Scrittura

Come scrivere un buon incipit

Oggi mi piacerebbe parlare di una delle parti fondamentali di una storia, l’incipit.
Vediamo come scrivere un ottimo inizio e colpire chi legge il nostro scritto.
L’incipit è il biglietto da visita o il biglietto d’ingresso al cuore del lettore, se vogliamo creare una romantica metafora.
Per la precisione l’incipit è la partenza, la formula iniziale di una narrazione, romanzo o racconto che sia.
Dal nulla una storia prende vita e comincia a snodarsi e muovere i primi passi sino a crescere via via e sempre più forte. Un’esplosione di emozione!
Per questo motivo l’incipit è anche un luogo estemporaneo dove avviene una magia, il momento in cui si riesce o meno a catturare l’attenzione del lettore, quell’attimo in cui lui o lei decide che sì, andrà avanti a leggere perché dopo quelle prime parole, ancora non si è sazi.
E questo non vale solo per romanzi o racconti, ma per qualunque cosa si scriva, da un’importante comunicazione di lavoro a una lettera d’amore.
Usare le giuste parole quando si comincia a scrivere è come quando si è al primo appuntamento e si giocano tutte le carte nella prima impressione. Una volta certi della conquista ci si può rilassare ed essere meravigliosamente se stessi.

“Il disco giallo si illuminò. Due delle automobili in testa accelerarono prima che apparisse il rosso. Nel segnale pedonale comparve la sagoma dell’omino verde. La gente in attesa cominciò ad attraversare la strada camminando sulle strisce bianche dipinte sul nero dell’asfalto, non c’è niente che assomigli meno a una zebra, eppure le chiamano così. Gli automobilisti, impazienti, con il piede sul pedale della frizione, tenevano le macchine in tensione, avanzando, indietreggiando, come cavalli nervosi che sentissero arrivare nell’aria la frustata. Ormai i pedoni sono passati, ma il segnale di via libera per le macchine tarderà ancora alcuni secondi, c’è chi dice che questo indugio, in apparenza tanto insignificante, se moltiplicato per le migliaia di semafori esistenti nelle città e per e per i successivi cambiamenti dei tre colori di ciascuno, è una delle più significative cause degli ingorghi, o imbottigliamenti, se vogliamo usare il termine corrente, della circolazione automobilistica.
Finalmente si accese il verde, le macchine partirono bruscamente, ma si notò subito che non erano partite tutte quante. La prima della fila di mezzo è ferma dev’esserci un problema meccanico, l’acceleratore rotto, la leva del cambio che si è bloccata, o un’avaria nell’impianto idraulico, blocco dei freni, interruzione del circuito elettrico, a meno che non le sia semplicemente finita la benzina, non sarebbe la prima volta. Il nuovo raggruppamento di pedoni che si sta formando sui marciapiedi vede il conducente dell’automobile immobilizzata sbracciarsi dietro il parabrezza, mentre le macchine appresso a lui suonano il clacson freneticamente. Alcuni conducenti sono già balzati fuori, disposti a spingere l’automobile fin là dove non blocchi il traffico, picchiano furiosamente sui finestrini chiusi, l’uomo che sta dentro volta la testa verso di loro, da un lato, dall’altro, si vede che urla qualche cosa, dai movimenti della bocca si capisce che ripete una parola, non una, due, infatti è così, come si viene a sapere quando qualcuno finalmente, riesce ad aprire uno sportello, Sono cieco.”
Questo è l’incipit di Cecità di Josè Saramago: scrittore, giornalista, drammaturgo, poeta e critico letterario portoghese, non a caso premio Nobel per la letteratura nel 1998.

D’improvviso, in un luogo e in un tempo non specificati, l’intera popolazione viene gradualmente colpita da una devastante epidemia, di un tipo mai visto, un’inspiegabile epidemia di cecità.
Le reazioni psicologiche e le brutali conseguenze saranno bestiali.
Non so voi, ma queste prime righe mi lasciarono senza fiato e con la brama di sapere altro e altro ancora sul quel povero uomo e il perché gli era accaduta una cosa tale e cosa avrebbe fatto. E quando poi decisi di andare avanti venni, alla lettera, investita dal susseguirsi di drammatici eventi.

Ecco, è proprio così, nell’incipit non è racchiuso l’intero romanzo o storia, ma una promessa sì: la scintilla che mette in moto una macchina che una volta avviata non si può più arrestare.
Dove si va o come si guida dipendono da persona a persona, l’autore, ma la prima mossa è sempre quella dell’accensione. E puoi decidere di partire dolcemente, riscaldare poco a poco il motore oppure puoi lanciarti immediatamente a pieni giri sull’asfalto, buttando il lettore direttamente nella fossa dei leoni.
E così è. Ogni incipit è diverso.
Incipit: come scrivere un buon incipit

Ricordo un compito, durante un corso di scrittura creativa. Dovevamo buttar giù dieci inizi secondo dieci generi letterari diversi. Fu una delle cose che mi appassionarono di più.
Quando ebbi finito avevo tra le mani dieci potenziali storie, ognuna diversa dall’altra e ognuna con milioni di possibilità di sviluppo davanti. Questo mi emozionava.
Un po’ come nella vita quando hai un progetto e la strada da costruire dinanzi a te è colma di ogni tipo di opportunità.
Entusiasmante, eccitante.

Beh, se gli incipit vi piacciono, allora per concludere, vi raccomando la lettura di “Se una notte d’inverno un viaggiatore” di Italo Calvino.
“E’ un romanzo sul piacere di leggere romanzi: protagonista è il lettore, che per dieci volte comincia a leggere un libro che per vicissitudini estranee alla sua volontà non riesce a finire. Ho dovuto dunque scrivere l’inizio di dieci romanzi d’autori immaginari, tutti in qualche modo diversi da me e diversi tra loro.” (Italo Calvino)

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Chiave di Controllo * Tempo limite scaduto. Ricarica la chiave di controllo.