni.
Vipsl (Fiesole)
Fiesole fu il più importante centro etrusco di oltre Arno, importante nodo di comunicazione tra l’Etruria e le città di influenza etrusca nella Valle Padana.
Nella zona archeologica di Fiesole vi sono resti di urne cinerarie risalenti al VI o V secolo a.C. dalla caratteristica forma cubica.
Nel III secolo a.C. fu costruita la poderosa cinta muraria di cui ancora oggi restano alcuni tratti degli originali 2200 metri.
Fin dal III secolo a.C. Fiesole fu alleata dei romani, in particolare contro Annibale.
Oggi Fiesole è un comune dell’area metropolitana di Firenze.
Velch (Vulci)
L’antica Vulci, come quasi tutte le città etrusche, sorge su un pianoro a circa 12 km. dal mare.
La città comincia a trovare la sua fisionomia tra l’VIII e il VII secolo a.C. e raggiunge il suo massimo splendore tra il VII e VI secolo a.C.
Dopo la sconfitta subita dagli etruschi ad opera di Cuma (474 a.C.), Vulci ebbe un periodo di rallentamento e di stasi economica e commerciale. Si riprenderà solo dopo circa un centinaio di anni.
Nel 280 a.C. Vulci subì la sconfitta ad opera di Roma e sul suo territorio venne fondata la città romana di Cosa.
Oggi la zona dove sorgeva Vulci fa parte del territorio del comune di Montalto di Castro, in provincia di Viterbo.
Rusel (Roselle)
La Rusel etrusca sorgeva sopra un colle (Poggio di Moscona) che si affacciava sull’antico Lacus Prilius, oggi prosciugato tranne qualche piccolo specchio d’acqua che ancora resiste.
La storia di Rusel inizia tra il VIII e VII secolo a.C. quando viene citata da Dionigi di Alicarnasso (storico greco, Alicarnasso circa 60 a.C., Alicarnasso 7 a.C.) tra le città che avevano promesso aiuto ai Latini contro Tarquinio Prisco.
Intorno alla fine del VII secolo a.C. Rusel fu associata alla dodecapoli etrusca.
Nel VI sec. a.C. Rusel ebbe il suo massimo sviluppo.
Risale al VI sec. a.C. la seconda cinta muraria, costruita con blocchi di arenaria in opera poligonale, ancora oggi visibile per lunghi tratti nella zona archeologica.
Rusel, come tante altre città, fu conquistata da Roma nel 294 a.C., ad opera del console Lucio Postumio Megello.
Del resto dopo la sconfitta di Veio e di Volsinii (Orvieto) l’annessione delle città Etrusche avvenne gradualmente quasi senza colpo ferire.
Oggi l’area archeologica di Rusel si trova nel comune di Grosseto, capoluogo dell’omonima provincia.

Le dodici città elencate SAREBBERO (in questo caso il condizionale è più che d’obbligo) le città che formavano la dodecapoli dell’Etruria.
Cortona e Perugia, nominate successivamente, dovrebbero esservi entrate in sostituzione di città decadute perché sconfitte o perché addirittura assoggettate. Magari ve ne potrebbero essere anche altre, ma conviene fermare qui la lista.
Curtun (Cortona)
Fu fondata nell’VIII secolo a.C., ma si pensa che fosse già esistente all’arrivo degli etruschi, e tra l’VIII e il VII secolo a.C. divenne un’importante lucumonia.
La città è circondata da imponenti mura lunghe 3 km che risalgono al IV secolo a.C.
Ci sono molte tombe nobiliari sparse nei dintorni della città e, unico in Italia, un altare funerario con delle sfingi.
A Cortona è stata ritrovata anche la Tabula Cortonensis, una lamina bronzea con una delle più lunghe iscrizioni in lingua etrusca.
Durante le guerre contro Roma a cavallo del IV e III secolo a.C. Cortona fu alleata dei romani ma questi ultimi non rispettarono il patto ed assalirono la città. Nel 284 a.C. ci fu una feroce battaglia nei pressi dell’attuale Bassano in Teverina ed i cortonesi furono sconfitti ed assoggettati.
Oggi Cortona è un comune della provincia di Arezzo.
Perusna (Perugia)
Dal VI al IV secolo a.C. Perugia acquista un ruolo sempre più importante quale città di confine.
Il fiume Tevere fa da confine tra Etruschi ed Umbri e l’Appennino segna il confine con la pianura Padana.
Nel 295 a.C., nel corso della III Guerra Sannitica, ci fu la battaglia del Sentino che vide le forze romane appoggiate dai Piceni opposte ad una coalizione di Umbri, Sanniti, Etruschi e Galli Senoni.
I romani vinsero la battaglia e questo per Perugia comportò la fine dello status di città etrusca e l’assoggettamento a Roma.
Poiché in questa battaglia furono coinvolte praticamente tutte le nazioni del centro dell’Italia, ad essa viene dato anche il nome di “Battaglia delle Nazioni” oppure di “Prima guerra Italica”.
Ancora oggi, ad oltre 2.300 anni di distanza, a Sassoferrato, nel Sentinate, si rievoca questa battaglia tra il 27 ed il 29 luglio di ogni anno con spettacoli che riguardano episodi della stessa.
Quello che dispiace è che anche a Perugia, come in tante altre città che furono etrusche, vi siano pochissimi resti di quel periodo.
Oggi Perugia è capoluogo dell’omonima provincia nonché capoluogo della regione Umbria.
Fonte foto 10: https://civitavecchia.portmobility.it/it/lantica-civita-etrusca-di-tarquinia
Fonte foto 11:  indicata sulla stessa.

La dodecapoli padana
I più recenti ritrovamenti hanno messo in luce che gli Etruschi hanno avuto, a partire dal IX secolo a.C., una massiccia presenza nella pianura padana.
Tre furono principalmente i motivi che spinsero gli Etruschi verso nord: la ricerca di nuovi terreni da coltivare; una via di commercio con la Grecia che evitasse l’attraversamento del Tirreno dove, specialmente nella parte inferiore, dominavano i greci dell’Italia Meridionale ed i temibili siracusani; una via di commercio verso le popolazioni celtiche del Nord.
Il territorio governato dagli Etruschi comprendeva tutta l’Emilia e parte della Romagna, divisa con gli Umbri, la zona della foce del Po, dove fondarono Spina, buona parte della pianura padana, dove fondarono Mantova e forse arrivarono fino a Milano.
Naturalmente queste zone non erano disabitate, pertanto si pensa ad una collaborazione volontaria che lasciava agli Etruschi il compito di dirigere ed organizzare.
Anche nella zona padana gli etruschi organizzarono la dodecapoli, sulla falsariga di quella dell’Etruria e quasi sicuramente Bologna ne era la città principale.
Nel corso del V secolo a.C. si ebbe la massima espansione. Purtroppo nel 388 a.C. ci fu la discesa delle tribù galliche in Italia e da questo momento inizia la decadenza e poi la fine delle città etrusche.
I Galli addirittura nel 386 a.C. misero a sacco la stessa Roma. La storica frase “Vae Victis” fu pronunziata da Brenno, capo dei Galli Senoni, proprio in quella circostanza.
Felsina (Bologna)
Si ritiene che fin dal IX secolo a.C. ci sia stata una massiccia presenza degli Etruschi.
La città viene rifondata nel VI secolo a.C. e da questo momento inizia una sistematica espansione nell’area padana, soprattutto da parte delle popolazioni di Chiusi ed Orvieto.
Tra il 358 ed il 354 a.C. si ebbe la caduta di Bologna nelle mani del Galli Boi (o Bononi) da cui poi derivò la denominazione romana di Bononia, parola dalla quale ha origine il nome attuale.
Bologna oggi è una delle principali città italiane ed è capoluogo della regione Emilia-Romagna.
Kainua (Marzabotto)
La città fu fondata nel 500 a.C. circa, 80 km a Sud di Felsina, nell’Appennino. Inizialmente sorse come un piccolo borgo, ma subito dopo ebbe una radicale “rifondazione” e divenne una vera e propria città. La ragione della sua fondazione sta nel fatto che serviva un punto di snodo del traffico proveniente dal Tirreno e diretto verso l’Adriatico e verso il Nord.
Dopo poco più di un secolo di splendore, anche Kainua, il cui lato sud era stato già abbandonato dai residenti fuggiti in parte in Etruria e per la maggior parte verso Spina e Mantova, cadde sotto il dominio dei Galli Boi (350 a.C.)
Oggi le rovine di Kainua sono nel territorio del comune di Marzabotto, che fa parte dell’area metropolitana di Bologna.
Spina
Per circa due secoli, il V e il IV a. C., Spina è stata uno dei più importanti porti commerciali del Mediterraneo, la congiunzione tra Grecia (Atene prevalentemente) ed Etruria.
Poi, duemila anni fa, dopo una progressiva decadenza, la città scomparve, inghiottita dalle acque.
La ricerca dell’antica Spina tra le paludi nel delta del Po fu un vero giallo che per secoli appassionò eruditi e studiosi illustri: il delta sempre in movimento, alluvioni e insabbiamenti progressivi, il trasformarsi delle lagune hanno cambiato il paesaggio deltizio rendendo quasi impossibile individuare l’esatta ubicazione della città.
Nel 1922, durante i lavori di bonifica, vennero alla luce 4000 tombe e numerosissimi manufatti.
Fu così finalmente individuata l’antica Spina.
L’invasione della pianura padana da parte dei celti diede un duro colpo alla città ed alla sua prospettiva di ulteriore crescita.
La zona in cui sorgeva Spina oggi fa parte del territorio del comune di Comacchio, in provincia di Ferrara.
Adria
Città greca o città etrusca? Questo dilemma ha infervorato per molto tempo le menti degli studiosi. Sicuramente l’impianto originario è greco ed Adria era uno scalo ad uso dei greci, ateniesi in particolare.
Con la fondazione di Spina iniziò il controllo etrusco ed Adria e Spina lavorarono in stretta sinergia.
Adria mantenne la sua fisionomia fin quasi all’inizio del II secolo a.C., quando cadde prima sotto i Galli e poi fu inglobata nell’impero romano.
Oggi Adria dista circa 15 km dal mare, per effetto dell’insabbiamento del delta padano, ed è un comune in provincia di Rovigo.
Mantua (Mantova)
Di Mantova si sa che fu fondata intorno al VI secolo a.C. su di una piccola penisola che si protendeva nel Mincio. La sua funzione era quella di essere centro di scambio tra l’Adriatico e le regioni del Nord.
Di quello che è ritenuto l’originario nucleo d’origine etrusca non restano evidenti testimonianze archeologiche e ad oggi risulta complesso definire la forma della Mantova di quel periodo, che verosimilmente avrebbe dovuto svilupparsi nella zona più alta della città antica.
Gli Etruschi valorizzarono particolarmente l’agricoltura bonificando ed incanalando le acque prima inutilizzate.
Mantova, con Adria e Spina, fu risparmiata dall’invasione delle tribù dei Galli e poté mantenere a lungo le sue abitudini etrusche, anche sotto i romani, al punto che Virgilio (Mantova, 70 a.C. – Brindisi, 19 a.C.) si definiva etrusco.
Oggi Mantova è capoluogo dell’omonima provincia.
Forcello (Bagnolo San Vito)
Forcello è il principale centro a Nord del Po abitato da Etruschi. La sua fondazione si fa risalire intorno alla metà del VI secolo a.C. e prosperò fino al 388 a.C., anno in cui cadde sotto l’invasione dei Galli.
Gli esuli della città raggiunsero la vicina Mantova, risparmiata dall’invasione celtica, facendola crescere di importanza.
La funzione della città era quello di nodo commerciale per i traffici provenienti dall’Etruria, attraverso Kainua e Felsina, e quelli provenienti dall’Adriatico dai porti di Adria e Spina, che viaggiavano sfruttando i corsi d’acqua.
L’area archeologica di Forcello oggi si trova nel comune di Bagnolo San Vito in provincia di Mantova.
Le città sopra elencate non esauriscono la dodecapoli e quindi sicuramente di essa facevano parte altre città sui cui nomi non vi sono però certezze.
Dodecapoli campana
Verso sud gli etruschi si espansero in Campania nella pianura che va dal basso Lazio e fino all’attuale Battipaglia, con esclusione della costa del Golfo di Napoli, presidiata dalla potente Cuma e dall’agguerrita Neapolis, abitate dai greci.
Ad Est avevano le popolazioni sannite che fino ad allora avevano disdegnato gli insediamenti in pianura e a Sud c’era la Magna Grecia.
Fu forse proprio l’intento di fermare l’avanzata dei Greci che spinse gli Etruschi ad occupare quella zona.
I primi insediamenti etruschi avvennero verso la fine del VIII secolo a.C., ma qualcuno li fa risalire alle soglie del primo millennio, inglobando le popolazioni osche che abitavano villaggi di tipo villanoviano.
La terra fertile ed i corsi d’acqua, unitamente agli approdi per i traffici marittimi, resero subito prosperi gli insediamenti che in breve si trasformarono in città.
Anche in Campania, secondo le abitudini etrusche, si formò la dodecapoli. Anche per questa lega non ci sono documenti certi che permettano di individuare le città che la componevano.
Anche in questo caso, come negli analoghi in precedenza, faremo un elenco di città che probabilmente, quale prima e quale dopo, hanno fatto parte della dodecapoli.
Volturnum (Campeva, Kapu) (Capua Antica)
Probabilmente il nome originario di questa città doveva essere Volturnum. Gli altri nomi dovrebbero essere sanniti o romani.
La fondazione di Capua è incerta, Virgilio dice che Capua fu fondata da Capi, un troiano amico di Enea. Ma qui siamo nella leggenda latina. Se fosse vero la città sarebbe stata fondata molto dopo le date che si ricavano dai reperti trovati.
E’ più probabile che il nome Capua le venga dai Sanniti.

Etruschi: Mater Matuta, Dea del mattino e dell’aurora
Foto 12: Mater Matuta, Dea del mattino e dell’aurora

Grazie alla sua posizione geografica, Volturnum organizza i traffici ad ampio raggio verso le zone interne, smistando sia i prodotti di Vulci e delle altre città dell’Etruria, sia le proprie produzioni.
Allo stesso tempo Volturnum aveva contatti con le popolazioni indigene, Sanniti, Dauni e Lucani.
Prima la vittoria di Aristodemo di Cuma sugli etruschi di Chiusi ad Ariccia nel 504 a.C., poi la sconfitta, nel 474, nel mare di Cuma, a seguito di un tentativo di conquista capeggiato dalla stessa Vulturnum, che voleva liberarsi della presenza della scomoda città greca, segnarono l’inizio di una profonda crisi economica, politica e culturale che porteranno alla caduta della città nelle mani sannite.
A dispetto del declino, o forse a causa di questo, molte popolazioni osche dell’interno si spostarono a Volturnum accettando i lavori più servili dietro corrispettivo. Nel 438 ottennero il diritto di cittadinanza.
Divennero in breve la classe dominante e gli Etruschi si trovarono in minoranza.
Volturnum divenne Kapu e dalla fusione delle due popolazioni e dall’impronta della civiltà etrusca che comunque permeava il tutto, derivò una nuova “stirpe” Osca, diversa dai Sanniti.
Questi ultimi erano attratti dalle ricchezze della zona e costituivano una perenne minaccia. Nel 323 a.C. finalmente la conquistarono dopo lungo assedio.
Per dovere di cronaca: nell’anno 841 d.C. Capua fu rasa al suolo dai saraceni nordafricani e gli abitanti si trasferirono qualche chilometro a Nord-Ovest e fondarono la nuova Capua.
Le rovine di Capua antica sorgono a circa 4 km da Capua attuale, ma ora fanno parte del comune di Santa Maria Capua Vetere, che prima era sobborgo di Capua, ma poi ottenne la separazione diventando comune autonomo.
Per dare un’idea delle distanze: la periferia Sud-Est di Capua e quella Nord-Ovest di Santa Maria Capua Vetere praticamente si toccano.
Entrambi i comuni attualmente sono in provincia di Caserta.
Nola
Nola fu fondata nell’801 a.C. dagli Ausoni col nome di Nuvla (città nuova) e poi fu abitata dagli Osci. Successivamente subentrarono gli Etruschi che ne fecero una città ricca e lussuosa e la resero capitale della Confederazione Campana.
Altre fonti, rifacendosi a scrittori latini, assegnano agli Etruschi la fondazione di Nola. In effetti gli Etruschi la “rifondarono” sicuramente.
Situata a Nord del Vesuvio, Nola era centro di traffici tra la zona costiera e le popolazioni sannite dell’interno.
Divenne in breve una città ricca e potente, tanto da suscitare l’interesse dei sanniti che la conquistarono nel 313 a.C.
La continuità abitativa, le invasioni barbariche, l’uso medievale di utilizzare materiale preesistente rendono veramente difficile reperire resti del passato.
Nola oggi è un comune in provincia di Napoli.
Picentia (Pontecagnano Faiano)
Tra il IX e l’VIII secolo a.C. compaiono i primi villaggi di tipo villanoviano in una zona peraltro abitata fin dall’età del rame (3500 a.C.).
Assieme a Nola, fu la prima città fondata dagli Etruschi in Campania.
Dal VI secolo a.C. Picentia diventa città a tutti gli effetti.
Nasce come emporio commerciale prima e poi, dopo la decadenza degli Etruschi, centro agricolo grazie al fiume Sele ed alla fertile pianura da esso creata.
Come le altre città etrusche della Campania il centro subisce la “sannitizzazione”. Alla fine del IV secolo la decadenza economica e politica della città culmina con l’abbandono di gran parte di essa. Nel 268 a.C. i romani, sul luogo del vecchio insediamento, fondano la nuova Picentia, per ospitare i prigionieri picentini deportati dalle Marche.
Del nome etrusco della vecchia Picentia non è dato sapere: poteva essere Amina o forse Tyrseta.
Le rovine di Picentia si trovano oggi nel comune di Pontecagnano, in provincia di Salerno.
Nuvkrinum (Nuvkrinum Alfaternum, Nuceria, Nocera)
Alla fine del VII secolo nacque il centro di Nuvkrinum (la nuova rocca) ad opera degli Etruschi che avevano abbandonato l’insediamento nella valle sottostante per motivi di miglior difesa.
Da qui si poteva controllare la strada verso Salerno e verso la penisola sorrentina.
Dopo la sconfitta subita nella guerra contro Cuma (474 a.C.), gli Etruschi abbandonarono la regione che passò sotto il controllo dei Sanniti della tribù degli Alfaterni che aggiunsero a Nuvkrinum anche quello di Alfaternum.
Nuvkrinum sorgeva a metà strada tra le due attuali Nocera, Inferiore e Superiore, una volta comune unico poi diviso, ed entrambi i comuni sono in provincia di Salerno.
Aderl oppure Aterl (Atella)
La città fu fondata intorno al VI secolo a.C.
Anche qui esistevano villaggi abitati da gente osca inglobati poi dagli Etruschi.
La città era posta lungo la direttrice tra Volturnum e Neapolis e quella che dal Sannio conduceva a Cuma.
Atella viene conquistata dai Sanniti poco dopo Capua.
Oggi esiste il comune di Orta di Atella in provincia di Caserta, ma si pensa che l’area su cui sorgeva Atella fosse molto più vasta ed interessasse molti degli attuali comuni limitrofi ed anche oltre. Va ricordato che quelle etrusche erano città-stato, con territorio più o meno vasto intorno all’abitato strettamente considerato.
Akeru (Acerra)
La città risulta essere una delle più antiche della Campania e fu abitata sin dall’epoca preistorica.
Probabilmente fu fondata dagli Ausoni e in seguito fu chiamata dagli Osci Akeru e dai latini Acerrae.
Dal VI secolo a.C. fu città etrusca e fece parte della dodecapoli osca o etrusca della Campania.
Anche Acerra fu presa dai Sanniti intorno al 425 a.C., come Nola e Capua.
Oggi Acerra è un comune dell’area metropolitana di Napoli.
Suessula o Suessola (Cancello Scalo)
Suessola (tra Acerra e Maddaloni) fu un’antica città osca poi conquistata dagli Etruschi.
Nell’879 d.C. fu distrutta, assieme a Capua, dai saraceni e non fu mai più ricostruita.
Nel corso di scavi eseguiti nel 1878 fu rinvenuta una vasta necropoli. Gli arredi rinvenuti sono esposti nel Museo Archeologico di Napoli.
La zona in cui sorgeva Suessola oggi si trova nei pressi di Cancello Scalo, una frazione del comune di San Felice a Cancello, in provincia di Caserta.
Irna (Fratte)
Attorno al VI secolo a.C. gruppi di Etruschi, probabilmente provenienti da Amina, attuale Pontecagnano Faiano, si trasferirono nella valle del fiume Irno, non molto lontano dalla sua foce.
La città fu inizialmente identificata con la Marcina citata da Strabone, ora associata alla vicina Vietri sul Mare.
Fratte invece dovrebbe essere identificata con la città di Irna.
A metà del IV secolo a.C. fu occupata, come le altre in Campania, dai Sanniti.

Etruschi: Rovine di Fratte
Foto 13: Rovine etrusche di Fratte

Oggi Fratte è una frazione del comune di Salerno, capoluogo dell’omonima provincia.
Marcina (Vietri sul Mare)
L’origine precisa di Marcina non è ancora del tutto definita anche se l’ipotesi più diffusa indica in Marina di Vietri, per la precisione nella valle del fiume Bonea alle falde del Monte San Liberatore, la sua presunta collocazione.
Marcina è stata insediamento costiero prima etrusco-sannita, poi porto romano.
Oggi Marina di Vietri è una frazione di Vietri sul Mare, comune della provincia di Salerno.
Arenosola
L’antica città doveva essere situata nella zona a sud-Est dell’attuale Battipaglia.
Della sua esistenza si è avuta la conoscenza perché nel corso di numerosi scavi durati circa una cinquantina d’anni, sono venute alla luce numerosissime tombe.
La struttura dei sepolcri segue l’evoluzione delle tombe etrusche come illustrato nel precedente capitolo sulla religione.
Questo dimostra una permanenza etrusca abbastanza lunga nel tempo.
Gli arredi trovati testimoniano la ricchezza della città che, posta nei pressi del fiume Sele, faceva da collegamento tra l’etrusca Pontecagnano e la greca Poseidonia (Paestum).
La contrada Arenosola oggi fa parte del territorio del comune di Eboli, in provincia di Salerno.
Pompei
Pompei fu fondata alle foci del fiume Sarno, probabilmente dagli Osci sul finire del VII secolo a.C. In seguito la città subì quasi certamente la dominazione etrusca. A conferma di questa ipotesi sono numerosi gli indizi archeologici: la presenza di un piano regolatore ritualmente applicato, di abitazioni domestiche simile nella struttura a quelle di Marzabotto dotate di atrio cosiddetto “tuscanico”, di una colonna etrusca inglobata in una casa della Regio VI. Alcuni saggi di scavo compiuti presso il Tempio di Apollo hanno permesso di recuperare una serie di frammenti di ceramica inscritti, assicurando così che a Pompei già dal VI secolo a.C. vivevano individui che parlavano etrusco.
Sul finire del V secolo Pompei venne conquistata dai Sanniti.

Fonte foto 12:
http://www.canino.info/inserti/monografie/etruschi/etruschi_campania/capua/mater_matuta.JPG
Fonte foto 13: https://it.wikipedia.org/wiki/Area_archeologica_etrusco-sannitica_di_Fratte

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