Viaggi e Turismo

Hyele (Elea, Velia) – Parco archeologico di Velia

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Hyele (Elea, Velia) – Parco archeologico di Velia

Brevi cenni di storia
Parmenide e Zenone
Circondario e turismo
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ascea

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Brevi cenni di storia

Nel 545 A.C. i Persiani, al comando del generale Arpago (sotto il regno di Ciro), misero sotto assedio la città di Focea, nella regione ionica, oggi Asia Minore. I focesi, certi ormai dell’inevitabile capitolazione, si imbarcarono sulla loro flotta e cominciarono a girovagare per il Mediterraneo in cerca di una nuova zona dove stanziarsi, finché approdarono in Corsica dove fondarono la città di Alalia. Secondo Erodoto, i focesi <“molestavano e depredavano”> i territori vicini, in particolare quelli dell’opposta sponda tirrenica, cioè le coste degli Etruschi. Fu così che questi ultimi, alleati con i Cartaginesi , si portarono al largo di Alalia ed impegnarono i focesi in un’aspra battaglia navale. I focesi vinsero, ma subirono a loro volta la perdita di buona parte della loro flotta e quindi decisero di lasciare la Corsica e di cercare un luogo disabitato sulla terra ferma dove creare un nuovo insediamento. Navigarono verso l’attuale Reggio Calabria dove furono consigliati di acquistare un borgo dell’Enotria. Così fecero e si portarono al largo del borgo, Hyele. Davanti ai loro occhi si presentò un promontorio che si protendeva nel mare, tra due ampi golfi. C’erano tutti i presupposti per fondare una città: l’altura per l’acropoli, il mare per il porto ed una natura favorevole. Inutile cercare oggi questo promontorio: i due golfi nel corso dei secoli si sono trasformati prima in paludi e successivamente, dopo vari interventi di bonifica, in terra abitabile e coltivabile. Ma allora, mentre correva l’anno 540 A.C. (Erodoto, Storia I), i focesi avevano invece trovato un luogo ideale per il loro insediamento e qui fondarono la loro nuova città sul borgo enotrio acquistato, Hyele, cui cambiarono il nome in Elea che poi, in epoca romana, si trasformò in Velia. Il primo insediamento si collocò ai piedi dell’acropoli ed era difeso da una poderosa cinta di mura intervallate da torri quadrate che ne accentuavano il carattere difensivo. Questa zona viene denominata “Villaggio Poligonale” a causa del materiale edilizio utilizzato, che consiste in pietre di forma poligonale smussate agli angoli. L’insediamento seguiva la morfologia del terreno e le case si affacciavano su una lunga strada che si snodava nel pendio. Le strade che si dipartivano dalla via principale erano vicoli stretti e brevi. L’economia della città era del tipo che oggi chiameremmo “agro-alimentare” e artigianale. Il terreno era favorevole all’ulivo e quindi alla produzione di olio; il mare era pescoso e la salatura del pesce era un’attività fortemente praticata. Ancora oggi una specialità della zona (Ascea e in particolare la vicina Pisciotta) è la salatura delle alici. Queste alici sono più grandi di quelle solite e la tecnica di conservazione è caratteristica del posto.
I focesi già nella loro patria d’origine avevano una rispettabile flotta; erano abili costruttori di navi e le loro imbarcazioni differivano da quelle loro contemporanee sia degli Etruschi che dei Cartaginesi perché erano più avanzate, e quindi quella dei cantieri navali era una attività quasi obbligata. La città si sviluppò e nacquero quartieri verso il mare sia a sud che a nord del promontorio. Intorno al 515 o 510, le fonti non sono precise, ad Elea nacque Parmenide, che sarebbe diventato un autorevole filosofo conosciuto anche ad Atene. Si narra che Parmenide fosse incaricato dai suoi concittadini di fare le leggi del governo della città (più o meno la nostra costituzione). Le leggi di Parmenide furono così giuste e lungimiranti che contribuirono non poco alla vita pacifica della città ed al suo sviluppo. Le due zone della città erano unite da una larga strada che saliva verso il colle, attraversava la “Porta Rosa”, che segnava un po’ il confine tra i due quartieri, e poi scendeva nell’altro versante verso l’altro porto. La strada oggi è percorribile dalla Porta Marina fino alla Porta Rosa dove incrocia quella che viene dall’Acropoli anch’essa percorribile. Dall’altra parte sono ancora in corso importanti scavi per cui l’accesso non è ancora consentito.
Nota sulla Porta Rosa: il colore non ha nessun rapporto col nome. Rosa era la moglie dell’archeologo che l’ha portata alla luce ed è stata chiamata così in suo omaggio.
A circa metà strada tra la Porta Marina e la porta Rosa ci sono le rovine dell’Asklepieion, inizialmente tempio dedicato al culto del dio Asclepio, Esculapio per i latini. Successivamente pare fosse anche dedicato alla cura dei malati, quindi un ospedale che ospitò una prestigiosa scuola medica. Lungo questa stessa strada ci sono ancora vestigia dell’epoca romana, ed in particolare una necropoli e l’ingresso delle terme di Adriano. In una deviazione sulla destra sorge un edificio pubblico di età medio-imperiale romana. Notevoli ancora sono il teatro e l’Acropoli. Purtroppo nel corso dei secoli ed in particolare nel Medio Evo molti trovavano più comodo utilizzare le pietre degli edifici antichi depauperando così i resti. Gli Angioini sull’acropoli costruirono una torre e due chiese, utilizzando in parte il materiale trovato in loco.
Quando l’occhio di Roma, ormai potenza militare e commerciale, cominciò a guardare con interesse verso la Magna Grecia, Elea fu una sua alleata e riuscì a mantenere il privilegio di usare la lingua greca negli atti ufficiali e la propria moneta. In quell’epoca, attorno all’88 A.C., cambiò il suo nome “latinizzandolo” in Velia. Durante l’epoca romana Velia fu centro residenziale dove soggiornarono molti illustri romani. Purtroppo era iniziato già dal IV secolo A.C. un lento ma inesorabile insabbiamento delle zone più basse della città dovuto a calamità naturali piuttosto violente. Fu necessaria una riorganizzazione urbanistica che portò ad una occupazione delle zone più alte dove sorsero anche edifici pubblici monumentali, come il tempio di Esculapio. Fu ristrutturata la zona dei primi insediamenti liberando spazio per l’acropoli. La zona bassa del quartiere meridionale fu destinata a necropoli intorno al I secolo D.C. perché ormai abbandonata. Stessa sorte stava toccando al lato nord dove il porto, costruito sulla foce del fiume Palistro, continuava a funzionare, ma la zona cominciava a diventare malsana a causa dell’insabbiamento. Oggi il Palistro non ha più sbocco a mare; la parte finale del suo corso è stata deviata sul fiume Alento, di cui è diventato affluente. Velia continuò, a dispetto della natura, ad essere un centro importante fino al tardo Medio Evo quando era ancora sede di diocesi. Poi lentamente declinò ed alla fine il suo nome entrò nell’oblio. Solo intorno al 1950 furono intrapresi degli scavi archeologici che portarono alla luce quello che si può oggi ammirare. L’opera non può considerarsi completa perché ci sono ancora parti della città da liberare.

porta-rosa zona-acropoli

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Parmenide e Zenone

Di Parmenide abbiamo già accennato in precedenza. Egli fondò col suo discepolo Zenone la Scuola Eleatica, che ben presto divenne conosciuta ed apprezzata in tutto il mondo ellenico. Il metodo su cui si basava la filosofia della scuola era la dimostrazione per assurdo. In sintonia con questo pensiero Zenone concepì i suoi “paradossi” (paradossi contro il pluralismo e paradossi contro il movimento) dei quali il più famoso è quello di Achille e la tartaruga. Chi non lo conosce e magari non ci ha fatto un risolino sopra? E’ chiaro che nella realtà Achille, poiché i suoi movimenti non dipendono da quelli della tartaruga, non solo la raggiungerà, ma la supererà e magari se la farà anche in brodo. Ma alla base di questi paradossi c’è il frazionamento all’infinito del tempo e del moto. Il primo a confutare i ragionamenti di Zenone fu Aristotele il quale disse che non si poteva considerare il tempo come divisibile all’infinito perché era fatto di istanti discreti che quindi avrebbero colmato l’infinito frazionamento voluto da Zenone. Aristotele aveva capito perfettamente la logica alla base, ma non aveva voluto raccogliere. E’ difficile stabilire se i paradossi di Zenone, come dicono alcuni, erano stati costruiti al solo scopo di avallare le teorie di Parmenide, suo maestro, o se il filosofo avesse avuto il guizzo dell’intuizione del calcolo infinitesimale, come sostengono altri. Certo non avrebbe potuto arrivarci per via matematica perché ne mancavano i presupposti, però poteva benissimo esserci arrivato per via filosofica. I tempi di Achille e della tartaruga previsti da Zenone sono due serie infinite convergenti e solo nel sedicesimo secolo ci fu la dimostrazione generale di questo concetto: circa 2.000 anni dopo!, mentre solo nel secolo successivo Leibniz e Newton si contesero aspramente la paternità del calcolo infinitesimale.

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Circondario e turismo

Tutta la zona con le rovine di Velia è Parco Archeologico incluso nel più ampio Parco Nazionale del Cilento. Visitare Velia significa immergersi in un passato glorioso e nello stesso tempo trovarsi circondati da una natura particolarmente viva e godere di un panorama ineguagliabile. Gli scavi si trovano nel comune di Ascea, precisamente nella frazione di Castellammare di Velia, zona balneare con numerosi villaggi per vacanze che a loro volta organizzano per i loro ospiti visite guidate al parco archeologico. L’altra frazione di Ascea, attigua a Castellammare, è Ascea Marina, uno dei più rinomati resort della costa cilentana. Da Agropoli (nei cui pressi ci sono gli scavi di Paestum) fino a Palinuro la costiera propone bellezza e storia in ogni suo dove. Molte delle peripezie di Ulisse si svolsero al largo di questa costa. La punta Licosa, che si trova tra Agropoli ed Acciaroli, deve il suo nome alla sirena Leucosia, che la mitologia vuole suicida per non essere riuscita ad irretire Ulisse. All’altra estremità della costa Palinuro prende il nome dal nocchiero di Enea, affogato appunto in quelle acque. Il capoluogo del comune, Ascea, si trova in collina e domina tutto il territorio comunale. Il Cilento non è solo mare ricco di bandiere blu: specialmente nel periodo estivo esso offre spettacoli e sagre un po’ in tutti i comuni, marini o collinari che siano. I prodotti della zona mantengono ancora il sapore della genuinità, caratteristica che la vita moderna ci sta portando a dimenticare. C’è solo l’imbarazzo della scelta: mozzarelle, formaggi e ricotte sia di pecora che di capra, olio, fichi e tante altre specialità che decisamente conviene andare a scoprire per provarle in loco. Vi invitiamo decisamente a farlo e magari, tornando soddisfatti, ci commenterete la vostra esperienza col modulo a fondo pagina.
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