I francobolli raccontano: Difesa del Canale di Suez
Varie in libertà

I francobolli raccontano (p I)




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Prologo: i francobolli raccontano
Javier Pereira: l’uomo che visse il tempo di due vite
Medio Oriente: un caldo 1956
Cipro: un’isola col “muro”
Kuwait: “vade retro Sa…ddam”
Libia: C’era una volta un re
Eire: Meglio soli che male accompagnati
Arcipelago delle Falkland: 1982, circa 900 morti per il loro possesso. Ne valeva la pena?

Prologo

Quanti ragazzini hanno fatto, fanno e faranno la collezione dei francobolli. Ma quanti di loro vanno oltre l’aspetto estetico dei loro francobolli? Certamente il pezzettino di carta colorata attira per il suo cromatismo, ed è un piacere vedere una serie di bei francobolli policromi, ma alle spalle dei colori in molti dei francobolli collezionati c’è una storia: ci sono i francobolli chiamati “commemorativi” perché emessi in ricordo di un personaggio o di un avvenimento oppure si possono avere dei francobolli “turistici”, che mettono in risalto paesaggi, monumenti, flora o fauna di una nazione.
Normalmente i francobolli commemorativi hanno emissione limitata e quindi col tempo assumono maggior valore ed infatti i collezionisti “affinati” alla fine decidono per una collezione di francobolli  possibilmente completa dei soli francobolli commemorativi e magari nuovi, cioè non usati per l’affrancatura e quindi non sporcati dai timbri. Il top sono state, fino a poco tempo fa, le quartine d’angolo che garantivano almeno un francobollo perfetto.
Oggi sta prevalendo l’abitudine di emettere francobolli singoli senza dentellatura, del tipo autoadesivo, e questo cambia un po’ la regola della quartina. Comunque l’oggetto dell’articolo non è la collezione di francobolli, ma la ricerca dei fatti o personaggi che i francobolli stessi commemorano o mettono in risalto. Parliamo quindi di francobolli commemorativi commentando quanto da essi rappresentato. In questo articolo sono illustrate 10 serie di francobolli che fanno capo a 7 paragrafi.
L’intenzione sarebbe quella di continuare in futuro con altre serie di francobolli ritenute significative.

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Javier Pereira: l’uomo che visse il tempo di due vite

Colombia emissione 1956: francobolli dedicati a Javier Pereira, l’uomo più vecchio del mondo, in occasione del suo 167° compleanno.
Colombia emissione 1956: francobolli dedicati a Javier Pereira, l’uomo più vecchio del mondo, in occasione del suo 167° compleanno.

Javier Pereira era un indio Zenù (o Sinu, etnia diffusa nel territorio di Cordoba) ed era nato nella città di Monteira, dipartimento di Cordoba, Colombia, nel 1789. Intervistato da alcuni storici, egli seppe riferire particolari, noti e non, circa l’assedio subito da nel 1815 durante la guerra civile (guerra di indipendenza) che contrapponeva i lealisti, fedeli al governatorato spagnolo, ed i ribelli che si rifacevano a .
Parlò anche dei conflitti degli indios e della carestia che afflisse quella zona anni dopo.
Oltre che dagli storici, Pereira fu esaminato da medici a New York, dove volò per sottoporsi ad una serie di indagini. I risultati furono che aveva una pressione sanguigna perfetta e le analisi del sangue rivelarono un quadro clinico di un giovane. Però i sanitari convennero che l’aspetto era quello di un uomo di oltre 150 anni.

Javier Pereira
I francobolli raccontano: Javier Pereira
Javier a New York

Fonte foto:
https://www.google.com/search?q=javier+pereira+ultra+centennial+colombia&biw=1920&bih=969&tbm=isch&source=iu&ictx=1&fir=GnZvc90yikIjdM%253A%252CGDEknK0ZRvLWRM%252C_&usg=AI4_-kR0bvoMZ3rnGhoDQ-glKIvbTlrjwg&sa=X&ved=2ahUKEwjb56bmmvDfAhUJ_KQKHV1XAG8Q9QEwA3oECAQQCg#imgrc=GnZvc90yikIjdM:

Era alto 1 metro e quaranta centimetri circa e pesava 40 kg.
Non aveva più denti, però stava fermo sulle gambe ed era anche in grado di fare delle capriole. Morì nel 1958 all’età di circa 169 anni.
Il nostro ebbe cinque mogli, alle quali è sopravvissuto, così come è sopravvissuto a tutti i suoi figli e nipoti.
Masticava semi di cacao e sui francobolli emessi dalla Colombia nel 1956 ed a lui dedicati è riportata la sua ricetta della longevità: bere molto caffè, fumare un buon sigaro e non preoccuparsi.
Non so come noi oggi possiamo mettere in pratica questi consigli, in particolare l’ultimo di essi, con la vita frenetica che la società ci impone: ci proveremo; tentar non nuoce e magari faranno i francobolli anche per noi.

 

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Medio Oriente: un caldo 1956

I francobolli raccontano: Difesa del Canale di Suez
Egitto: emissione del 1956. Francobolli commemorativi della nazionalizzazione del Canale di Suez. Nel primo valore è evidenziato il blocco del canale e nel secondo la difesa di Porto Said contro i paracadutisti inglesi e francesi

L’antefatto immediato del “caldo” periodo fu la nazionalizzazione del canale di Suez.
Il 26 luglio 1956 il Presidente egiziano , con atto unilaterale, espropriandolo alla Compagnia del canale, una società con capitale inglese e francese, che fino a quel momento aveva gestito il canale, lo dichiarò di proprietà statale.

C’era un trattato che definiva il controllo del canale, la Convenzione di Costantinopoli, firmata nel 1882, che assegnava il controllo alla Compagnia del Canale a patto che fosse garantito l’accesso a tutte le navi sia in tempo di pace che di guerra. In effetti questo non fu rispettato durante la seconda guerra mondiale perché le navi che non appartenevano ai paesi alleati, praticamente quelle della Germania e dell’Italia, non erano autorizzate a passare. La Compagnia del canale fece ricorso all’O.N.U. e tempo dopo ottenne il rimborso delle quote ai propri azionisti da parte dell’Egitto. Non più la gestione del canale, però, che rimase agli egiziani.

Sotto il profilo politico-militare l’iniziativa di portò il Mondo alle soglie di una nuova guerra. La causa della nazionalizzazione ebbe come motivo il mancato rispetto da parte di U.S.A. ed Inghilterra della promessa di finanziare la realizzazione di una diga ad , per normalizzare le piene del Nilo e rendere più fertile e soprattutto più sicura tutta la pianura intorno al suo corso.

Probabilmente fu un pretesto: la decisione evidentemente era maturata da tempo e si aspettava solo il momento buono per attuarla.
Veniamo quindi all’antefatto remoto: la presenza di Israele nella Palestina.

Di fatto voleva l’Egitto neutrale, equidistante dalle potenze occidentali e da quelle del regime comunista, pensando in questo modo di fare soldi da tutte le parti per rendere più moderno il suo paese. Aveva però un alto senso della sua appartenenza al mondo arabo e si fece promotore, due anni dopo, della R.A.U. (Repubblica Araba Unita) che prevedeva l’unione tra Egitto e Siria in un unico stato, con capitale Il Cairo e con presidente lo stesso .

Il tentativo, nato nel 1958 e che in seguito avrebbe dovuto riunire tutto il mondo arabo, finì nel 1961 per divergenze profonde da parte dei due stati sulla politica da seguire. Il tutto comunque era fatto in funzione anti Israele, perché l’Egitto, in quel periodo, si era elevato a difensore dei diritti dei Palestinesi. Subito dopo la nazionalizzazione, i rappresentati di Inghilterra, Francia ed Israele si incontrarono segretamente e misero a punto un piano di guerra che prevedeva la conquista del Sinai da parte di Israele e l’occupazione del canale da parte degli anglo-francesi.

I francobolli raccontano: articolo dell'epoca

Il 29 ottobre 1956 l’esercito israeliano, comandato da , poi divenuto eroe nazionale, invade la striscia di Gaza e subito dopo il Sinai, portandosi verso la sponda est del canale.

Inglesi e francesi, dal canto loro, paracadutarono le loro truppe sul canale e lo occuparono. Per ritorsione gli egiziani, prima di abbandonare la sponda occidentale, affondarono tutte le navi, circa una quarantina, che in quel momento transitavano sulla via d’acqua, ed il canale restò bloccato per circa un anno.
Gli Stati Uniti, che il 4 novembre del 1956 avevano condannato l’invasione sovietica dell’Ungheria, dichiararono che non avrebbero appoggiato nessuna azione militare.
Francia ed Inghilterra quindi dovettero trovare un modo onorevole di ritirarsi e lasciare il canale agli egiziani. Israele invece occupò il Sinai fino all’anno successivo ed approfittò di questo controllo per ripulire la penisola da tutte le attrezzature e le basi che i terroristi avevano usato fino a quel momento per fare i loro attentati.

Fonte foto:
http://2.bp.blogspot.com/-60PB2fxG2fM/UA6Z6cEQWgI/AAAAAAAADRI/y1JZrirQY0A/s1600/suez.jpg 
Quello che risultò chiaro da questa circostanza fu che Francia ed Inghilterra si dovettero ridimensionare ed accettare il fatto che ormai non dominavano più la scena mondiale, ma comandavano due altre potenze, già in “Guerra Fredda” tra loro, e cioè Stati Uniti ed Unione Sovietica.

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Cipro: un’isola col “muro”

I francobolli raccontano: Cipro
Cipro

Da veneziana ad ottomana e poi colonia inglese. Partiamo da qui.
Nel 1914, a seguito della entrata in guerra dell’Impero Ottomano a fianco delle Potenze Centrali (Germania ed Austria), Cipro fu annessa dagli inglesi al loro impero coloniale.
Il passato lascia sempre le sue tracce e molte volte, purtroppo, anche i semi della discordia: durante il dominio ottomano molti turchi si trasferirono a Cipro: infatti l’isola dista circa 70 km dalla costa anatolica tanto che a lungo i geografi sono stati in dubbio se assegnarla all’Europa oppure all’Asia.
Alla originaria popolazione greca si aggiunse quindi una presenza minoritaria turca.
Durante gli anni ’30 del 1900 si era sviluppato un movimento che propugnava l’annessione alla Grecia e quindi in conflitto sia con la minoranza turca che con gli inglesi occupanti.

Questo movimento si intensificò dopo la Seconda Grande Guerra e trovò la propria guida nell’arcivescovo , capo della Chiesa Ortodossa nell’isola.

Nel 1959 si arrivò ad un compromesso che portò all’indipendenza di Cipro, sotto forma di repubblica presidenziale.
L’indipendenza fu proclamata ufficialmente il 16 agosto 1960.
La neonata repubblica nella sua Costituzione dovette tenere a mente la composizione etnica dell’isola e quindi cercare di conciliare gli interessi della maggioranza e della minoranza.
Lodevole intento che però, dando il diritto di veto ai rappresentanti delle rispettive collettività, creò di fatto una situazione di stallo quando gli interessi contrastanti non erano conciliabili.

Nel 1963 i turco-ciprioti si ritirarono dal governo; nel 1964 furono inviate truppe O.N.U. di conciliazione ma nel 1967 i turchi di Cipro diedero vita ad una propria amministrazione. 

Nel 1974 Atene appoggiò un colpo di stato militare che depose e tentò di avviare una procedura di annessione alla Grecia.

In base ai trattati del 1960 la Turchia, che era uno degli stati garanti di Cipro, si sentì autorizzata ad intervenire (e non aspettava altro), ed occupò la parte Nord-Orientale dell’Isola, costringendo all’esilio circa 200.000 ciprioti di origine greca.
La stessa sorte, per ritorsione, subirono i turchi che abitavano nella parte Sud dell’Isola, che furono costretti a migrare verso Nord.
Tutti i tentativi di ricomporre l’unità dell’isola, magari anche nella forma di repubblica federale, andarono delusi.
Nel 1975 fu proclamato nel Nord uno stato federato turco, con una propria Costituzione.
La serie di francobolli visualizzata commemora questo avvenimento.

Nello stesso anno in Grecia veniva deposto il re Costantino da parte della giunta militare, al potere in Grecia dal 1967, che popolarmente si cita come 

I francobolli raccontano: dichiarazione dell'autonomia di Cipro Nord
Con questi francobolli Cipro del Nord, nel 1975, commemora la propria dichiarazione di autonomia

Nel 1983 la Repubblica Turca di Cipro fu ufficialmente proclamata, ma finora è stata riconosciuta solo dalla Turchia.
La parte greca dell’isola aderisce all’Unione Europea.
Oggi si tenta ancora una mediazione, ma con scarsi risultati; però dopo la scoperta di giacimenti di gas nel mare di Cipro, pare che le posizioni si stiano ammorbidendo, perché tutti hanno interesse a collaborare per la sua estrazione.
Forse il denaro riuscirà a fare quello che non è riuscito alla diplomazia ed al buon senso.

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Kuwait: “vade retro Sa…ddam”

Kuwait 1991: Serie di francobolli commemorativi della liberazione dall’occupazione di Saddam Hussein
Kuwait 1991: Serie di francobolli commemorativi della liberazione dall’occupazione di Saddam Hussein

La storia del Kuwait è antica, ma noi partiamo dal 1756, anno nel quale sorse lo sceiccato con a capo la famiglia Anaiza. Il primo sceicco fu Abdul Rahim al-Sabah. Fino a quando non fu trovato il petrolio, un po’ di prosperità per il Kuwait derivava dalla sua posizione di transito tra Oriente ed Occidente, in particolare per i traffici dall’India verso l’Inghilterra. Per il resto una parte della popolazione era dedita alla pesca ed il grosso, nomadi del deserto, alla pastorizia.
Nel 1860 lo sceiccato dovette riconoscere la sovranità ottomana, ma nel 1899 stipulò un trattato con l’Inghilterra in base al quale divenne anche un protettorato inglese: una bella mossa per assicurarsi protezione nel caso in cui i turchi avessero deciso la sua invasione, cosa evidentemente paventata e temuta. Allo scoppio della Prima Grande Guerra lo sceiccato si alleò con gli inglesi contro l’impero Ottomano. Nel 1938 si ebbe la scoperta dei vasti e ricchi giacimenti di petrolio e la storia del paese cambiò in modo radicale.
Lo sceiccato passò da una economia povera all’industria avanzata. Nel 1961 il Kuwait divenne definitivamente indipendente, ma l’Iraq, ritenendosi il successore dell’impero ottomano, ne rivendicava il controllo.

La Lega Araba respinse queste richieste e l’Iraq le abbandonò, almeno fino al 1990 quando , dittatore dell’Iraq, decise di invadere il piccolo sceiccato petrolifero. L’ONU, in assemblea dedicata, condannò il gesto ed impose delle sanzioni contro l’Iraq. Dal canto loro i paesi arabi fecero grandi sforzi diplomatici per invitare a ritirarsi, ma inutilmente.

Allo stesso tempo le Nazioni Unite emettevano risoluzioni a catena nelle quali chiedevano a gran voce il ritiro delle truppe irachene dal Kuwait.
Dopo che anche il dodicesimo appello fu ignorato, si decise l’intervento militare.
La preparazione richiese vari mesi di tempo, ma alla fine mezzo milione di soldati americani fu schierato in Arabia Saudita lungo la linea di confine col Kuwait e l’Iraq.
Il 17 gennaio 1991 iniziarono i bombardamenti di Bagdad, ripresi in diretta televisiva dagli inviati sul posto. Questa fu la prima “guerra in diretta tv” della storia.
Le incursioni aeree, che lanciavano bombe definite “intelligenti”, avevano come scopo quello di colpire depositi di carburante, hangar ed aeroporti in modo da fiaccare il morale e distruggere il supporto materiale per le truppe irachene.
IL 24 febbraio 1991 fu dato l’ordine di attacco via terra ed il 28 febbraio George Bush senior, l’allora presidente americano, dopo aver liberato il Kuwait, dichiarò unilateralmente il cessate il fuoco.

Non voleva spingere oltre le operazioni militari e sperava che gli iracheni potessero destituire con una sommossa popolare.
Così non fu e rimase al potere fino al 2003, quando George Bush figlio, anch’esso presidente degli U.S.A., fece invadere Bagdad.

 

I francobolli raccontano: la Stampa Sera dell'epoca
Titoloni sulla Stampa Sera dell’epoca
I francobolli raccontano: truppe di liberazione
La truppe di liberazione in marcia

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Libia: C’era una volta un re

Il 29 settembre del 1911 l’Italia dichiara guerra all’Impero Ottomano con lo scopo di sottrarre la Libia al dominio del Turchi per farla diventare colonia italiana. Alla fine della guerra l’Italia, vittoriosa, prese possesso della Tripolitania e della Cirenaica. Questi possedimenti furono persi a seguito della sconfitta subita da Rommel, a capo delle truppe tedesche ed italiane, ad El Alamein. Dopo la fine della seconda guerra mondiale gli Alleati prospettavano due possibili futuri per la Libia: il primo prevedeva la sua trasformazione in Amministrazione Fiduciaria assegnando la Tripolitania all’Italia, la Cirenaica alla Gran Bretagna ed il Fezzan alla Francia; La seconda prevedeva invece la concessione dell’indipendenza.Questa seconda via era quella preferita dagli Americani che la appoggiarono all’O.N.U. e nel 1949 l’assemblea delle Nazioni Unite votò una risoluzione che prevedeva l’indipendenza della Libia entro il 1952. Essa venne dichiarata il 24 dicembre 1951 sotto forma di stato monarchico e Sidi Muhammad Idris al Mahdi al Senussi divenne re di Libia col nome di Idris I.

Primi 5 valori della serie ordinaria di francobolli con l’effige del re Idris
Primi 5 valori della serie ordinaria di francobolli con l’effige del re Idris

Re Idris era dichiaratamente filo-britannico e nutriva un certo sospetto verso gli Stati Uniti.
Comunque sia l’Inghilterra che l’America misero delle basi militari in Libia. 
Nell’anno della crisi di Suez (1956, vedi paragrafo dedicato) la Libia dichiarò che non avrebbe permesso alle forze armate straniere presenti sul suo territorio di colpire un paese arabo “fratello”; però rimase neutrale nel conflitto e questo provocò il disappunto dei musulmani più integralisti.
Proprio in quel periodo si iniziarono una serie di ricerche petrolifere, a seguito della scoperta di ricchi giacimenti in Algeria, al confine con il Fezzan libico.
Gli anni ’60 del 1900 furono importanti per la Libia.

Da una parte, sotto il profilo economico, per il petrolio e dall’altra, sotto il profilo politico, per la propaganda martellante fatta da , presidente egiziano, che era fautore del “nazionalismo arabo” e sognava “la Grande Nazione Araba”, cioè l’unione di tutti gli stati arabi in uno solo.

La diffusione dei mezzi di comunicazione, in particolare delle radioline a transistor tascabili e portatili, fece in modo che questi messaggi potessero arrivare anche nei punti più sperduti del paese e molti ne furono affascinati e questo provocò il sorgere di numerose manifestazioni contro la politica filo-occidentale del governo.
Nel 1967 scoppiò la “Guerra dei 6 Giorni” tra Egitto ed Israele e la neutralità di Re Idris diede origine a numerosissime contestazioni da parte della popolazione ed in particolare degli studenti. La comunità ebraica cominciò a sentirsi minacciata ed in serio pericolo e quasi tutti gli ebrei residenti in Libia se ne andarono. Per la maggior parte vennero in Italia e gli altri si divisero tra vari paesi occidentali ed Israele.
Il I° settembre 1969, come commemorato dall’emissione dei quattro francobolli in illustrazione, il colonnello Muhammad Gheddafi si impossessò del potere e dichiarò la costituzione della Repubblica Araba di Libia, approfittando anche dell’assenza del re che si trovava in Turchia per cure.

1969: Serie di francobolli emessi dalla Repubblica Araba di Libia (L.A.R. – Libyan Arab Republic) per commemorare la sua nascita e la detronizzazione del re Idris
1969: Serie di francobolli emessi dalla Repubblica Araba di Libia (L.A.R. – Libyan Arab Republic) per commemorare la sua nascita e la detronizzazione del re Idris

 

La monarchia del primo ed unico re di Libia era durata in tutto 18 anni.

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Eire: Meglio soli che male accompagnati

Eire 1937 Francobolli commemorativi della entrata in vigore della costituzione
Eire 1937 Francobolli commemorativi della entrata in vigore della costituzione

Non ce ne vogliano gli inglesi per il nostro titolo: cerchiamo solo di interpretare il sentimento degli irlandesi quando decisero di sfilarsi dal Regno Unito e formare la repubblica indipendente dell’Eire.
Fino al 1200 d.C. l’Irlanda era stata governata dagli “Alti Re” che in parte hanno reali connotazioni storiche ed in parte derivano da tradizioni tramandate oralmente che sono un mix di storia e leggenda, in particolare per i secoli che precedono il IX° d.C.


Nel XII secolo l’Irlanda subì l’invasione normanna di , che si proclamò re d’Irlanda.
Tuttavia fino al 1600 l’Irlanda mantenne viva la sua legislazione e non venne intaccato il sistema gaelico di organizzazione sociale.
Dopo la fine della "", il trono passò ad Enrico VII e doveva poi passare al primogenito Arturo.

La morte prematura del futuro sovrano fece assurgere al trono il fratello Enrico, secondogenito, che divenne re Enrico VIII e si proclamò anche re d’Irlanda. Durante il successivo regno, quello della figlia Elisabetta I, ci furono aspre lotte tra inglesi ed irlandesi dovute sia a motivi politici che religiosi.
Il tentativo di applicare la “Riforma Anglicana”, voluta da Enrico VIII, provocò violente reazioni nella cattolica Irlanda. In suo aiuto accorsero il Papato e la Spagna.
Dopo la battaglia di Kinsale, che decretò la sconfitta degli irlandesi, le terre dei capi dell’Ulster, principali promotori della rivolta, furono confiscate e devolute ai soldati che avevano partecipato alla guerra, leali alla corona inglese.
Nel 1641 ci fu una nuova rivolta e la costituzione di un Parlamento Nazionale Irlandese. Nel 1649 il re inglese riuscì a domare sanguinosamente la rivolta e l’Irlanda subì una nuova confisca di terre girate a sudditi di fede anglicana.
Tutto il periodo seguente fu costellato da rivolte più o meno violente. cerchiamo solo di interpretare il sentimento degli irlandesi quando decisero di sfilarsi dal Regno Unito e formare la repubblica indipendente dell’Eire.

Nel 1800, con l’Atto dell’Unione tra Irlanda e Gran Bretagna, venne costituito il Regno Unito, che comportò la soppressione del Parlamento irlandese, già provvisto di poteri molto limitati.
Nel 1920 l’Irlanda, che per 1500 anni era sempre stata una unità singola, venne smembrata in due stati distinti: l’Ulster e l’Irish Free State. Nel 1937 fu varata la Costituzione Irlandese, come commemorato dalla emissione di francobolli in immagine.
L’Irlanda rimaneva “Dominion” del Commonwealth ma usciva dal regno Unito. Durante la seconda guerra Mondiale la l’Irlanda restò neutrale.
L’Irish Free State diventerà ufficialmente Repubblica d’Irlanda (EIRE) nel lunedì di Pasqua del 1949, uscendo dal Commonwealth. 

Eire 1937 Francobolli commemorativi della entrata in vigore della costituzione
Eire 1937 Francobolli commemorativi della entrata in vigore della costituzione

La divisione dell’Irlanda in due stati distinti, uno indipendente (l’Eire) e l’altro ancora legato al Regno Unito (l’Ulster), è stata causa, nella seconda metà del 1900, di disordini ed episodi di terrorismo.
I cattolici dell’Ulster si sono sentiti discriminati dalle leggi in vigore, tutte a favore dei protestanti e nel 1968 a Londonderry una manifestazione dei cattolici, che chiedevano pari diritti, fu repressa violentemente.
Una successiva marcia per i diritti civili (Belfast 1969), fu repressa con la stessa violenza.
Ci fu quindi una forte recrudescenza del terrorismo da parte dell’IRA (Irish Republican Army) e dei suoi antagonisti della Provisional IRA, nati dalla scissione della stessa IRA, che provocò centinaia di morti in molteplici attentati in particolare nelle due principali città, Belfast e Londonderry.
Il 30 gennaio 1972 l’esercito del Regno Unito sparò su un corteo di manifestanti a Londonderry causando la morte di 14 civili disarmati.
Questo inumano episodio è ricordato da una canzone degli U2 dal titolo “Sunday, bloody Sunday”, del 1982.

I can’t believe the news today,
I can’t close my eyes and make it go away.
How long, how long must we sing this song?
How long? Tonight we can be as one.
Broken bottles under children’s feet,
Bodies strewn across a dead end street,
But I won’t heed the battle call,
It puts my back up, puts my back up against the wall.
Non posso credere alle notizie oggi
Non riesco a chiudere gli occhi e farle andare via.
Per quanto tempo, per quanto tempo dobbiamo cantare questa canzone?
Per quanto tempo? Stanotte dobbiamo essere uno solo.
Bottiglie rotte sotto i piedi dei bambini
Corpi sparsi attraverso una strada senza uscita
Ma non darò retta alla voce della battaglia
Mi fa alzare le spalle e mi mette contro il muro.

Nel 2009 i terroristi, dopo un lungo periodo di inattività, deposero le armi e dichiararono conclusa la lotta armata.L’adesione del Regno Unito all’Unione Europea, avvenuta ufficialmente nel 1973, di fatto aveva progressivamente rimosso i confini tra le due nazioni irlandesi.Cosa succederà ora a seguito della “Brexit”?

I francobolli raccontano: Cartina dell'Irlanda
Cartina dell’Irlanda

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Arcipelago delle Falkland: 1982, circa 900 morti per il loro possesso. Ne valeva la pena?

“Oi, get your filthy hands off my desert!”
“What ‘e say?”
Brezhnev took Afghanistan.
Begin took Beirut.
Galtieri took the Union Jack.
And Maggie, over lunch one day,
Took a cruiser with all hands.
Apparently, to make him give it back
“Oi, togli le tue avide mani dal mio deserto!”
“Che cosa c’è da dire?”
Brezhnev ha preso l’Afghanistan.
Begin ha preso Beirut.
Galtieri ha preso l’Union Jack.
E Maggie, a pranzo un giorno,
ha preso un incrociatore con tutte e due le mani.
Apparentemente, per fargliela restituire
Pink Floyd, “Get your filthy hands off my desert!”, The Final Cut, 1983

Galtieri: Leopoldo Galtieri, presidente dell’Argentina nel 1982, colui che comandò l’invasione delle Falkland
Maggie: Margaret Thatcher, The iron Lady, la lady di ferro, Maggie per amici e nemici, era il primo ministro inglese all’epoca dei fatti.
Union Jack: la bandiera inglese che sventolava sulle Falkland e che fu rimossa dagli argentini.

Isole Falkland: è il nome di un gruppo di isole dell’Atlantico Meridionale a 500 chilometri dall’Argentina ed a 13 mila chilometri dal Regno Unito. Gli argentini le reclamano da sempre come territorio proprio e le chiamano Malvinas.
La capitale è Stanley, che gli argentini chiamano Puerto Argentino.
Gli abitanti dell’arcipelago (circa 3.000), sono di origine britannica e godono della piena cittadinanza perché le isole fanno praticamente parte del territorio inglese.
Gli argentini rivendicano le isole perché sostengono di averle scoperte loro nel XVII secolo.
Nel 1833 gli inglesi presero le isole per farne una base militare e questo ha creato il successivo popolamento, soprattutto ad opera di scozzesi.

I francobolli raccontano: Cartina delle Falkland
Cartina delle Falkland


Georgia del Sud: è un’isola situata a circa 1300 km a sud-est delle Falkland e fino al 1985 amministrativamente dipendente dalle stesse. Da quella data in poi è diventata autonoma e viene amministrata direttamente dalla corona inglese assieme all’arcipelago delle Sandwich Meridionali o Australi.
Il 19 marzo 1982 cinquanta militari argentini, in borghese, invadono l’arcipelago della Georgia del Sud ed issano la bandiera argentina.
E’ l’inizio della guerra delle Falkland (per gli inglesi) o delle Malvinas (per gli argentini).
Dalla fine degli anni ’70 del 1900 l’Argentina aveva aumentato la pressione politica nei confronti del Regno Unito, richiedendo una annessione di fatto delle isole al suo territorio, anche in virtù della vicinanza geografica.
L’Argentina era governata da una giunta militare e stava attraversando una pesante crisi economica.
Il Generale Galtieri, a capo della giunta argentina, sperava di rilanciare il Paese facendo leva sul nazionalismo, contando su quella che sembrava una facile preda.
Il 2 aprile del 1982, l’Argentina attaccò ufficialmente le isole Falkland per strapparle al dominio britannico, che vige fin dal 1833. La guerra durò poco più di due mesi e fu vinta dal Regno Unito.

 

Questa serie di francobolli è stata emessa in commemorazione del 1° anniversario della liberazione delle Falkland dopo l’invasione argentina.
Questa serie di francobolli è stata emessa in commemorazione del 1° anniversario della liberazione delle Falkland dopo l’invasione argentina.

La giunta militare argentina aveva nella mente una guerra facile e veloce.
Invece il Regno Unito inviò subito nella zona navi, aerei e sottomarini per scacciare le forze argentine che avevano occupato gli arcipelaghi. La guerra durò 74 giorni, provocò 650 morti tra i militari argentini e 255 tra quelli britannici, più tre civili abitanti delle Falkland.
La prima reazione all’invasione si ebbe da parte della piccola guarnigione inglese presente sul posto, che fu subito ovviamente sopraffatta.
Ma la reazione inglese fu veloce e massiccia: fu inviata una forza aerea di 117 velivoli alla quale seguirono 111 navi con 13.000 uomini.
Gli argentini schierarono 216 aerei ma avevano solo 38 navi con 3.000 uomini imbarcati.

Gli inglesi avevano un armamento decisamente più moderno ed in particolare disponevano di missili nucleari contro i quali i sudamericani non avevano difesa.
L’incrociatore argentino “General Belgrano” fu affondato da uno di questi missili e causò la morte di 300 marinai circa.
Gli argentini dal canto loro affondarono con un missile lanciato da un aereo il cacciatorpediniere Sheffield e vi furono 20 morti tra l’equipaggio.
Il 14 giugno 1982 l’Argentina si arrese, ma non per questo cessò di rivendicare le Falkland.
La sconfitta provocò l’aggravamento della crisi argentina e segnò l’inizio della fine della giunta militare in quel paese.
Nel 2013 ci fu un referendum circa la permanenza o meno delle Falkland sotto la corona inglese e il 99,8% della popolazione locale votò per rimanere.
Secondo l’allora Presidente argentina Kirchner (in carica fino al 2015), il risultato di tale referendum era da considerarsi una “parodia”.
Forse, ma se la popolazione è tutta di origine britannica, perché mai dovrebbe desiderare l’annessione all’Argentina?
A quanto pare la volontà degli abitanti non conta nulla.

Le isole Falkland non hanno valore strategico, non hanno petrolio, non hanno miniere di metalli o pietre preziose e sono abitate ormai da quasi 200 anni da inglesi. A questo punto quale è il motivo alla base della rivendicazione dell’Argentina, la cui richiesta è ignorata anche in ambito internazionale?
Anche se fosse giusta, ma non è accertato se lo sia o meno, giustificherebbe i 900 morti che ci sono stati?
Nel 1982, poco prima della resa, l’Argentina emise una serie commemorativa di francobolli composta da un solo valore, a ricordo del 150° anniversario del protettorato argentino sulle isole.
L’Argentina era subentrata alla Spagna nel 1823 e nel 1832 il protettorato argentino cessò ed iniziò il controllo degli inglesi.

 

Serie di francobolli di 1 valore emessa nel 1982 a commemorare il protettorato argentino sulle Malvinas
Serie di francobolli di 1 valore emessa nel 1982 a commemorare il protettorato argentino sulle Malvinas

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